Brevi storie dei miei gatti

Cuore
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Terrorizzata dagli animali, amo i gatti. Ma dopo Briciola ho rinunciato ad averne altri. Perché era unica e nessun micio poteva sostituirla

Ai miei gatti non rinuncio recita il titolo di un servizio su Confidenze in edicola adesso. E ai miei gatti io ripenso, anche se ormai da anni in casa non ne ho più.

Il primo è stato Bortolo, un soriano che viveva già con i miei genitori quando sono nata. Perciò, di lui ho solo vaghi ricordi, tipo le dimensioni gigantesche.

In realtà, Bortolo era un micio assolutamente normale. Ma a me, ancora minuscola, sembrava più grosso di un leone, visto che mi arrivava ai fianchi.

Impossibile, invece, dimenticare la Murgnaola, una splendida gattina che un giorno mia mamma ci ha fatto trovare al ritorno da scuola. Ed è stato subito amore puro. Al punto che mio fratello e io ce la contendevamo per la notte, seguendo una regola ferrea: il primo che pronunciava la frase «Stanotte la Murgni è per me» si aggiudicava il diritto di dormire insieme a lei, senza che l’altro potesse protestare.

Morale, ne escogitavamo di tutti i colori per conquistare il gatto nel letto. Per esempio, una volta sono andata in bagno e, alzando l’asse, ho trovato un post-it sul quale Michele aveva scritto le parole magiche. Un affronto che mi ha spinto a giocare d’anticipo sull’anticipo. Tant’è che la mattina dopo ho appeso un biglietto uguale sul citofono in strada, in modo che mio fratello lo vedesse ancora prima di entrare in casa.

Le lotte sono andate avanti senza esclusioni di colpi per tantissimo tempo. Così la Murgnetti, neanche fosse figlia di una coppia di separati, non sapeva mai in che stanza sarebbe stata ospitata.

Da lei mi sono separata quando sono andata a vivere da sola. Ma appena ho avuto i bambini, ho subito pensato che sarebbe stato bello veder crescere anche loro con un animale.

Quindi, un Natale è partita una caccia grossa che sembrava non dare risultati. Finché all’ultimo momento un signore al telefono mi ha detto che aveva la bestiola giusta per me. Mi sono fiondata da lui e, appena varcata la soglia di un improponibile negozio, mi sono ritrovata faccia a muso con l’unico micio di una bruttezza mostruosa nonostante fosse un cucciolo.

Infatti, aveva il corpiciattolo magro come un chiodo, spelacchiato e sormontato da una testa enorme tipo E.T. l’extraterrestre. Ma gli occhioni imploranti dello sgraziato quadropede mi hanno convinta: me lo sono portato via. Anche perché ero certa che, chiudendo per ferie il giorno dopo, il negoziante gli avrebbe fatto fare una brutta fine.

Visto che l’arrivo di Briciola a casa doveva essere una sorpresa da trovare sotto l’albero, perché i bambini non la vedessero fino al giorno dopo l’abbiamo nascosta in bagno, da dove lanciava strazianti miagolii che si sentivano in tutta la casa. E noi genitori, per coprirli, per lunghe ore abbiamo emesso suoni da ippopotamo, elefante e tutti gli altri animali della giungla che ci venivano in mente.

Per fortuna, alla mattina del 24 dicembre la gatta più brutta del mondo è stata liberata ed è diventata ufficialmente parte della famiglia. Alla quale crediamo tutti fosse istintivamente grata di averla salvata dalla morte sicura, dato che si comportava come un cane. Cioè, ci saltellava sempre intorno e aveva un atteggiamento molto lontano da quello indipendente dei gatti.

Ma arriviamo al tasto dolente. Ormai vecchietta e traballante sui cornicioni, un pomeriggio Briciola è caduta giù dalla finestra. E quel giorno io ho capito che avrei rinunciato per sempre a un nuovo gatto.

Perché se non ricordo che fine abbia fatto Bortolo e la dipartita di Murgnaola sia stata abbastanza sopportabile visto che ormai la vedevo solo da mia mamma, non dimenticherò mai il dolore per la perdita di Briciola. E, pur avendo paura degli animali in genere, nei 15 anni vissuti con quella gatta mi sono resa conto che i quadrupedi sono davvero eccezionali, teneri, fedeli e morbidi compagni di vita. Detto questo, nessuno potrà mai sostituire l’adorata Briciolotta.

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