Nella riserva naturale
Dopo una veloce colazione a base di frutti tropicali, raggiungo la barca per una giornata di mare. La prima tappa è l’Île aux Fouquets, o Isola del Faro. Un piccolo lembo di terra che ospita un faro abbandonato, che mi regala un’atmosfera surreale, con il vento che soffia tra le rovine, mentre il mare ribolle contro le rocce vulcaniche. Proseguendo, la barca mi porta all’Île aux Aigrettes, una riserva naturale dove osservo la tartaruga gigante di Aldabra e il raro piccione rosa, entrambi salvati dall’estinzione, e ciò che rimane della foresta secca costiera che una volta ricopriva gran parte dell’isola. Questa fu anche l’ultima area in cui visse il dodo, il buffo tacchino di enormi dimensioni che si estinse nel 1681 dopo essersi imbattuto negli olandesi. Prima di arrivare nella scenografica Ile aux Cerfs, ci dirigiamo alla Cascata del Grand River Sud-Est, la cui vista dalla barca è spettacolare: l’acqua, che si riversa con fragore tra le rocce nere, crea incredibili giochi di luce, componendo una sinfonia naturale indimenticabile. Una volta posati i piedi sulla sabbia dell’Île aux Cerfs, il cui nome deriva dalla presenza di cervi introdotti dai coloni olandesi nel XVII secolo, è tempo di immergermi nelle calde acque dell’Oceano Indiano, osservando i pesci colorati muoversi, come in una danza, tra i coralli. E subito dopo mi godo un pic nic a base di insalata di cuori di palma e granchio e gamberi alla mauriziana.
Frutti tropicali e tante spezie
L’entroterra color smeraldo punteggiato da laghi e crateri di vulcani spenti, disseminato da piantagioni di canna da zucchero e da rosseggianti alberi flamboyant, nasconde segreti inaspettati. Come la foresta di ebano, una riserva protetta dove gli alberi secolari di questo legno prezioso intrecciano le loro radici tra le rocce laviche. Passeggiando nella foresta raggiungo un punto panoramico da cui la vista sulla costa è davvero pura magia. Prima di raggiungere, nel pomeriggio Port Louis, la capitale, mi godo un giro in canoa tra le mangrovie della spiaggia del mio resort che sembrano proteggere le limpide acque. Più tardi, il trambusto della capitale che si mescola all’eleganza dei palazzi coloniali mi stupisce. Soprattutto quando percorro le stradine intorno al mercato centrale, in cui le spezie diffondono nell’aria un aroma di curcuma, cardamomo e zenzero, mentre le bancarelle traboccano di frutti tropicali, dalle succose papaye ai litchi. Un tour veloce al Caudan Waterfront dove faccio incetta di tessuti colorati, baccelli di vaniglia e spezie e sono pronta a vivere un’incredibile esperienza tra le acque profonde dell’oceano. Mentre la sagoma imponente di Le Morne Brabant, ancestrale blocco monolitico di roccia basaltica, simbolo della sofferenza degli schiavi dell’isola, sembra proteggermi dall’alto, mi getto nelle acque profonde e nuoto mentre decine di delfini danzano accanto a me. Misteriosi e affascinanti. Come questa piccola perla dell’Oceano Indiano.
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Testo di Elena Barassi, pubblicato su Confidenze 3/2026
Foto: MTPA
















