Ma dove corriamo?

Cuore

Sono più che in orario, allora perché non mi rilasso? È l’abitudine di correre. Alla fine ti sembra anomalo, impensabile, fermarti… 

 

Stamattina ho un appuntamento presto dal medico. Faccio fatica ad alzarmi dal letto, ma la consapevolezza che oggi ho poco tempo per la routine quotidiana – anzi pochissimo – è un’ottima catapulta. Corro sotto la doccia e poi corro in cucina a mettere il caffè sul fuoco. Corro fuori con i cani e poi corro a scrivere due note di spesa per la signora che mi aiuta in casa. Corro a ritirare la consegna di acqua minerale e poi corro a preparare le ciotole dei cani. Squilla il cellulare. No, non posso rispondere adesso, so già che sarebbe una cosa lunga, richiamerò dalla macchina. Corro in garage e schizzo in strada un po’ troppo velocemente. Meno male che sulla via non passa nessuno! Sono più che in orario, allora perché non mi rilasso? È l’abitudine di correre. Alla fine ti sembra anomalo, impensabile, fermarti… Dovrei esercitarmi a concedermi delle piccole pause. Ci provo subito, dài. Là c’è un bar carino: visto che manca mezz’ora alla visita, mi voglio prendere in pace un caffè. Mentre entro un uomo esce di corsa e mi travolge. «Mi scusi, le ho fatto male?». Ha la faccia contrita, ma si capisce che sta friggendo per la fretta e minimizzo. Credevo mai di essere la sola a correre? Vorrei non guardare l’orologio, ma il gesto è irrefrenabile. Anche un caffè porta via dei minuti. Diciamoci subito che questo primo esercizio non è perfetto, andrà meglio la prossima volta. Basta imporselo in fondo, no? Imporsi di ritagliarsi almeno 5 minuti senza l’incubo delle lancette. Da qui allo studio medico ci sono pochi passi, qualche centinaio di metri. Provo a godermi la breve passeggiata anche se sul marciapiedi stanno correndo tutti, persino una mamma con la carrozzina, alla quale mancherebbe solo un clacson per chiedere spazio e che mi viene diretta negli stinchi. Non apro bocca, eppure lei si arrabbia e ruggisce: «Se camminasse più di lato questo non accadrebbe». Non voglio fare polemica e dirle che più di lato stava sfrecciando un tipo in bici con auricolari alle orecchie (è l’ultima moda a Milano: andare in bici sui marciapiedi) che probabilmente mi avrebbe scaraventata su di lei e saremmo finiti male tutti, bimbo compreso. E poi non c’è più tempo per discutere, devo andare dal medico e adesso sì che gli ultimi passi li faccio di corsa. La sala d’attesa è vuota e silenziosa. Aspetterò qualche minuto, però è strano, di solito il dottore è puntualissimo. Passa un quarto d’ora e mi viene un dubbio. Gli mando uno WhatsApp. Sì sì, l’appuntamento è mercoledì, ma della settimana prossima. E vai! questa mi mancava: la corsa anticipata. Riprendo l’uscita e… corro. Ma ora dove corro e perché? Ma dove stiamo correndo tutti?

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