Pescara è un gioiello di luce e di iodio. È la città più grande dell’Abruzzo, 120.000 abitanti stretti in 33 km quadrati. La prima cosa che ti dicono di Pescara è che qui è nato Gabriele D’Annunzio, dimenticandosi che, lungo lo stesso Corso Manthonè, a pochi metri di distanza c’è pure la casa dove nel 1910 vide la luce Ennio Flaiano, scrittore, giornalista e grande amico di Federico Fellini con il quale collaborò ai soggetti e alle sceneggiature dei suoi più celebri film. È una città che si vive con i cinque sensi, senza bisogno di una stagione o di un evento particolare per visitarla. Il clima è amico sempre, il mare Adriatico la tiene a braccetto e già questo la fa amare perché sulla sua battigia di sabbia fine ci si può camminare anche in inverno. Ed è anche una città di contrasti dove il vecchio e il nuovo si fondono. Conosciuta in origine con il nome Aternum, intorno all’anno 1000 divenne Piscaria in riferimento all’abbondanza di pesce nelle sue acque (del mare e del fiume Aterno). È stata sempre ambita grazie alla sua strategica posizione lungo la costa che l’ha vista prima come baluardo di difesa del Regno di Napoli e poi come importante snodo commerciale. Ma la Pescara odierna ha una storia “giovane”, datata 1927, quando, dopo molti anni di rivalità e trattative, annesse l’attiguo comune di Castellamare Adriatico.
LA PICCOLA PATRIA DEL VATE
La cosiddetta città vecchia fu ridisegnata dalla costruzione della cattedrale di San Cetteo, il patrono di Pescara, e gli anonimi caseggiati vennero sostituiti da eleganti palazzine in stile liberty. Proprio in questa parte della città c’è l’edificio più visitato: realizzato a fine Settecento, è la casa in cui nacque il 12 marzo 1863 Gabriele D’Annunzio che ci abitò fino agli 11 anni quando si trasferì a Prato per studiare, tornando di tanto in tanto a salutare la mamma in quella che definiva “la piccola patria”. Già durante l’epoca fascista si decise di tutelare la casa includendola tra i monumenti nazionali e ristrutturandola dopo i pesanti bombardamenti subiti durante la Seconda guerra mondiale. Oggi la casa di D’Annunzio è un museo che ci fa entrare nelle stanze abitate dal Vate, con gli arredi, le suppellettili, i dipinti dell’epoca e il suo guardaroba, uno spaccato della moda del tempo della quale fu innovativo interprete. Poco distante merita una visita la cattedrale di San Cetteo voluta e in parte finanziata dallo stesso D’Annunzio: costruita sui resti di una chiesa del XVIII secolo, ha una facciata in pietra bianca molto semplice, con tre rosoni che sormontano tre portoni e la statua del Santo in posizione centrale. Internamente l’edificio custodisce opere di grande pregio come L’Estasi di San Francesco del Guercino.
FOLKLORE E GOLOSITà
Se volessi poi fare tappa in un solo museo della città, ti consiglio quello delle Genti d’Abruzzo, all’interno della storica Caserma Borbonica: attraverso 16 sale espositive ripercorre la vita della popolazione della regione, dalla preistoria ai giorni nostri attraverso usi, costumi, credenze, tradizioni, attrezzi, artigianato, folklore. Nella Pescara vecchia, di solito, si viene non per fare shopping ma per godersi il passato, cedendo ai richiami della convivialità. Il piatto da non perdere è il brodetto di pesce alle pescarese, uno stufato in brodo di pomodoro con una nota forte data dai peperoni secchi, lasciati soffriggere con olio prima di cucinare i vari tipi di pescato locale. E poi ancora le pallotte cacio e ova immerse nel sugo di pomodoro, i tradizionali arrosticini di pecora e, per dolce, il parrozzo, nato quasi un secolo fa dal pasticcere Luigi D’Amico, che si ispirò, per la forma, al “pane rozzo” di origine contadina. Una volta impastati uova, cioccolato fondente, semolino, buccia d’arancia, mandorle dolci e amari, Luigi lo inviò all’amico D’Annunzio che lo battezzò con il nome che l’ha reso famoso. Per un gelato si va a colpo sicuro da Caprice, pluripremiata gelateria di fronte alla cattedrale, mentre per la voglia di salato il consiglio è di provare le pizzette tonde di Donna Tina, in via Marco Polo: “inventate” nel 1947 da Tina Ciccarini, scomparsa a 91 anni, la tradizione continua nel segno del nipote. Da lì, prima di percorrerlo, si può già vedere uno dei simboli della città: il Ponte di Mare, inaugurato nel 2009 con l’obiettivo di collegare la parte vecchia con la nuova. Lungo 466 metri e caratterizzato da una forma sinuosa, offre una vista meravigliosa sul porto, sulla costa ma anche sulla Majella e sul massiccio del Gran Sasso. Di notte, illuminato da led che cambiano colore, è uno spettacolo nello spettacolo. Oltre il Ponte il lungomare è una lunghissima e tranquilla passeggiata costellata di panchine, caffè, ristoranti di pesce a ridosso degli stabilimenti balneari fino ad arrivare a L’approdo alla nave, un’imponente scultura in marmo travertino realizzata nel 1987 dallo scultore Pietro Cascella: rappresenta una galea, antica imbarcazione a remi, per ricordare lo stretto rapporto che la città ha con il mare e per rievocare i prigionieri pescaresi costretti a lavorare come rematori sulle navi spagnole nel XIX secolo.
IL GLICINE NEL… SALOTTO
Dalla scultura parte il viale che porta alla parte nuova, costellata di negozi e vie che all’ora dell’aperitivo diventano formicai di giovani, mentre gli adulti preferiscono la più tranquilla Piazza della Rinascita, conosciuta dagli anni ’70 come Piazza Salotto. Questo è il luogo conviviale preferito dai pescaresi, dove si svolgono anche importanti manifestazioni. In primavera, passando da Via Milano, si resta incantati da un maestoso glicine quasi centenario che si spinge sempre più in alto: piantato nel 1930 e miracolosamente sopravvissuto ai bombardamenti è oggi riconosciuto come un Monumento Naturale Regionale. Un simbolo che testimonia come il bello vince sempre.
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Testo di Paola Pellai pubblicato su Confidenze 6/2026
Foto: Istock
















