Fragile di Stefano Raffaele

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Una graphic novel con una trama da epopea, illustrata magistralmente dall'autore

In origine era il cuore, un cuore ingannevole più di ogni cosa. J. T. Leroy, l’inesistente Leroy, aveva messo al centro del suo lungo racconto da incubo Jeremiah. L’infanzia traviata e travisata di un bambino e di una madre soli contro il mondo. Disperata la sua ricerca di affetto. Affetto non conosciuto e quindi irriconoscibile e inimmaginabile. La strada giusta la cercherà prostituendosi, travestendosi da donna e cercando il piacere attraverso il dolore fisico. Un tunnel senza via d’uscita. Un tunnel di isolamento nella perdizione di mille corpi posseduti tra le lacrime di un inferno necessario. C’è lo sguardo di sua madre, che lo tiene per mano, insieme alla droga, alle trasgressioni, ai conflitti sessuali, alle tentazioni e agli impulsi masochistici.

Il ricordo di questo libro mi ha accompagnato durante tutta la lettura di una graphic novel. L’ha disegnata, dopo averlo immaginato e sceneggiato, il bravissimo Stefano Raffaele.

Fragile il titolo ma non la struttura, intendendo con questa l’insieme di forma e contenuto.

Il tratto, originale, non risente del passato supereroistico dell’autore. Le decine di personaggi vivono di vita propria. La telecamera, che in un disegnatore è il legame che unisce la mente alla mano, sorprende con riprese azzardate e spesso scomode. Difficili le pose, quasi impossibili. Perfette nella resa.

La trama è da epopea. C’è l’amore. C’è l’odio. C’è la paura. C’è la guerra e c’è la pace. C’è il delitto e c’è il castigo. C’è la vita e c’è la morte. C’è bellezza e orrore ovunque, in Fragile. Ci sono gli Zombie. Ci sono viscere umane. C’è la delicatezza del dettaglio. La mano di Alan che accarezza il braccio mozzato di Lynn. C’è il piede della splendida Grace a raccontarci che la definizione di genere è affare intimo e delicato.

C’è un senso di oppressione che attanaglia, su questa Terra. Una leggerezza che non ha più pelle, poi; non ha più sangue, peso. Solo Alan. E Lynn, tra le sue braccia.

Via da questa Terra, via. Che altrove fragile non è più, l’amore.

E mai più ingannevole

il cuore.

Stefano Raffaele, Fragile, Salda Press Vol.1 e Vol.2

 

 

 

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