Emmaus di Alessandro Baricco

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Un libro sull'adolescenza contemporanea, sbagliata, snaturata e accelerata. Una spirale di eventi tanto diversi quanto, a ben guardare, identici

Alessandro Baricco è un mestierante. Uno che le parole le gioca con facilità e felicità insieme. Uno che scrive in primo luogo per se stesso e lo immagini. Leggersi e rileggersi. Sorridersi. Complimentarsi. Osannarsi. È musica labiale, la sua.

Emmaus è un’orchestrazione lieve e prorompente, durissima.

Le parole, il periodare, scorrono cristalline, come una fonte naturale. Le parole scorrono e si portano dietro la tragedia dell’adolescenza contemporanea che è sbagliata, snaturata, accelerata. Una malattia, quasi. Che permea di sè ogni età. Che tronca la crescita. Una tragedia già scritta. Una spirale di eventi tanto diversi quanto, a ben guardare, identici.

La trama potremmo raccontarla anche. Ma nelle storie che Baricco immagina, tutto serve raccontare fuorché, forse, il dipanarsi degli eventi. Conosciamo l’avvio delle cose e poi ne riceviamo la fine, mancando sempre il loro cuore. Siamo aurora ma epilogo, perenne scoperta tardiva.

La storia dell’amicizia tra l’io narrante, Luca, Bobby e il Santo. E poi Andre. Andre e l’ambiguità di genere. Andre che è donna, ancora ragazzina, ma così uomo. Andre desideratissima. E poi Sylvie la transessuale, voluta, provata anche lei, perché nei loro corpi scrivono che sono tutto, gioia particolare e disperazione. 

Il Santo che uccide Sylvie. Il Santo, padre della figlia di Andre. Il Santo che nel sacro perde la ragione e scivola all’inferno.

Poi ci sono questi bambini fragili e cattivi, ci sono i loro genitori. La mamma di Andre. Il padre di Luca. La pazzia della donna, la calma dell’uomo. I punti di vista sbagliati dei figli. Luca, che si ucciderà come aveva immaginato e temuto, tutti i giorni della sua vita,  avrebbe fatto il padre.

La solitudine dell’io. La sua arroganza. L’assenza della compassione vera.

Siamo stati creati da corpi umani. Generati. Snaturati. Subito ammaestrati. Siamo stati abituati alla parola. Alle costruzioni simboliche. Alla fuga.

Siamo stati abituati alle carezze, diaboliche, di Alessandro Baricco.

Leggetevelo. Più e più volte. Ad alta voce. Leggete.

Ascoltatevi.

E godete.

Sono stato educato a un’ostinata resistenza, che considera la vita un obbligo nobile, da assolvere in dignità e pienezza. Mi hanno dato forza e carattere per questo, e l’eredità di ogni loro tristezza, perché ne facessi tesoro. Quindi mi è chiaro che non morirò mai – se non in gesti passeggeri e in momenti dimenticabili. Né dubito che più tagliente di qualsiasi paura si svelerà il mio andare.

Alessandro Baricco, Emmaus, Feltrinelli

 

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