Più teneri, più veri

Cuore

Dolcezza, tenerezza, gratitudine sono emozioni di cui scopriamo la forza quando gli entusiasmi brucianti e l’ansia di raggiungere i nostri obiettivi iniziano a calare?

 

«Mio suocero è diventato tenero» mi dice un’amica. Racconta che ultimamente tutti, parenti e conoscenti, usano lo stesso aggettivo per descrivere un uomo che, fino a poco tempo fa, veniva considerato un osso duro, una personalità orgogliosa, ostinata e difficile. Ora, dopo avere perso la compagna della sua vita ed essersi con fatica riadattato a un’esistenza via via più fragile, suo suocero sembra avere cambiato carattere. O meglio, è come se la sua sensibilità, che prima teneva testardamente nascosta perfino a se stesso (e figuriamoci agli altri), ora fosse visibile, affiorando a pelle, nei sorrisi, negli sguardi, nei «mi fa piacere vedervi», in gesti di comprensione, di apertura e di affetto. Ma una metamorfosi di questo genere (magari in forma più attenuata) riguarda tutti, a una certa età? Dolcezza, tenerezza, gratitudine sono emozioni di cui scopriamo la forza quando gli entusiasmi brucianti e l’ansia di raggiungere i nostri obiettivi iniziano a calare? Me lo chiedo dopo avere letto la Tavola rotonda (che trovate a pag. 16 del n. 40) sugli amori oltre i 70 anni. Queste testimonianze parlano di rapporti che sono piccoli miracoli, compaiono quando non ce li aspettiamo più, intrinsecamente fragili ma proprio per questo preziosi.

Leggeri come la carezza di una mano non più giovane, audaci perché nascono quando sappiamo che il domani è adesso, liberi da ogni maschera e desiderio di camuffarsi per compiacere l’altro, per fingersi diversi da come si è. Sono relazioni certo meno sensuali e impetuose di quelle che viviamo da giovani, ma più dolci ma con un’anima pura, forte, indomita. Mi piace pensare che la tenerezza sia davvero una risorsa per questi anni. non ci vedo niente di debole, in questa qualità che per me non ha niente a che fare con l’essere sdolcinati, “molli” o inutilmente sentimentali. 

Anzi. Essere teneri in questo senso significa riconoscere la propria fragilità, ammettere di avere bisogno di dolcezza, di una mano che stringe la nostra, di un abbraccio o anche solo di un sorriso. È saper ringraziare gli altri (e la vita) per quello che ci danno e, nello stesso tempo, vedere in loro la stessa vulnerabilità nostra, accoglierne le ferite e le inevitabili imperfezioni senza dare giudizi. Non pretendere di convincere, ma accettare la diversità. Con quella lucidità che ti fa sentire che questo momento, qualsiasi momento, è unico. Ci sono tante qualità, in questa tenerezza.

Però, non è necessario arrivare a 70 anni per scoprirla, no?

 

 

Nella foto, Robert Redford e Jane Fonda in Le nostre anime di notte, su Netflix dal 29 settembre 

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