Alberta versus (la) Roberta

Cuore

La conosco da anni e ora ci siamo ritrovate. Che bello lavorare con la Roberta (nella foto è a Bali negli anni '70). Mi piace da pazzi.

Sono milanese al 100% (una delle poche con anche i genitori nati a Milano), quindi per me lei è “la Roberta”. Quando ho iniziato a lavorare (ai tempi mi occupavo di moda), dopo Elena Melik era la decana della bellezza, quindi non ci siamo mai incontrate. Ma io facevo l’assistente di redazione con sua figlia, perciò ne sentivo parlare ogni giorno e già intuivo che mi sarebbe piaciuta da morire.

Poi, qualche anno dopo ci siamo ritrovate vicine di scrivania e ne ho avuto conferma. Forte della sua fama, la Roberta si poteva permettere quello che io, neoassunta, non mi sarei mai sognata: un tavolo seppellito di cartacce, telefonate private chilometriche (che facevano morire dal ridere, perché la sua simpatia è travolgente), orari strampalati come lei. Tutto le era concesso perché la sua bravura metteva a tacere anche il capo più severo. Io la guardavo e la invidiavo: bella, sicura di sé, spiritosissima e intelligente, era come avrei voluto essere io.

Ecco perché, quando le nostre strade si sono incontrate di nuovo a Confidenze, ho fatto i salti di gioia. Che sono diventati capriole e piroette nel momento in cui mi è stato detto che avremmo condiviso il suo salotto. Funziona così: la Roberta manda le sue proposte. Io le leggo e un po’ rido perché sono geniali e divertenti. Però, un po’ schiatto anche di invidia perché mi piacerebbe che quelle idee fossero mie. In riunione ovviamente vengono sempre approvate tutte e io sono sicura che ogni volta che manderà il pezzo finito non vedrò l’ora di rispondere.

Ma ho un’altra certezza: quando il nostro botta e risposta verrà pubblicato, la Roberta mi telefonerà per farmi i complimenti. Perché ho lasciato per ultimo il suo tratto più grandioso: è forse la donna più generosa d’animo che io abbia mai conosciuto.

Confidenze