Come sopravvivere a una famiglia allargata

Cuore
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Ricette non ce ne sono, bisogna imparare solo dall'esperienza, io vi racconto la mia, e su Confidenze trovate una storia vera a tema

Faccio parte della sempre più nutrita schiera di famiglie allargate, avendo un marito con una figlia nata da un precedente matrimonio. Negli anni mi sono dovuta industriare anch’io a cercare nuove alchimie, equilibri e affinità per creare e mantenere un rapporto autentico e duraturo con la mia figlia acquisita.

Pur non avendo mai sperimentato la convivenza quotidiana 365 giorni all’anno, perché da sempre lei vive in un’altra città, non c’è Natale, Pasqua o Ferragosto che non ricordi di aver trascorso insieme, almeno finché è stata in età da vacanze con i genitori.

Quindi posso dire di averle fatto da mamma a 360 gradi (senza averne pieno titolo) e per tanti anni, prima che nascesse nostro figlio, è stata lei il nostro unico orizzonte. Poi con l’arrivo del fratellino le cose sono per forza cambiate. Mentirei se dicessi che sono state comunque e sempre solo rose e fiori.

Sapete cosa vuol dire mettere insieme una tredicenne ribelle con un neonato di pochi mesi? È quasi una miscela esplosiva, anche perché ogni nostro gesto, ogni nostra attenzione veniva soppesata con il bilancino per arrivare alla dolente e scontata conclusione che volevamo più bene a lui che a lei.

Ripensando però a quegli anni (oggi Giulia ne ha 28 e va con le sue gambe), mi sono più volte chiesta come avrei reagito io se a 14 anni (dopo aver vissuto la separazione dei miei genitori) mi avessero detto che ora arrivava un fratellino o una sorellina a rovinarti la piazza: come minimo mi sarei sentita un tantino minacciata e avrei delimitato bene il mio territorio. Imparare a guardare le cose con gli occhi dei ragazzi e mettersi nei loro panni è un’importante lezione di vita che ho tratto proprio da questa esperienza.

E d’altronde non bisogna scomodare le famiglie allargate per vedere la gelosia tra fratelli e sorelle, gelosia che ha sempre e solo un oggetto del contendere: l’affetto dei genitori.

Quindi, per quanto mi riguarda, ho cercato di essere una presenza discreta su cui lei sapeva e sa tuttora di poter contare, senza trasformarmi nella matrigna cattiva di Cenerentola ma senza neanche pretendere di sostituirmi alla sua mamma.

Vi invito a leggere su Confidenze la storia vera Ancora e sempre raccolta da Roberta Giudetti, è un esempio di come a volte la felicità non passi da percorsi lineari e spianati ma sia una conquista, uno scendere a patti continuo. E di come le dinamiche familiari si modifichino ed evolvano nel tempo, con un’unica certezza (si spera) quella che i nostri ragazzi, acquisiti o meno, si sentano sempre scelti e amati per quello che sono.

 

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