Se ti lascio sto male

Cuore

Dirsi addio non è mai facile. Ma sostenere che chi lascia soffre mi sembra un po' troppo

Una volta ho letto un’intervista in cui una famosa modella (credo fosse Amber Valletta) disse: «Le storie d’amore a un certo punto finiscono. Ma da quel momento all’addio la strada è ancora lunga». Rispolvero la dichiarazione per parlare dell’articolo Ti lascio. Ma sono io che ci sto male (lo trovate su Confidenze in edicola questa settimana) che sostiene: quando un sentimento si spezza, il dolore non appartiene solo a chi viene abbandonato, ma anche a chi se n’è andato dalla (ex) dolce metà.

Per commentare la teoria, mi tocca fare un enorme distinguo tra uomini e donne. I primi difficilmente mollano il colpo. Rinunciare ad abitudini, consuetudini e (soprattutto) alla quotidianità con i figli è un prezzo troppo alto da pagare per sfuggire alla monotonia della vita di coppia. Tant’è che di solito preferiscono sfarfalleggiare di qua e di là. E prendono la grande decisione solo se nel loro cuore fa breccia qualcuna che considerano una valida alternativa (alzi la mano chi conosce un marito che è scappato dalla moglie senza aver già pronta la sostituta).

A questo punto, però, sfido chiunque a dire che il fedifrago di turno soffra. Tutto garrulo con la nuova tipa (talmente grata perché lui ha mollato la famiglia per lei, lo adulerà 24 ore su 24), sarà mogio mogio solo quando obbligato a relazionarsi con la piagnucolosa e rancorosa mamma dei suoi figli per mettersi d’accordo sui weekend alternati. Ma a fine trattative gli basterà tornare tra le braccia della devota e gioiosa new entry per riprendere smalto e brio (proprio quelli che la ex lo accusava di aver perso).

Vanno diversamente le cose quando a dire addio è la donna. A parte gli ovvi casi come sopra (anche noi a volte fuggiamo di punto in bianco perché abbiamo trovato di meglio), il gentil sesso può mettere fine a una relazione semplicemente perché non ne può più. Ma non è un traguardo che si raggiunge all’improvviso, alzandosi una mattina e dicendosi: «Oggi me ne vado». La decisione viene presa dopo mesi e mesi di tormenti, domande, pianti, rimpianti, paure, ripensamenti e chi più ne ha più ne metta (come sosteneva, appunto, la Valletta).

Quel percorso, però, è peggio della salita al Golgota e chi sta per lasciare, effettivamente soffre come un cane. Ma quando si arriva in cima al calvario, altro che dolore. Finalmente è la pacchia: in preda alla felicità per avercela fatta, ci si sente alla grandissima, come non succedeva da un sacco. Tant’è che in campo sentimentale, le donne che fanno marcia indietro sono molto rare. Morale, anche se è dura, è sempre meglio lasciare che essere lasciati.

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