Ricostruire un amore

Cuore
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Nel blog, una delle storie più commentate del n. 38

 

In paese, Andrea era il marito tradito, io la donna che l’aveva umiliato. Questa però era solo una parte della verità e non quella che rispecchiava i nostri sentimenti. Abbiamo dovuto allontanarci per capirlo

STORIA VERA DI ANGELA C. RACCOLTA DA CLAUDIA TURCHIARULO

 

Doveva essere solo l’avventura di una notte, nata dal bisogno meramente fisico di fare l’amore, visto che Andrea non mi toccava da mesi, sebbene fossimo sposati soltanto da due anni. Ma con la mente sempre persa dietro ai suoi guai professionali e mille altre incombenze, sembrava che fare l’amore con me fosse diventato l’ultimo dei suoi pensieri.

Per me, invece, era importante e decisi, quindi, di abbassare le difese davanti al corteggiamento serrato di Gianluca.
Lavoravamo insieme a un progetto, e ogni mattina mi faceva trovare il caffè con un biglietto che lasciava ben poco all’immaginazione: “Prima o poi sarai mia”. Sapeva benissimo che ero sposata, ma la cosa sembrava non interessargli, anzi, probabilmente lo stuzzicava ancora di più, perché non aveva mai voluto legami convenzionali con le donne.

Quel giorno, allora, sorseggiando il caffè, gli dissi che ero pronta, senza aggiungere altro, e lui capì subito. Mi chiese di raggiungerlo alle 19 a casa sua.

Non avevo nemmeno bisogno di inventare scuse con Andrea, dato che non rientrava mai dal lavoro prima di mezzanotte.
Gianluca mi accolse sull’uscio con un bicchiere di champagne e della musica latina ad alto volume. Gli avevo raccontato che, da ragazzina, amavo andare a ballare la bachata nei locali con un gruppo di amiche. Allora, mi tirò a sé e cominciammo a danzare con passi suadenti, e i vestiti che scivolavano via a ogni ancheggiamento. Mi accarezzò ogni curva del corpo e dell’anima, inondandomi di attenzioni e regalandomi istanti di piacere. Mi sembrava di non avere mai provato niente del genere con nessuno dei miei ex, né tantomeno con mio marito.

Giurai a me stessa che sarebbe stata l’unica volta. Invece, la nostra diventò presto una relazione clandestina.

Il fatto che tra di noi non vi fosse nessun coinvolgimento sentimentale, mi impediva di sentirmi in colpa verso Andrea, che continuava a dimenticarsi di avere una moglie. Era quasi come se la mia fosse stata una legittima difesa.

E allora, quasi tutte le sere, mi trasformavo in una femme fatale e correvo da Gianluca a scoprire sfaccettature dell’erotismo che non avevo mai esplorato prima.

Qualche mese dopo, però, quella pettegola di Lucia mi beccò mentre uscivo a tarda sera da casa sua, non prima di avergli stampato un bacio sulle labbra.
La tragedia fu inevitabile, nonostante la mia supplica di mantenere riserbo sulla vicenda, con la promessa che non sarebbe accaduto mai più.

Nel giro di pochi giorni, infatti, tutto il paese venne a conoscenza della nostra relazione, e Andrea, fortemente umiliato e deluso, tornò a stare da sua madre, senza nemmeno chiedermi un confronto. Cominciammo a sentirci solo tramite avvocati, per formalizzare la separazione. Non volevo nulla di materiale, se non la libertà di cercare un uomo che mi amasse e desiderasse davvero come il primo giorno. Senza più nascondermi, insomma.

Quella sera, però, mi suonarono alla porta all’improvviso. Non aspettavo nessuno, dal momento che io e Gianluca avevamo interrotto ogni frequentazione. Appoggiato alla parete del mio appartamento, dallo spioncino riconobbi Andrea e me ne stupii. Aprii immediatamente, pensando che fosse accaduto qualcosa di terribile ai suoi genitori o magari al nostro cane. «Possiamo parlare?» mi chiese.

Due minuti dopo eravamo seduti sul divano che avevamo acquistato insieme dopo una divertentissima giornata al centro commerciale, fantasticando sul fatto che proprio lì, un giorno, avremmo concepito nostro figlio.
«Ti ricordi quando ci amavamo fino a farci scoppiare il cuore?» mi disse. «Cos’è cambiato? Dov’è naufragato tutto quel sentimento?».
Su due piedi non seppi indicare il momento preciso in cui avevo smesso di pensare a lui come al baricentro del mio mondo. Gli spiegai, però, che la sua totale assenza di desiderio sessuale nei miei confronti mi aveva allontanata, ma che il gioco delle colpe non serviva a nessuno dei due.
Era inutile recriminare il passato, tanto ormai eravamo a un passo dal dirci addio definitivamente, e non c’era più nulla da salvare.
Fu allora che Andrea mi abbracciò e mi implorò di perdonarlo, per provare a ricostruire la nostra storia. Non riuscivo a capire perché fosse lui
a scusarsi, se ero stata io a tradirlo. Così, ammise che aveva capito che a gettarmi tra le braccia di un altro era stata la sua apatia.
Per la prima volta, mi sentii assalire dai sensi di colpa per averlo ingannato, e scoppiai a piangere come una ragazzina.
Inaspettatamente, mi baciò e le sue mani presero a sbottonarmi la camicetta, mentre i baci si spostarono tra la mia spalla e il collo. Non facevamo l’amore almeno da un anno, ma non aveva dimenticato il punto preciso in cui perdevo completamente ogni inibizione. I nostri corpi tornarono a fondersi in un’unica sostanza e a dissetarsi a vicenda, saziandoci di carezze e di sospiri.

Passammo, poi, tutta la notte stretti l’uno all’altra, a guardare il filmino del nostro matrimonio, per ricordarci come e quanto ci eravamo amati. Quello era stato davvero il giorno più bello della nostra vita, perché ci eravamo scelti col cuore, e non potevamo vanificare tutto per un colpo di testa. Adesso lo sentivamo entrambi.

L’indomani mattina, allora, a colazione, cominciammo a ricostruire la nostra vita insieme. Comunicammo agli avvocati di interrompere l’iter per la separazione, ma decidemmo di non dirlo a nessuno, perché per gli altri Andrea sarebbe stato solo uno stupido a perdonarmi, un povero illuso. Così, adesso, gli amanti eravamo noi, e la cosa risultava abbastanza eccitante. Lui abitava ancora da suoi genitori, ma ci vedevamo ogni giorno e ci amavamo come due ragazzini. Vivevamo una nuova primavera dei sensi, coronata da un rifiorire del sentimento che ci univa.

Sei mesi dopo, però, decidemmo che era giunto il momento di ufficializzare tutto, e lasciammo il paese per trasferirci in un piccolo borgo dove avviare un’attività insieme e ricominciare letteralmente da zero, lontano dagli occhi indiscreti di chi ci giudicava senza sapere nulla. Perché l’amore non è una linea contigua che conduce due anime affini verso l’eternità. È, al contrario, un insieme di intrecci, cadute e risalite, nodi apparentemente insuperabili, figure geometriche indefinite. L’amore è l’incognita più bella che ci sia, e non esiste una sola persona che possa viverla nel modo giusto, con la certezza di non compiere errori. L’importante è imparare da essi e regalarsi una nuova possibilità di essere felici. Oggi io e Andrea non potremmo fare a meno l’uno dell’altra. Parliamo ancora di avere un figlio, ma non ci ancora provato sul serio, perché l’idea di turbare questo nuovo equilibrio che abbiamo raggiunto con tanta fatica un po’ ci spaventa. Quel che è certo è, però, che non torneremo mai al nostro paese, dove per tutti io continuo a essere la moglie infedele e lui il povero fesso che verrà tradito ancora e ancora, poiché “il lupo perde il pelo ma non il vizio”.

E infatti io il vizio della passione non l’ho mai perso, l’ho soltanto trasmesso a mio marito che ha di gran lunga superato la maestra. L’Amore, poi, ha fatto tutto il resto, regalandoci la tanto agognata felicità. Sarà eterna? Chissà, ma abbiamo tutta l’intenzione di godercela il più a lungo possibile.

Insieme.

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