5 passeggiate tra natura e archeologia

In viaggio

L’Italia è ricca di antiche rovine testimoni di un passato affascinante, alcune custodite in città d’arte, altre incastonate in paesaggi verdi. Ecco 5 di questi luoghi magici, tutti da scoprire

Cosa c’è di meglio del mix fra natura, paesaggio urbano e archeologia, per una camminata con cui ricaricare le batterie, dopo un periodo complicato? Ecco alcune mete, selezionate fra le tante del nostro Paese, per una passeggiata indietro nel tempo, attraverso resti antichi, circondati da uliveti, mandorli, mare, montagna o scorci cittadini.

AOSTA, LA ROMA DELLE ALPI

È ancora chiaramente leggibile l’impronta romana di Aosta, fondata in età augustea e chiamata la Roma delle Alpi per il rilievo delle sue testimonianze classiche. A pochi passi da piazza Chanoux, il salotto cittadino racchiuso da eleganti palazzi ottocenteschi, mi avvicino al Teatro: sulle rovine di una cavea che poteva ospitare oltre 3.000 spettatori, vedo incombere una parete maestosa, con quattro serie di archi sovrapposti. Ma mi riporta a 2.000 anni fa anche il Criptoportico Forense, la doppia galleria in parte interrata che delimitava l’area sacra, prolungando il porticato del Foro. Percorrendola, mi regala un brivido in più l’idea che la struttura fosse usata per i riti. Il mio itinerario continua con la cerchia muraria in origine rivestita in travertino, che è ampiamente conservata, come l’imponente Arco di Augusto, costruito con una forma severa in memoria dell’imperatore lungo la strada che portava alla porta Praetoria. Info: www.lovevda.it.

BRESCIA E LA VITTORIA ALATA

Nel centro di Brescia, fra il monastero di fondazione longobarda, ora Museo di Santa Giulia, e palazzi rinascimentali cresciuti sui resti archeologici, svetta il cuore della Brixia classica, con monumenti come il Capitolium (foto), il tempio dedicato alla triade divina di Giove, Giunone e Minerva, che conserva parte del frontone e un interno strepitoso, con celle che contano ancora altari e arredi, oltre a pavimenti a lastre di marmo disposte secondo motivi geometrici. Il pezzo forte? La Vittoria Alata, una rarissima statua in bronzo del I sec. d.C., reduce da un restauro durato due anni, che vanta un allestimento ad hoc firmato dall’architetto spagnolo Juan Navarro Baldeweg. A ridosso del Capitolium e del Foro, dal decumano massimo raggiungo il Teatro, di impianto augusteo, che grazie alla collocazione sopraelevata mi offre una vista privilegiata su tutta la città, fino al verde della periferia. Ma è una chicca anche il Santuario repubblicano, con tanto di affreschi, arredi legati ai culti e pavimenti a mosaico. Info: www.bresciamusei.com.

 

NAPOLI, TRA I MITI GRECI

Grazie all’intreccio perfetto tra archeologia e paesaggio vulcanico affacciato sul mare, la costa legata ai miti di Ulisse e di Enea ha fatto di Napoli una destinazione obbligata del Grand Tour. E arrivandoci capisco il perché: nei Campi Flegrei, alle tracce dell’epoca greca si sovrappongono edifici pubblici e privati di età romana, in un fazzoletto di terra segnato da crateri di tufo, sorgenti termali, fumarole. I circuiti che si snodano fra i principali centri, come Pozzuoli e Cuma, sono diversi. Ma fra le tappe più emozionanti figurano sicuramente il castello di Baia, che troneggia sul golfo, e gli scavi del parco circostante. Poi, merita una visita anche il cuore di Pozzuoli, con gli archi grandiosi dell’Anfiteatro Flavio e le rovine sotterranee di strade e taverne del Rione Terra. E verso la città, sulla collina di Posillipo, mi regala un bel colpo d’occhio la Villa di Pollione, un complesso di architetture, giardini e vigneti, voluti dal ricco cavaliere dell’epoca di Augusto. Info: www.campiflegrei.eu.

 

CATANZARO, AL PARCO di SCOLACIUM

È immerso in un uliveto sconfinato che, digradando a perdita d’occhio, raggiunge la costa del Mar Ionio. A mezz’ora da Catanzaro, il parco di Scolacium è un angolo battuto dal vento, in cui seguo una passeggiata che attraverso resti spettacolari mi porta a ritroso in due millenni di storia. Incrocio la basilica normanna del convento intitolato a Santa Maria della Roccella, una struttura medievale ridotta a un guscio monumentale, svuotato. Proseguendo verso l’interno del parco mi avvicino all’area romana, fra gli scavi di una ricca villa di campagna e l’immensa spianata del foro, con le colonne che ne punteggiano l’antico cuore amministrativo e religioso. Poi, per avere un punto di vista d’insieme salgo verso la collina: da lì, con un solo sguardo abbraccio il teatro, gli ulivi e il mare sullo sfondo, mentre in altre direzioni, fra rami e macchie brulle, scorgo le sepolture bizantine, parte dell’anfiteatro e tratti di fortificazioni. Info: musei.calabria.beniculturali.it.

 

AGRIGENTO, NELLA VALLE DEI TEMPLI

Con le rovine che svettano sul paesaggio aspro, nella luce abbacinante della Sicilia, la Valle dei templi di Agrigento ha incantato per secoli poeti, pittori e romanzieri. E strega anche me, per l’impatto della zona sacra con le distese di ulivi, agrumi e vigneti, che arrivano fino al mare. Se poi si ha la fortuna di capitare fra le rovine quando fioriscono i mandorli, come è successo a me, il gioco è fatto. La mia camminata per accostarmi ai segreti dell’antica Akragas, fra le città più importanti della Magna Grecia, muove dal santuario rupestre di Demetra, per toccare le fortificazioni greche e il quartiere ellenistico, e raggiungere poi il cuore della valle: il tempio di Giove Olimpico, immenso e maestoso, si staglia accanto ad altri edifici sacri. Fra i più scenografici figurano il tempio di Giunone Lacinia e quello della Concordia, che incarna i dettami dell’architettura dorica. Ma merita una visita anche il Museo archeologico regionale, che vanta un pezzo da novanta come il telamone del tempio di Zeus. Info: www.parcodeitempli.net.

 

Articolo di Stefania Romani (pubblicato su Confidenze n. 26/2021)

Foto: Tempio di Giunone, Agrigento (Shutterstock), Capitolium, Brescia (Fotostudio Rapuzzi),

 

Confidenze