Domani interrogo di Gaja Cenciarelli

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Chi sono gli studenti di oggi, i nostri figli? E come sta la scuola? Le riflessioni di una prof

di Tiziana Pasetti

Trama – Roma, un liceo in zona Rebibbia, una professoressa di inglese. Entra in classe, una classe quinta, e. E succede che davanti a lei ci sono “ventisei diciottenni sconosciuti”, un mondo da scoprire, un mondo che conosce a memoria. C’è Tarek, da scoprire e riconoscere, da rincorrere e da precedere. Da scoprire e da riconoscere, rincorrere e precedere ci sono Margherita, Alessandra, er Bolivia, Francesco, Sofia, Flavietto, Marco, Rabhil, Daniele. Un anno di lezioni in classe da raccontare, il programma didattico quasi una parentesi nel fluire dell’esistenza giovane dei ragazzi e delle ragazze che vivono la forza e la fragilità dell’età del margine, alterata come sempre – ma con modi nuovi – nella percezione e nel protagonismo. Joyce e la Woolf, il dolore d’amore, il dolore dell’anima, le solitudini, le maschere; la professoressa porta avanti il suo programma in una lingua che i suoi studenti capiscono poco ma che imparano a comprendere grazie al rapporto che ogni giorno si instaura durante le ore in classe e poi fuori, che una classe è una classe tutto il giorno e tutta la notte, resta una classe per sempre.

Un assaggio – Ha litigato con la sua classe. È come una lite tra innamorati. Si sente tradita, incompresa. Amore. Una parola troppo complessa, con infinite complicazioni sentimentali che lei detesta, e che non c’entrano con questa situazione. Qui non c’è romanticismo, qui c’è mancanza di rispetto, ferocia. Non ci sono due persone, ma una comunità. Dov’è l’amore, qui? Che amore è? La professoressa infila nella borsa il cellulare e si avvia verso l’uscita. Eppure, riflette, si sente tradita e ferita. Ma questo non è l’amore romantico, è l’amore della resistenza. Questo è l’amore che resta, che non scappa, che fa male, è l’amore a perdere, che non sarà mai ricambiato, l’amore che deve accompagnare e non pretendere, l’amore che ti prende a parolacce; questo è anche l’amore egoista, che salva in primo luogo chi lo prova, anche se è fatto di parole maledette come la violenza. È la versione più impossibile dell’amore, che pur perdendo pezzi ogni giorno resta sempre intero, perché chi se ne frega se si spezza, visto che poi ritorna intatto. Quell’amore che se ce l’hai è una fortuna, è tuo, nessuno te lo può togliere, nemmeno le ferite, e prima o poi a qualcuno arriva, e qualcuno se ne ricorderà, forse. Ma non è questo il suo scopo, non vuole essere ricordato. È l’amore che dimentica e ricostruisce, perché è così che si salva. È l’amore che se ne frega, che non si vendica. È quell’amore che esiste e basta, e lei ci è dentro fino al collo, per questo non sarà mai una brava insegnante, per questo il suo unico scopo è costruire un fallimento sublime.

Leggerlo perché – Questo libro dovremmo leggerlo tutti. Non è uno di quei romanzi che fanno il verso al passato degli autori, non è una culla dove dorme placida la nostalgia e si acquietano i ricordi. Gaja Cenciarelli, che È professoressa di inglese, racconta ritraendo dal vero i giovani di oggi, la scuola di oggi. In Tarek in Francesco in Sofia in Margherita in Daniele non ritroverete i vostri compagni e le vostre compagne ma i nostri figli, quelli che fatichiamo a riconoscere, quelli che critichiamo, che giudichiamo. Troverete una istituzione sociale, la scuola, in un momento di transizione paradigmatica drammatica e deliziosa. È scritto magnificamente, alterna dialoghi in romanesco a riflessioni eleganti e delicate. Fortissima è la voce della professoressa, fortissimo il coraggio narrativo. Ho amato ogni riga, ho amato quell’aula, ho amato quei ragazzi. Ho capito meglio il ruolo di chi oggi si siede davanti a loro e deve dare nuovo senso e nuova consistenza alla frase più temuta e formativa della vita di ognuno: «Domani interrogo». Domani ti interrogo su James, sulla coscienza che scorre via e tanto dice, e ti chiederò di Virginia, di quell’ultima lettera a suo marito prima di dire addio alla vita senza averla mai tradita. Domani ti interrogo e proviamoci noi a trattenere quell’anima, quella difficile ma possibile voglia di felicità, quel diritto raggiungibile. Chiunque abbia avuto un grande professore, chiunque non abbia dimenticato il dono ereditato, legga questo libro.

Gaja Cenciarelli, Domani interrogo, Marsilio

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