di Tiziana Pasetti
Trama – Per la prima volta nella storia otto generazioni convivono e fino a cinque devono portare avanti una difficile e complessa coesistenza – ogni generazione ha i propri valori e le proprie visioni – in ambito lavorativo. La sfida è quella di trasformare le differenze (quasi sempre sinonimo di distanza e contrasto) in risorsa, stimolo, potenziamento. Isabella Pierantoni crede in un futuro prospero frutto della somma di queste differenze, presentate e analizzate (a partire da storie di vita introduttive) una ad una: 1. Founder, la generazione delle origini (nati entro il 1924) 2. Generazione Silent (nati tra il 1925 e il 1945) 3. Generazione Baby Boomer (nati tra il 1946 e il 1964) 4. Generazione X (nati tra il 1965 e il 1979) 5. Gen Y (Millennial, nati tra il 1980 e il 1994) 6. Generazione Z (nati tra il 1995 e il 2009) 7. Generazione Alpha (nati tra il 2010 e il 2024) 8. Gen Beta (nati tra il 2025 e il 2039).
Un assaggio – Ciascuno di noi appartiene a una generazione. Questa appartenenza non riguarda solo l’intervallo anagrafico ma anche la condivisione di eventi e circostanze distintive di una certa epoca. Quando questi eventi si vivono in un’età sensibile, come la preadolescenza e l’adolescenza, possono incidere sulla costruzione dell’identità individuale e collettiva che avviene proprio in questi anni. Le circostanze storico-sociali, economiche e tecnologiche che caratterizzano l’ambiente di crescita di individui e gruppi influenzano l’elaborazione di valori, ambizioni, desideri e visioni del mondo: dall’idea di famiglia al lavoro, dalla comunicazione alla gestione delle finanze, fino all’idea stessa di futuro. Essere bambini o adolescenti in anni di pace o di guerra, in periodi di recessione economica o di sviluppo, avere a disposizione tecnologie più o meno avanzate sono fattori che influiscono sulla percezione del mondo e del futuro di ogni generazione; è in questo spazio di vita che nascono le differenze nei valori, nei comportamenti e nel linguaggio. Per questo motivo, le circostanze non sono solo sfondi esistenziali ma matrici formative collettive che facilitano lo sviluppo di codici culturali e comportamentali condivisi tra i membri della stessa generazione. In questo senso, la mentalità generazionale non è una «gabbia-etichetta» ma un contesto formativo collettivo. L’appartenenza generazionale contribuisce a determinare sia il tipo di persona che diventeremo, sia lo sviluppo di una filosofia di vita e di futuro che, spesso, accomuna i membri di una stessa generazione. È questo il presupposto alla base della mentalità o personalità generazionale. Tuttavia la personalità generazionale si distingue nettamente dalla personalità individuale, la quale resta sempre unica e distintiva.
Leggerlo perché – Le generazioni sono la materia prima del futuro e ognuna a suo modo contribuisce a modellare un mosaico che, ossimoro innegabile, non raggiungerà mai la completezza e neanche un’idea vera, un progetto, uno ‘schizzo’. Ogni futuro è a sé, ogni futuro diventa prima o poi presente, in poco sovrapponibile agli intenti e alle fatiche di chi lo ha immaginato o sognato, sperato. Quello di generazione è un concetto sociologico nuovo, in passato erano l’ordine cetuale e poi la classe sociale a modellare e incasellare ogni individuo in una “identità” collettiva. Parlare di generazioni, di momenti comuni storici, significa parlare di passaggi di paradigma e soprattutto significa parlare di azione, di stasi, di mandati da superare, di interazioni tra generazioni diverse che segnano i tempi nuovi, i passaggi, ma nel mondo sempre più vecchio demograficamente si sovrappongono, si scontrano, si combattono per confermare un pensiero e per rivendicare gli spazi da occupare. Quello della Pierantoni è un testo scientificamente ineccepibile e interessantissimo, godibile, gustoso e costruttivo insieme; ve lo consiglio davvero. Ah, io appartengo alla Generazione X. Voi?
Isabella Pierantoni, Il secolo delle generazioni, il Mulino
















