Tiziana Pasetti
Trama – Remon aveva14 anni quando è arrivato in Italia dopo essere partito con un piccolo peschereccio quasi distrutto da Alessandria, Egitto. È partito da solo, il 6 luglio 2013, e il suo viaggio in mare è durato 160 ore, quasi sette giorni. Remon, cristiano copto, ha lasciato la sua terra, i suoi genitori, suo fratello, la sua fidanzata, i suoi amici, la sua scuola, perché nel suo paese non era libero di professare la sua fede. Remon amava la sua città e amava la sua famiglia. A spingerlo verso un paese da raggiungere armato di fede e speranza è stata la rivoluzione egiziana del 26 gennaio 2011, il giorno in cui, a 12 anni, ha scoperto cosa fosse la paura. In Italia è arrivato di mattina, a Portopalo, in Sicilia. Dopo un viaggio che «è stato come morire». La storia di vita che Remon ha raccontato a Francesca Barra ha però un finale diverso, una salvezza, l’anima di un ragazzo coraggioso, di una famiglia che lo ha accolto, Marilena e Carmelo, dei suoi genitori e di suo fratello, che vivono oltre il mare ma sempre presenti nei suoi giorni, nel suo cuore.
Un assaggio – Quella sera a cena evitavo di incrociare gli sguardi dei miei genitori. Guardavo in basso nel mio piatto ora il pollo, ora il riso. Mia mamma aveva cucinato il mio piatto preferito: pollo con patate e pomodori al forno. Mi ero messo d’accordo con mio fratello che appena finito di mangiare saremmo andati subito a letto, così i miei non avrebbero avuto niente da fare e se ne sarebbero andati a dormire anche loro, e io avrei avuto il tempo di prepararmi. Nessuna chiacchierata ci sarebbe stata, quella sera. Solo un’ultima cena tutti insieme. Ricordo quello che abbiamo mangiato ma non riesco a ricordare quello che ci siamo detti, come se aggiungere altri particolari potesse farmi ancora più male. Ho preso un sacchetto della spazzatura e l’ho riempito con un giubbotto, una maglietta e un paio di pantaloni. Non sapevo di cosa avrei avuto bisogno, ma ho pensato che fosse meglio viaggiare leggeri. Mio fratello mi guardava silenzioso e complice. «Mi saluti Madonna?» gli ho chiesto sottovoce. «Sempre che voglia sentire ancora il tuo nome», mi ha detto sinceramente lui. Ed effettivamente, conoscendola, la mia fidanzata si sarebbe sentita tradita. Il mio primo amore, come io per lei. Le avevo promesso che sarebbe stato per sempre, che non avrei potuto ferirla mai. Ora lo stavo facendo e chissà se un giorno l’avrei rivista, forse quel primo grande amore sarebbe sopravvissuto alla distanza. Chissà quanto si sarebbe disperata di non posare più i suoi occhi verdi così belli in fondo ai miei. Anche se sapeva benissimo quanto stessi soffrendo ultimamente. Mi vedeva sempre cupo e silenzioso in chiesa, negli unici momenti in cui c’era concesso di parlare al riparo da giudizi e occhi indiscreti. Ho abbracciato mio fratello velocemente. All’una ho controllato che papà e mamma dormissero e mi sono avviato verso l’uscita. Avrebbero vissuto senza di me? Avevo paura che se avessi aspettato troppo non sarei più partito.
Leggerlo perché – Ho avuto la fortuna di ascoltare e osservare Remon durante i giorni che fanno da corollario alla giornata dell’accoglienza e della memoria a Lampedusa, in ottobre. Sono passati anni dalla pubblicazione del libro, Remon è un giovane uomo, si è laureato, gira l’Italia per raccontare la sua vita. Per raccontare che chi arriva via mare ha un nome, un Dio, una famiglia terrorizzata che è rimasta indietro, un amore. Chi arriva via mare non è un terrorista, non è un numero, non è un pericolo per la nostra sicurezza. Leggerlo perché aprire le porte alla testimonianza, ascoltare, è un rimedio tonico per la debolezza di questo tempo distratto e disumano.
Francesca Barra, Il mare nasconde le stelle, Garzanti
















