Esiste la dieta contro l’Alzheimer?

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No, nessuna dieta cura la patologia che ruba la mente. Ma sarebbe sbagliato dire che l’alimentazione non conti. Perché può contribuire a rendere il cervello più resiliente, meno vulnerabile ai danni del tempo e della malattia

È una domanda che non nasce per curiosità, ma per necessità. Arriva da chi ha visto la malattia da vicino, da chi teme di riconoscerne i primi segnali, da chi assiste un genitore e si chiede se non si potesse fare qualcosa prima: esiste davvero una dieta contro l’Alzheimer?

La risposta va data senza incertezze: no, non esiste una dieta che curi l’Alzheimer. Ma sarebbe sbagliato dire che l’alimentazione non conti. Perché oggi sappiamo che ciò che mangiamo può influenzare il rischio di sviluppare la malattia e il modo in cui evolve nel tempo.

Il cervello non si ammala all’improvviso. Prima che compaiano i disturbi di memoria, passano anni, e spesso decenni, di infiammazione silenziosa, alterazioni metaboliche, problemi di microcircolo. In questo scenario, l’alimentazione non è un dettaglio: è parte del contesto biologico in cui il cervello invecchia.

Negli studi scientifici, i modelli alimentari associati a un minor rischio di Alzheimer hanno una caratteristica comune: non “stressano” il metabolismo. Un’alimentazione ricca di verdure, pesce, legumi, cereali integrali e grassi della miglior qualità sembra proteggere il cervello non perché contenga un nutriente miracoloso, ma perché mantiene più stabili glicemia e infiammazione. In pratica, il cervello lavora in un ambiente meno ostile.

Nella vita quotidiana questo si traduce in scelte dietetiche semplici, ma non banali. Significa, per esempio, che mangiare verdura ogni giorno, più volte al giorno, non rappresenta un consiglio generico, ma un modo concreto per fornire antiossidanti e micronutrienti coinvolti nei meccanismi di difesa neuronale. Significa che consumare pesce con regolarità – soprattutto quello azzurro, ricco di omega 3 – supporta la struttura delle membrane cerebrali. Un eccesso costante di zuccheri e prodotti industriali invece favorisce gli stessi processi infiammatori che danneggiano anche il sistema nervoso.

La prevenzione è il campo in cui l’alimentazione mostra l’effetto più chiaro. Chi segue nel tempo uno stile nutrizionale equilibrato tende ad avere un declino cognitivo più lento e, in molti casi, un esordio più tardivo dei sintomi. Non è una garanzia, ma è una probabilità che cambia. E, nel caso dell’Alzheimer, guadagnare anche solo alcuni anni di autonomia fa una differenza enorme.

Quando la malattia è già presente, il ruolo della dieta cambia, ma non scompare. In questa fase non si parla di cura, ma di supporto. È frequente osservare pazienti con Alzheimer che mangiano poco, in modo disordinato o monotono. Questo peggiora l’energia mentale, accentua la perdita di peso, accelera il declino funzionale. Correggere l’alimentazione significa spesso migliorare attenzione, tono dell’umore e capacità di affrontare la giornata, anche senza modificare il quadro neurologico di base.

Alla fine, la domanda iniziale resta valida, ma va letta nel modo giusto: non esiste la dieta contro l’Alzheimer, ma esiste un’alimentazione che rende il cervello più resiliente, meno vulnerabile ai danni del tempo e della malattia. Ed è un lavoro che vale la pena fare non quando la memoria vacilla, ma molto prima, un pasto alla volta.

Foto: Istock

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