Le nonne di Doris Lessing

Cuore
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Dal Premio Nobel per la letteratura, una raccolta di racconti che ha ispirato anche un film

«Cosa faremo quando i ragazzi si stancheranno delle due tardone?» «Io piangerò tutte le mie lacrime. E mi avvierò per il viale del tramonto» «Invecchieremo con grazia.» «Col cavolo» disse Roz. «Io venderò cara la pelle» Ma non erano ancora vecchie, nemmeno lontanamente. Avevano passato i quaranta, però, e i ragazzi non erano più ragazzi, e la stagione della bellezza sfrenata era passata anche per loro. A vedere adesso quei due giovani seri, attraenti e sicuri di sé, nessuno avrebbe immaginato che un tempo avevano attirato sguardi pieni di soggezione, oltre che di desiderio e d’amore. E le due donne, ricordandosi dei due giovani dèi di un tempo, rovistarono tra le vecchie fotografie, senza trovare traccia di quel che cercavano: proprio come quando guardavano le loro vecchie foto e vedevano solo due belle ragazze, niente di più. Ian affiancava già la madre nella gestione della catena di negozi sportivi, ed era uno dei giovani imprenditori emergenti della città. Sfondare nell’ambiente teatrale era più difficile: Tom stava ancora arrancando mentre Ian era quasi arrivato. Una posizione nuova per Tom, che era abituato ad arrivare primo, ed era sempre stato un modello per l’amico. Ma non si scoraggiò. Lavorava sodo. Era sempre un tesoro con Lil, e si infilava nel suo letto ogni volta che poteva, nonostante le lunghe ore passate a teatro e gli orari strampalati. «Ecco» disse a un certo punto Lil a Roz. «Ci siamo. Si sta stancando di me». Ian, d’altro canto, non dava segni di voler rinunciare a Roz, al contrario”.

Il premio Nobel lo ha vinto nel 2007, Doris. La motivazione ufficiale, quelle poche parole dal minimalismo così svedese, così tuonante, che ogni anno il mondo dei lettori aspetta con il fiato sospeso, fu questa: “cantrice dell’esperienza femminile con scetticismo, passione, e potere visionario”. Nata in Iran nel 1919 e trasferitasi da bambina nell’allora Rhodesia del sud, oggi Zimbabwe, l’autrice di origini britanniche scomparsa nel 2013 ci ha lasciato un corpo di opere gravido di stimoli mai scontati, di letture dal vero dell’essenzialità che abita le tante forme del femminile.

Si intitola come la raccolta che lo contiene (insieme ad altri due), il racconto che voglio consigliarvi di leggere: Le nonne. Lil e Roz si sono conosciute il primo giorno di scuola e sono cresciute insieme, a un passo dalle acque che uniscono mari e oceano in Australia. Si sono sposate lo stesso giorno e a distanza di poco hanno avuto un figlio ciascuna, Ian e Thomas. Quando il marito di Roz ottiene una cattedra all’università Roz si rifiuta di trasferirsi, di lasciare Lil. Seguirà un divorzio e poi la morte, in un incidente stradale, del marito di Lil. Le due amiche, entrambe con un lavoro ben avviato, continuano a vivere la vita che hanno scelto nelle loro case una di fronte all’altra, a Baxter’s Teeth, insieme ai due bambini che diventano presto belli come dèi. È Ian il primo a muoversi verso Roz: il giovane ha da sempre una cotta per la madre del suo migliore amico. Poi sarà il momento di Thom e Lil. Un segreto che i quattro condivideranno anche quando arriveranno due giovani donne da sposare e poi due nipotine.

Anne Fontaine ne ha tratto, nel 2013, il soggetto per il film Two mothers impersonate da una strepitosa Naomi Watts (Lil) e una sempre divina Robin Wright (Roz). La pellicola è deliziosa ma non del tutto fedele al racconto. La versione italiana, poi, addirittura taglia gli ultimi quindici, scomodi, minuti.

Due bambine. Due madri. Due nonne. Due donne, sempre e comunque, per una vita amanti l’una del figlio dell’altra. Attenzione, a raccontarlo è Doris Lessing. Una che l’universo femminile, quello vero, lo conosceva alla perfezione.

Il racconto è splendido. Il film (al netto delle censure e degli ammorbidimenti inutili: l’amore non è un sentimento benevolo, è energia e furia) pure. La storia…la storia è wow, è femmina, è umana.

Doris Lessing, Le nonne, Feltrinelli

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