Regali sgraditi

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Storia vera di Maria F. raccolta da Luciana Scepi

Sono una delle tante mogli condannata a ricevere per Natale e compleanni doni “utili” dal marito. Quest’anno però Luigi mi annuncia una sorpresa. Che sia il segnale di un nuovo inizio? 

 

Io e Luigi ci siamo sposati 22 anni fa, non giovanissimi: io avevo già 37 anni e lui 40. Per fortuna rimasi subito incinta e nacque un bel maschietto, che chiamammo Valerio.

Decidemmo che il primo figlio sarebbe stato anche l’ultimo, per non sembrare un giorno i nonni di ragazzi adolescenti.

Ed è stato giusto così, perché a Valerio non abbiamo mai fatto mancare nulla, pur non navigando nell’oro. Io lavoravo nella segreteria di una scuola media e Luigi era uno degli anonimi disegnatori di un noto studio di architettura. Sommando i nostri due stipendi, se ne otteneva uno solo decente. Tutto ciò che non era assorbito dalle spese strettamente necessarie era devoluto al benessere prima di Valerio bambino, poi di Valerio ragazzo e infine di Valerio giovanotto.

«Non facciamolo sfigurare» era diventato il nostro tormentone. Ma Valerio era migliore di quanto, a causa nostra, sarebbe potuto diventare.

A 19 anni, brillante studente di Fisica, si accorse che sua madre comprava i vestiti al mercato e il padre girava sempre con lo stesso scassatissimo macinino. Così si procurò alcuni lavoretti, per pesare di meno sul nostro bilancio familiare. Per prima cosa rinunciò ai costosi viaggi estivi di “istruzione”, da cui tornava puntualmente con una nuova ragazza, finanziandosi da solo giri low cost. La villeggiatura per me e Luigi non aveva mai costituito un problema, in quanto non ci eravamo mai posti un’alternativa alla casetta di campagna lasciata a mio marito dai nonni molisani.

Luigi era entusiasta di quelle estati perché, diceva, in mezzo al verde e nella quiete campestre si rilassava, dimenticando i bocconi amari che in città era spesso costretto a ingoiare.

Io ero meno contenta perché, mentre lui scendeva in paese per fare la spesa e sedersi al bar con gli amici, rassettavo la casa, cucinavo e zappettavo nell’orto per avere i prodotti della terra a chilometro e a costo zero. Nel frattempo dovevo combattere contro le mosche la mattina e le zanzare il pomeriggio e la sera, attirate anche loro dall’aria buona.

Arrivavo alla fine dell’estate stremata, accogliendo quasi con sollievo la riapertura delle scuole. Per anni mi ero mostrata, malgrado la fatica, allegra e soddisfatta, dal momento che, onestamente, non ci potevamo permettere niente altro. Ma la parziale autonomia economica di Valerio ci aveva consentito di non arrivare alla fine del mese con il conto sempre in rosso e perfino di mettere qualche euro da parte.

Così alla fine dell’estate scorsa, tornata in città più stanca di quando ero partita, decisi che l’anno successivo avrei patteggiato con Luigi: 15 giorni in campagna e 15 al mare. Naturalmente avrei dovuto lavorare in anticipo con mio marito, impigrito dall’abitudine. Così una sera, mentre stavamo vedendo alla tivù una puntata di Geo e ci sfilavano davanti agli occhi panorami da sogno, esclamai: «Come mi piacerebbe visitare uno di quei Paesi esotici!».

«Io, invece» ribatté Luigi serafico «preferisco viaggiare con la fantasia come faceva Emilio Salgari». Non mi demoralizzai e qualche giorno dopo gli mostrai sorridendo l’estratto conto che avevo preso in banca.

«Da quando Valerio pesa meno sulle spese, il nostro conto è sempre in attivo. Potremmo investire finalmente un po’ di soldi in qualcosa di piacevole, non trovi?».

«Ottima idea» esclamò Luigi con un entusiasmo che non mi aspettavo «È venuto il momento di concederci qualche comodità. Che ne diresti di una macchina espresso, per avere il caffè come lo fanno nei bar?».

«Veramente non intendevo questo» mormorai. «Capisco. Pensavi giustamente a qualcosa di più piacevole per te, che hai sulle spalle anche il peso della casa».

Fece una pausa e poi con aria sorniona aggiunse: «Se non sbaglio tra una settimana è il tuo compleanno. Vedrai, forse riuscirò a sorprenderti». Quelle parole suscitarono in me una grande aspettativa. Avevo sottovalutato la sensibilità di Luigi e cominciai a fantasticare sulla sorpresa: forse una crociera di otto giorni nel Mediterraneo? O una settimana in una rinomata spa? La mattina del mio compleanno era sabato e la mia scuola era chiusa. Restai sola a casa, perché Luigi era al lavoro e Valerio all’università. Ne approfittai per preparare una torta degna di un’occasione speciale. Ero molto emozionata quando i miei due uomini tornarono, come mi avevano promesso, all’ora di pranzo. Si sedettero a tavola con un’aria misteriosa, ma sotto il tovagliolo non trovai come speravo una busta con la sorpresa annunciata.

Fu al momento della torta e dello spumante che si alzarono e dopo poco tornarono nella stanza trascinando uno scatolone. “Chissà dove lo avevano tenuto nascosto?” pensai stupidamente. Me lo trascinarono davanti ai piedi. Sopra c’era un biglietto. Lo aprii e lessi: ”Cara moglie e mamma, abbiamo pensato che, trascorrendo molte ore in cucina, ti avrebbe fatto piacere un televisore da tenere lì, per rendere più piacevole il tuo lavoro. Auguri e baci”. Il messaggio era firmato da tutti e due, ma lo aveva scritto Luigi ed era tutta farina del suo sacco.

Restai a guardare il pacco senza parlare. «Lo so che non te l’aspettavi» esclamò mio marito «e ti mancano le parole! Provvederemo dopo ad aprire il pacco, adesso pensiamo a fare un bel brindisi». Mi unii a loro, riuscendo perfino a sorridere per non addolorare mio figlio. Poi tutti e due si dettero da fare per sistemare il nuovo apparecchio su una mensola della cucina, mentre io sparecchiavo e rigovernavo secondo il solito copione domestico. Infine mi lasciarono sola: Valerio tornò all’università e Luigi si ritirò in camera da letto dicendo che approfittava della mezza giornata libera per farsi una pennichella, come faceva in campagna. Ormai la rabbia mi tracimava da tutti i pori. L’occasione per sfogarmi me la offrì la telefonata di Laura, collega e soprattutto amica.

«Allora, Maria, hai avuto il regalo che ti aspettavi?» domandò dopo avermi fatto gli auguri. «Metti il dito sulla piaga» esclamai e le feci il drammatico resoconto dei festeggiamenti, senza curarmi di alzare la voce, tanto Luigi quando dormiva non si svegliava nemmeno con le cannonate.

«Non è che non apprezzi i regali utili» commentò solidale la mia amica, «ma ogni tanto tra una friggitrice e una pentola a pressione ci starebbe bene anche un fiore».

Poi mi chiese se avessi provato a prendere io l’iniziativa di regali voluttuari. «Certo che ci ho provato!» risposi, «ma appena sposati Luigi mi aveva dichiarato che lui alle ricorrenze gradiva il rinnovo di qualche capo del suo abbigliamento, compresi calzini e mutande». Dopo un silenzio meditativo Laura disse che aveva un’idea, e me ne avrebbe parlato il lunedì a scuola.

L’idea della mia amica mi sembrò geniale nella sua semplicità, oltre che molto generosa. Aveva un piccolo appartamento a Piano di Sorrento, una deliziosa località marina, dove trascorreva le vacanze con il marito e i due figli. Conoscendo le mie sofferte ferie in campagna, mi invitò a trascorrere due settimane di agosto da lei. «In realtà» si scusò quasi «saresti mia ospite di giorno, ma per la notte dovresti dormire da una mia amica, che ha un B&B a due passi da noi, naturalmente a mie spese. Questo particolare, però, non è necessario farlo sapere a tuo marito».

Accettai commossa. Mancavano tre mesi ad agosto, cominciai a fare economie per potermi pagare almeno il B&B, non volevo che lo facesse la mia amica. Per la prima volta nella vita non esitai a fare la “cresta” e a inventarmi inesistenti spese per la casa, per mettere da parte un po’ di soldi. La prospettiva di due settimane al mare mi mise di buon umore e questo giovò all’armonia familiare. Non accesi mai la tivù in cucina, ma almeno ne tollerai la presenza come un mobile qualunque.

Il tempo passò in fretta e arrivammo alla fine di giugno senza che ancora avessi parlato a Luigi del cambiamento di programma. Avevo deciso di dirgli che l’invito al mare mi era stato fatto da una collega di grado superiore, che si sarebbe offesa se l’avessi rifiutato. Ma non mi sembrava che venisse mai l’occasione giusta per parlare. Con l’arrivo delle belle giornate esplodeva in Luigi la voglia di campagna e cominciava a darmi il tormento, per convincermi a passare il weekend in Molise, anche se per lui il sabato era lavorativo. Ogni tanto cedevo per stanchezza e ogni volta lui, felice come una Pasqua, diceva: «Vedrai, Maria, questa volta andrà tutto bene».

Ogni volta, invece, era la stessa avventura fantozziana: partenza alle 18 del sabato carichi di provviste; full immersion nel traffico cittadino per raggiungere il casello dell’autostrada Napoli-Bari. Arrivo a Benevento verso le 20; immediato aggancio alla nuova superstrada per Campobasso. Arrivo nel capoluogo molisano dopo un’ora di viaggio; ultimo sprint sul tratto interno per scendere alla valle bassa del Biferno, dove si trovava la nostra proprietà. Ingresso trionfale, si fa per dire, alle 22 in una casa che, di solito, puzzava di muffa e per non farci sentire soli si era popolata di una piccola tribù di ragni e insetti di ignota origine.

Il 29, ultimo sabato di giugno, il tempo era splendido: per Luigi un’occasione imperdibile. Mi disse che voleva passare il fine settimana in campagna con l’aria bellicosa di chi si prepara a una dura battaglia. Lo stupii mostrandomi subito favorevole. Pensavo che, sobbarcandomi volentieri a un faticoso weekend, lui avrebbe digerito meglio la notizia della mia assenza ad agosto.

Trascorsi tutta la mattina di sabato in cucina. Invece delle solite frittate e insalatone, riempii la borsa termica con le pietanze preferite da Luigi. Un modo un po’ meschino, lo ammetto, per addolcirgli la pillola amara che gli avrei somministrato insieme alle cibarie.

Come ogni bravo stratega mi riposavo, in attesa che Luigi venisse a prendermi quando, inaspettato, tornò a casa Valerio.

Ne fui sorpresa perché la mattina, uscendo, aveva detto che era stato invitato per il weekend a Roccaraso da amici. «Mamma» disse subito «devo chiederti un grande piacere». La richiesta di Valerio mi mise di fronte a una scelta difficile. Per la prima volta avevo pensato a me stessa e lui senza saperlo mi chiedeva di fare una rinuncia. Da anni non veniva in campagna con noi e ora voleva passarci l’intero mese di agosto, ma non da solo. Mi pregò di intercedere con il padre, dalle idee un po’ antiquate, perché accettasse la presenza della sua ragazza.

«Con Sonia» tenne a precisare «sto insieme da un anno e ho intenzioni serie. Insomma, mamma, dammi una mano con papà. Sarai contenta anche tu di avermi tra i piedi per tutto il mese o mi sbaglio?». Mi lasciò, convinto che lo avrei accontentato come sempre. Invece per me non fu facile fare una scelta, ma alla fine decisi.

Quando, dopo le vacanze estive, ci rivedemmo a scuola, per mezz’ora Laura mi tenne il broncio. Poi non resistette e mi chiese come era stato il mio mese “da suocera”. Mentre gliene parlavo, mi accorsi che non era stato affatto male. Sonia non era esattamente una casalinga – infatti studiava anche lei Fisica – ma era una ragazza gentile e un piccolo aiuto me l’aveva dato; e Valerio aveva convinto il padre a portarci qualche volta fino a Termoli sulla costa adriatica. Il 12 settembre cadde di giovedì, per me giorno lavorativo. Qualcuno a scuola si ricordò che mi chiamavo Maria e mi fece gli auguri. Dovetti offrire qualche caffè.

Quella mattina Luigi e Valerio erano usciti prima di me, salutandomi col solito bacio frettoloso. Probabilmente avevano dimenticato la ricorrenza. Tornai a casa prima di loro e preparai la cena, senza cambiare il solito menù del giovedì sera: risotto e verdure grigliate. Aggiunsi, giusto per volermi un po’ di bene, una crostata con la marmellata di prugne che avevo fatto in campagna. Alle 20 ero ancora sola. Preparai la tavola per tre, anche se la presenza di Valerio era sempre una incognita. Ma un quarto d’ora dopo dovetti aggiungere un posto, perché arrivò anche Sonia. Non avevano dimenticato il mio onomastico. Valerio e la sua ragazza avevano preso una torta gelata e Luigi mi dette con un sorriso impacciato un bel bouquet di fiori. Ma le sorprese non erano finite.

Dopo cena i ragazzi mi aiutarono in cucina e poi uscirono. Ero contenta: da quando c’era Sonia qualcosa era cambiato nella nostra famiglia, in meglio. Anche Luigi sorrideva di più. Come evocato dal mio pensiero, lui si affacciò sulla porta. «Maria, puoi venire di là? Devo parlarti». Seduti accanto sul divano, ci guardammo ambedue un po’ imbarazzati. Poi, senza distogliere lo sguardo, Luigi mi confessò che il giorno del mio compleanno aveva dimenticato il cellulare in soggiorno. Tornato a prenderlo, aveva sentito la mia telefonata con Laura. «Prima ci sono rimasto male ma poi, riflettendo, ho capito che avevi ragione tu. Spero questa volta di non deluderti». Mi porse una busta. L’aprii e vi trovai la prenotazione per due a Parigi nella settimana tra Natale e Capodanno. Come al mio compleanno, il regalo mi lasciò senza parole, ma per motivi opposti. Ora Natale si avvicina e a me sembra già di respirare l’aria profumata della Ville Lumière.

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