La vita comincia ogni giorno di Rainer Maria Rilke

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Tre gruppi di lettere scritte da Rilke sulla vita e la morte, i due grandi temi che trovano gli umani impreparati

Com’è possibile vivere se gli elementi che compongono la nostra vita ci sono del tutto inafferrabili? Se siamo sempre inadeguati in amore, incerti nelle scelte, impotenti di fronte alla morte, come è possibile per noi esistere? In questo libro (ndr. I quaderni di Malte Laurids Brigge, Garzanti), composto nella più profonda disciplina interiore, non sono stato in grado di esprimere l’interezza del mio stupore per il fatto che gli esseri umani da millenni hanno a che fare con la vita e con la morte (per non parlare di Dio) e di fronte a questi primi, immediati, tutto considerato forse unici compiti (cos’altro abbiamo da fare?), ancora oggi (e per quanto tempo ancora?) sono sprovveduti come novellini, balbettano scuse e soccombono alle paure, persi in una grande miseria. Non è incomprensibile? Ogni volta che mi ci abbandono, lo stupore per questo dato di fatto mi conduce dapprima al più grande sgomento e poi a una sorta di orrore; ma anche dietro l’orrore sento esserci qualcosa e qualcos’altro ancora oltre. Qualcosa di così intenso che non riesco a decidermi se sia gelido o rovente. (…) Mi chiedo se noi non spuntiamo sempre alle spalle degli dèi, separati dal loro sublime viso radioso solo da loro stessi, vicinissimi ai lineamenti che agogniamo, ma dietro di essi; e se così fosse, ciò non vorrebbe allora dire che il nostro volto e il viso degli dèi guardano nella stessa direzione? La confonde che scriva ‘dio’ o ‘dèi’? Mettiamo subito in chiaro che fin dalle sue prime origini l’umanità ha creato dèi che erano un coacervo di ogni morte, minaccia, nulla incombente, terrore, violenza, rabbia e ottundimento e nella figura di questo Estraneo si confessava: anche questo siamo”.

Lettere di saggezza e commozione, si legge sulla copertina di questo libro cartolina edito da L’Orma e che raccoglie tre gruppi di lettere scritte da Rilke, poeta, drammaturgo, scrittore nato a Praga nel 1875 e genitore della letteratura – e forse anche del pensiero – del Novecento (il Malte è stato pubblicato nel 1910, l’Ulisse di Joyce dieci anni dopo). Di lui girano in rete e dintorni sempre le stesse cose, estrapolate per convenienza: parole e pensieri che lo fanno sembrare una sorta di mistico votato alla contemplazione delle meraviglie del Creato. Parole d’amore, parole di conforto, parole di speranza. Ne ebbe, sia chiaro. Ma per capirne la reale portata, il senso critico, non bisogna enuclearle dal corpo originario e dal contesto – personale e sociale, storico – nel quale hanno preso forma.

Lettere di saggezza e commozione? Rilke ha scritto un solo libro in prosa (il Malte, appunto) e l’ha scritto immaginando un flâneur che vaga per le strade di Parigi, un uomo che cammina e osserva, mentre osserva viene trascinato all’interno delle cose e delle persone, elementi che arrivano a togliergli la strada da sotto i piedi, elementi che colorano gli orizzonti e contribuiscono a fare quello che il mondo sa fare alla perfezione: allontanare l’uomo da se stesso, dalla possibilità di conoscersi una volta per tutte. Il mondo è grande e ogni cosa che incontra il nostro sguardo ci rende diversi da quello che siamo stati fino ad un istante prima: la vita comincia ogni giorno. E la gioia, come scrisse in una lettera del 31 gennaio 1914 a Ilse Erdmann, dobbiamo allenarci a sentirne la possibilità anche lì dove non c’è; salterà fuori sempre dalle più inconoscibili e impensate profondità.

Un Rilke al giorno toglie il medico di torno, Rilke di sera bel tempo si spera, mettete Rilke nei vostri cannoni. Un Rilke – a differenza di una rondine – fa primavera. Una splendida primavera.

Rainer Maria Rilke, La vita comincia ogni giorno, L’Orma

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