L’inverno non arriverà

Cuore
Ascolta la storia

Ecco la storia più votata dalle lettrici dal numero 37 di Confidenze. Ricordati sempre di votare la tua preferita

La brezza mattutina spazza via le nubi, l’aria profuma di mare e caffè. Penso che non ci sia niente di meglio che essere qui, con Antonio e Thomas. Non faccio domande sul futuro, mi godo questo sogno appena nato. È questa la felicità

storia vera di Siria F. raccolta da Francesca Stucchi

Ho una vita complicata, chi non ce l’ha? Un matrimonio naufragato, tre figli, i genitori da accudire e diversi lavori stagionali, che ho alternato negli anni. Dopo inverni casalinghi in cui apparecchio e sparecchio tavole di incomprensioni, inghiottendo bocconi amari in silenzio, dopo pomeriggi di compiti e studio sui libri sempre diversi dei miei ragazzi, dopo letti fatti e disfatti senza amore e sere in pigiama a giocare a Monopoli con mia figlia, quando le insistenti piogge primaverili lasciano il posto ai primi caldi, mi trasformo: indosso la minigonna di jeans e i sandali alla greca, sistemo una fascia a fiori tra i capelli e comincio la mia nuova estate.Abitare a pochi passi dalla spiaggia è una fortuna, i ragazzi si divertono al mare con una storica compagnia che ogni estate si riunisce. Sono completamente autonomi, ma per qualsiasi cosa sanno dove trovarmi. Lavoro in un bar sul lungomare di Rimini, dove servo ai clienti insalatone, fritture di mare, gelati e gentilezza. Le giornate volano, la frizzante atmosfera in cui sono immersa mi rasserena e non mi fa sentire la stanchezza. Lavoro cinque mesi all’anno, poi posso stare con i miei figli e i miei genitori, giovani e vecchi che col passare degli anni hanno sempre meno e più bisogno di me.Il mercoledì ho la serata libera, prendo la borsa di paglia e corro sulla spiaggia, faccio un tuffo in mare al tramonto. Le onde morbide mi avvolgono, mi lascio cullare in mezzo al blu. Poi nuoto come un delfino, in acqua mi sento energica, giovane e bella, come 20 anni fa. Il venticello della sera mi sfiora facendomi rabbrividire mentre esco dall’acqua, la spiaggia si svuota rapidamente e le persone tornano in hotel come formiche al formicaio. Questa sera abbronzata è tutta per me. Un bimbo corre calpestando con i piedini un trito di conchiglie e tirando il filo di un aquilone che ondeggia a destra e a sinistra e poi d’un tratto prende il volo.

 

Un ricciolino biondo, alto meno di un metro, tiene stretta tra le manine la maniglia del suo grande drago con tutta la forza che ha. E adesso pare sia il drago a tirare lui. Penso che all’improvviso possa sollevarsi in aria e volare lontano, sorrido per la leggerezza di questa immagine così buffa. Intanto il bambino mi raggiunge, mi sposto per farlo passare. Subito dopo lo raggiunge trafelato il suo papà e gli grida: «Thomas, non lasciarlo andare!».

Non l’ho mai avuto un aquilone. Il bimbo inciampa e il drago sputafuoco giallo e nero precipita giù, insabbiandosi per metà. Thomas lo guarda col magone, il papà lo raggiunge, gli fa una carezza, riavvolge il filo e il bimbo dice che il drago adesso è stanco e vuole riposare. Resto a guardare quel dolce quadretto di famiglia, mentre gocce salate mi scivolano dai capelli lungo la schiena. «È davvero forte il tuo drago, l’ho visto volare» gli dico accovacciandomi alla sua altezza.

«È il drago di salvataggio di Soylandia» mi risponde il piccolo con naturalezza. «Salva le persone in pericolo».

«Wow! Non ne avevo mai visto uno prima d’ora».

Il papà di Thomas mi strizza l’occhio e aggiunge: «È impavido e ha un grande cuore». Lo conosce bene o forse parla di sé. Dev’essere un papà attento e amorevole, ma nel suo sguardo, insieme alla tenerezza, percepisco un velo di malinconia, che assomiglia un po’ alla mia.

«È di queste parti?» mi domanda. «Siamo arrivati da poco, sa consigliarci un posto per la cena?». Guardo le ore sull’orologio tondo incastonato sulla facciata di un hotel, sono quasi le otto. Gli ultimi raggi di sole tingono il cielo di un arancione intenso. Gli propongo il bar sulla spiaggia dove lavoro, è la mia sera libera, ma potrei accompagnarli. Intanto mi stringe la mano, mentre pronunciamo all’unisono i nostri nomi. “Come sarebbe bello avere accanto un uomo così” penso e mi mordo la lingua, evidentemente non ho ancora smesso di sognare. Mi viene un’idea: se cenassimo insieme? Gli dico che tra mezz’ora sarò lì anch’io con i miei figli.

«Perfetto» dice lui, facendomi palpitare il cuore.

Ho sempre odiato i saluti, non sono mai stata capace di dire addio e ultimamente ho perfino paura di dire ciao. Ogni allontanamento mi abbatte con la violenza di una tempesta. Sarà perché sono stata lasciata dal mio ex marito da un giorno all’altro, senza spiegazioni, come se l’amore potesse scoppiare all’improvviso come un palloncino. A me non è restato altro da fare che raccogliere i pezzi sparsi sul pavimento e gettarli via. Anche quando i miei figli mi salutano al mattino, do loro un bacio, perché ho sempre la sensazione inquietante che potrei non rivederli più.

 

Questa volta però Antonio arriva prima di me, tenendo per mano il suo cucciolo biondo dagli occhioni blu. Probabilmente ha preso dalla mamma questi colori chiari. Ho già detto alla mia collega di tenerci prenotato il tavolo più bello, laterale vicino alla spiaggia, per sei. Mi ha guardata stupita, conosco molta gente, ma non frequento nessuno. I miei figli non sembrano sorpresi che questa sera abbiamo compagnia. Lavinia si diverte a far giocare il piccolo Thomas e i due gemelli grandi raccontano ad Antonio del loro viaggio in Inghilterra. Per i loro 18 anni hanno ricevuto in regalo da parte mia e del padre una vacanza studio. Si sono divertiti un sacco e l’adrenalina che si sono portati a casa ha ripagato i sacrifici che abbiamo fatto per mettere da parte il budget necessario.

Antonio vive a Londra, i suoi genitori dalla Puglia si sono trasferiti lì in cerca di fortuna e lui è cresciuto e rimasto nella grande metropoli inglese, ma ogni estate torna in Italia per le vacanze, proprio a Rimini dove i suoi lo portavano da bambino. Non dice nulla della mamma di Thomas, io per discrezione non faccio domande e ovviamente non racconto di me.

Anche Antonio non mi chiede della mia vita, mi guarda con dolcezza e sembra gli basti stare seduto a tavola di fronte a me. Quando i ragazzi si sono congedati e Thomas dorme beato nel passeggino, non so se è l’effetto del vino frizzante che disseta o della confidenza tipica degli sconosciuti, ma finiamo per raccontarci quello che ci piacerebbe fare e non abbiamo fatto mai. «Vorrei salire su un vulcano e nuotare con i delfini» inizia lui.

«Vorrei lanciarmi col deltaplano e avere un cagnolino» continuo.

«Vorrei imparare a cucinare».

«Vorrei che nevicasse a Natale».

«Vorrei un bacio» conclude lui. Quello anch’io, ma resto in silenzio. Ridiamo scoprendoci almeno un po’ felici. Da quanto tempo non lo siamo?

Una gigante luna piena intanto ha fatto capolino tra gli hotel e noi sorridiamo gustandoci il primo sorso d’estate. Basteranno due bellissimi occhi neri e le sue spalle forti a farmi innamorare? Basterà il mio fragile entusiasmo a farlo restare accanto a me? Se domattina sarà di nuovo qui, magari sì.

E che emozione quando la mattina dopo lo vedo arrivare mentre servo le colazioni. «Sono così contenta di rivederti!» gli dico senza pensarci. La brezza mattutina spazza via il grigio dell’inverno, l’aria profuma di mare e caffè. Penso che non ci sia niente di meglio in questo momento che essere qui ed ecco che scopro il segreto della felicità.

Non faccio domande al futuro, porto ad Antonio cappuccio e brioche e a Thomas latte bianco con la cannuccia. Mi godo questo sogno appena nato e chissà, forse il drago giallo mi ha salvata davvero e quest’anno l’inverno non arriverà.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Articolo pubblicato su Confidenze n. 37

 
Confidenze