I giorni dell’abbandono di Elena Ferrante

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Nessun tempo inutilmente e superficialmente anelato può essere all’altezza dei giorni dell’abbandono, cupi e disperati.

 

Un pomeriggio d’aprile, subito dopo pranzo, mio marito mi annunciò che voleva lasciarmi. Lo fece mentre sparecchiavamo la tavola. Mi disse che era confuso, stava avendo brutti momenti di  stanchezza, di insoddisfazione, forse di viltà.

Lo conoscevo bene, sapevo che era un uomo di sentimenti quieti, la casa e i nostri riti familiari gli erano indispensabili. Parlavamo di tutto, ci piaceva ancora stringerci e baciarci, a volte sapeva essere così divertente che mi faceva ridere fino alle lacrime. Mi sembrò impossibile che volesse andarsene davvero. 

 

E’ Olga che racconta. Racconta i giorni dell’abbandono suoi. Mario l’ha lasciata. Da codardo. Non le ha detto il perché. L’ha lasciata sola, da un giorno all’altro, con i due figli piccoli in una Torino straniera e afosa.

La trama è il ricordo del passato, dell’infanzia. Le radici. La trama è la descrizione minuziosa del pensiero impazzito, dei gesti inconsulti, dell’allucinazione. Olga racconta di un triplo abbandono. Quello che subisce dal marito. Quello che infligge a se stessa. E quello verso i suoi figli.

 

Due momenti su tutti. Fusione perfetta di forma e contenuto. Il rapporto sessuale consumato in fretta e disgusto con Carrano, il musicista virtuoso e triste. La crisi violenta di perdita dell’identità magistralmente virata nella metafora della chiave incastrata nella serratura. Registri narrativi che si appropriano del senso e della follìa.

Chiunque abbia vissuto nella sua vita, subendolo, l’abbandono, si ritrova qui.

Ma farei un passo in più.

Io credo che in queste pagine si ritrovi soprattutto chi, nella vita, ha abbandonato.

Chi ha abbandonato, chi è andato via, lo sguardo di Olga se lo sente addosso. 

 

Alla fine del libro Mario e Olga si incontrano. Devono parlare dei figli.

 

– Ho una cosa brutta da dirti, mi disse

– Dilla

– Gianni mi è antipatico, Ilaria mi dà ai nervi

– E’ successo anche a me

– Mi sento bene solo quando sto senza di loro

– Si, certe volte è così

– Il rapporto con Carla (la donna per la quale Mario ha lasciato Olga) si rovinerà se continueremo a vederli tanto spesso

– Può essere

– Tu stai bene?

– Io sì

– E’ vero che non mi ami più?

– Sì

– Perché? Perché ti ho mentito?Perché ti ho lasciata? Perché ti ho offesa?

– No. Proprio quando mi sono sentita ingannata, abbandonata, umiliata, ti ho amato moltissimo, ti ho desiderato più che in qualsiasi altro momento della nostra vita insieme

– E allora?

– Non ti amo più perché, per giustificarti, hai detto che eri caduto nel vuoto, nel vuoto di senso, e non era vero

– Lo era

– No. Ora so cos’è un vuoto di senso e cosa succede se riesci a tornare in superficie. Tu no, non lo sai. Tu al massimo hai lanciato uno sguardo di sotto, ti sei spaventato e hai turato la falla col corpo di Carla.

 

Mettiamola così.

 

Abbandonatevi ;-).

 

Leggendo: …che errore era stato credere di non poter vivere senza di lui, quando da tempo non ero affatto certa che con lui fossi viva.

 

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Elena Ferrante, I giorni dell’abbandono, Edizioni e/o, 13 euro

 

 

Confidenze