Sono le melodie e i passi di danza zouk ad accogliermi in Martinica, appena varco la hall del mio albergo. La fase delle piogge sta per finire, in attesa della carême, la stagione secca che va da novembre a maggio. Oltre alle note musicali mi colpisce il forte suono delle cicale e delle rane nelle aree umide vicino all’albergo che si trova a Les Trois-Îlets, sulla costa occidentale di quest’isola caraibica francese, parte dell’arcipelago delle Piccole Antille.
Sulle pendici del vulcano Montagne Pelée
Sono in viaggio verso nord lungo l’arteria principale di Martinica, una strada oggi moderna, costruita nel 1600 per unire la costa caraibica dell’isola con quella atlantica. La strada porta alle pendici del Montagne Pelée, il vulcano che domina il paesaggio con i suoi 1400 metri di altezza. Nel 1902 una devastante eruzione provocò la distruzione dell’antica capitale storica Saint Pierre, poi trasferita a Fort du France. Si può esplorare questa montagna lungo percorsi di trekking che passano dalla foresta tropicale sino alla vegetazione più bassa, con tratti che si affacciano sul mare. Saint Pierre, in ogni caso, merita una sosta. Grazie ai restauri e alle ricostruzioni oggi si visitano il vecchio teatro, le chiese del Forte e del Mouillage, la cattedrale di Notre-Dame-de-l’Assomption con le sue vetrate moderne firmate Victor Anicet e il memoriale della catastrofe Musée Frank A. Perret, dedicato al vulcanologo americano che studiò la montagna nel 1929.
Nel cuore verde del Morne des Cadets
Salendo su una strada tortuosa raggiungo il cuore del Morne des Cadets, a circa 500 metri di altitudine nell’azienda agricola bio di Tonton Léon: Le Hameau Du Morne des Cadets (www.lehameaudumornedescadets.fr) è un’esplosione di ortaggi, frutti tropicali e piante aromatiche coltivati con il riferimento ai “jardins créoles”, gli orti tradizionali nati nei secoli della schiavitù come spazi di autonomia e sopravvivenza. È quasi ora di pranzo e il giardino di Le Potager des Mornes, tra le colline di Saint-Joseph, accoglie i visitatori tra banani, alberi del pane, fiori ed erbe tropicali. Claude e sua moglie Ursula sono i creatori di questa tenuta nata dopo anni dedicati alla floricoltura. Claude mi racconta come coinvolga anche i ragazzi di strada in un percorso rieducativo e di inserimento lavorativo. Stérélle Henry, la chef, pratica una cucina creola, radicata nella cultura afrocaraibica ma che ha anche influenze indiane per via della massiccia immigrazione dall’India nella metà dell’800.
In giro per la Capitale, un mix di storia e profumi
Sono su un’imbarcazione che attraversa il golfo di Fort de France alla scoperta della capitale dell’isola. Fort de France è una tranquilla cittadina, sintesi del melting pot locale, che offre alcuni spunti di interesse, come la Cattedrale di Saint-Louis, nel centro storico, in curioso stile neogotico in metallo. Progettata da Henri Picq, lo stesso architetto della biblioteca Schoelcher. Questa biblioteca, tra art nouveau e Oriente, fu costruita a Parigi e poi spedita e ricostruita a Fort de France. È dedicata a Victor Schoelcher, il politico francese che contribuì all’abolizione della schiavitù nel 1848. Non lontano dalla biblioteca si trova il mercato centrale coperto, passaggio obbligato dove inebriarsi di profumi di spezie e di prodotti dell’artigianato locale.
Tra le spiagge colorate e il mare cristallino
Le spiagge della Martinica offrono una grande varietà di paesaggi, tra sabbia bianca e scure distese vulcaniche. A sud si incontra, la celebre Plage des Salines, vicino a Sainte-Anne, con le palme radicate sulla sabbia dorata a pochi metri dal mare turchese. Non lontano, l’Anse Dufour e l’Anse Noire, regalano due esperienze diverse: la prima con sabbia chiara e acque tranquille, ideale per lo snorkeling, la seconda, più selvaggia e suggestiva con sabbia nera e fondali profondi. A ovest dell’isola, spicca Le Diamant, una piccola isola rocciosa, a forma di diamante. Nella zona nord, verso Saint-Pierre, la sabbia diventa scura e vulcanica, creando contrasti con la vegetazione tropicale e le acque cristalline.
Distillerie di rhum e bananeti
La storia del rhum locale è profondamente intrecciata con quella della canna da zucchero introdotta qui intorno al 1635. Ben presto gli scarti della lavorazione della canna, la melassa, cominciarono a essere fermentati e distillati. Nacque così un primo distillato, la “tafia”, antenata del rhum moderno. In seguito, molti produttori cominciarono a distillare il succo fresco della canna, creando il rhum agricole, vero tratto distintivo della Martinica. Oggi sull’isola ci sono diverse distillerie visitabili che producono rhum di qualità eccelsa come la HSE, La Depaz o la Saint James. Quest’ultima accoglie i visitatori all’interno di un museo con attrezzi e immagini d’epoca. Dopo il rhum non posso non visitare il più celebre bananeto dell’isola. Non lontano da Saint Marie, al centro di una lussureggiante piantagione, si trova il Musée de la Banane. Qui si scoprono oltre 60 specie di banane e si ammirano i meravigliosi fiori del banano.
Nel giardino dove fiorisce la libertà
Non lontano dalla capitale sulle alture di Le Martin sorge un giardino speciale: L’An Mao Heritage. Un luogo fortemente legato a Pierre Yves Panor. Lui è un discendente diretto degli schiavi fuggitivi che scelsero la libertà nascondendosi nelle foreste dell’isola. Pierre Yves è nato in questo luogo in una casa costruita dai suoi antenati e qui ha voluto creare questo giardino che porta il visitatore all’interno di un viaggio di memoria e di consapevolezza. Su questa terra, infatti, sorse la prima comunità di uomini liberi dell’isola dopo l’abolizione della schiavitù.
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Testo e foto di Andrea Foschi
Pubblicato su Confidenze 5/2026
















