L’elogio del silenzio

Cuore
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Stare in silenzio per me è una fatica. Ma a volte ne vale la pena

Quando in redazione mi hanno comunicato il titolo del nuovo post da scrivere, Il silenzio non è (sempre) d’oro, argomento di un articolo che trovate su Confidenze in edicola questa settimana, mi è venuto da ridere: cosa ho da dire io a proposito, visto che non taccio neanche se mi imbavagliano? In realtà l’argomento non erano le chiacchiere (la mia grande, grandissima passione) ma le situazioni in cui conviene (o no?) intervenire verbalmente.

Che si tratti di piccoli soprusi quotidiani, sospetti nella vita di coppia o ingiustizie in ufficio, sono convinta che non esistano regole su come comportarsi. Quello che gestisce le situazioni è spesso lo stato d’animo del momento. Se sono di buonumore e un automobilista mi supera scorrettamente, ripeto tra me e me che è un poveretto e questo magico mantra ha il potere di placare i miei nervi, senza bisogno di urlargliene dietro di ogni. Ma se i nervi sono già scossi per altri motivi, basta che il poveretto (tale, comunque, per me resta) non scatti al verde con la rapidità di Schumacher, ed eccomi pronta a insultarlo senza pietà, tirando naturalmente fuori anche le solite parti anatomiche in grado di definirlo con maggiore e più precisa efficacia.

Tralascio i sentori di corna (in questo caso l’oro del mio silenzio ha 18 carati) e arrivo alle ingiustizie del capo. In più di trent’anni di carriera mi è ovviamente capitato di subirne. Ma sono riuscita quasi sempre, con un self control di cui mi complimentavo con me stessa, a mettermi i cerotti sulla bocca. Lo confesso senza vergogna e senza tediarvi con  falsissime cavolate del tipo: «Davanti ai miei diritti io non guardo in faccia a nessuno» oppure ancor più patetiche affermazioni del genere: «Non sono certo una persona che le manda a dire». Le volte in cui mi sono espressa senza remore, infatti, la soddisfazione non ha compensato le pesanti conseguenze. Se si tratta di lavoro, quindi, preferisco dire la mia in altre sedi. Per esempio, mi sfogo con le amiche, capaci di trasformare anche il capo più allucinante (ce ne sono stati) nello zimbello delle nostre esilaranti chiacchierate. E in questo quadretto, non c’è bavaglio in grado di ammutolirmi.

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