Cerchi l’amore? Chiediamolo ai Tarocchi

Cuore

Affascinata dall'uso che Carl Gustav Jung, uno dei miei miti, faceva dei Tarocchi, da ragazza mi ci sono appassionata. Non certo per leggere il futuro. Non ci credo, anche se a volte può capitare. Come quella volta con una mia amica

C’è stato un momento nella mia giovinezza in cui ho iniziato a interessarmi alla lettura dei Tarocchi. Voglio dire subito che non credo assolutamente nella cartomanzia intesa come visione del futuro, ma mi ci sono accostata spinta dall’entusiasmo per l’uso che ne faceva uno dei miei miti, il famoso psichiatra svizzero Carl Gustav Jung, prima e durante le terapie con i suoi pazienti per “connettersi” all’inconscio e stimolare la vicendevole corrente di empatia.

Che mondo, amiche mie! I Tarocchi non sono carte, sono percorsi, viaggi nei simboli più antichi, piccole grandi storie dell’anima… Insomma, fu una scoperta affascinante che più avanti integrai con i libri e gli studi di Alejandro Jodorowsky, scrittore, saggista, regista (e molto altro) cileno, grande sostenitore, come Jung, del potere di lettura psicologica delle carte marsigliesi.

Naturalmente, per esercitarmi e per testare le mie capacità empatiche, sottoponevo chiunque alla lettura degli Arcani maggiori e minori, perfezionandomi sempre di più nella tecnica e nell’interpretazione personale. Al punto che, dopo un po’, ero persino troppo “richiesta” dalle amiche e dalle amiche delle amiche, e non sapevo più come fare a defilarmi.

Ma fu un episodio in particolare a consacrarmi definitivamente come grande esperta dell’arte dei Tarocchi.

Un’amica quarantenne che si lamentava da sempre di non riuscire a trovare l’amore mi chiese un consulto. Sventagliai il mio mazzo e le dissi che dipendeva molto dal suo carattere diffidente (la Luna) e dalla sua incapacità di lasciarsi andare (l’Impiccato). Le consigliai di non stare molto a rimuginare quando avesse incontrato un uomo che le fosse piaciuto, ma di esprimere la sua sensualità. E ho concluso che sicuramente avrebbe riconosciuto l’uomo giusto incontrandolo prima di tutto sessualmente (il Matto vicino alla Torre e agli Amanti).

«Cosa vorresti dire? Che devo andare a letto con il primo che trovo?», mi chiese un po’ seccata. «Insomma» le risposi, «secondo me non dovresti fare troppe storie se uno ti piace, o stare a pensare se è quello giusto o no. Vivi l’attimo e poi si vedrà».

Mi salutò un po’ stralunata e non la sentii né la vidi più per almeno un mese, quando la incontrai per un evento di lavoro. Mi venne subito incontro ingrugnita, mi prese per un braccio e mi sussurrò all’orecchio: «È un mese che vado a letto con l’uno e l’altro “senza pensare” e il risultato è che sono sempre sola!». «E chi ti ha detto di andare a letto con tutti, scusa?» ho ribattuto. «Io ti ho detto di lasciarti andare “senza pensare” solo con chi ti attrae, non con tutti!».

Ci perdemmo di vista per altri due mesi, finché una sera ricevetti una sua telefonata. «L’ho trovato!». »Ma chi?». «Lui, l’uomo della mia vita… Avevi ragione: ci siamo conosciuti in garage, mentre posteggiavamo le auto ed è successo tutto subito, un’attrazione irresistibile».

Ci credete? Stanno ancora insieme 🙂

 

 

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