Darsi del tu o darsi del lei?

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Ormai ci si dà del "lei" quasi sono nelle occasioni formali. È solo un cambiamento della lingua o cambia qualcosa nei rapporti? Ne parliamo nel n 39

«Ciao» mi saluta il barista. «Arrivederci» dico io. Ci avete fatto caso? Nella vita di ogni giorno, tra colleghi e vicini di casa, ma anche nei negozi, il “lei” è sempre più raro.

A me non dispiace sentirmi dare del tu. Anche perché mi permette di sentirmi un po’ più giovane. Ma sento come una forzatura rispondere allo stesso modo, così spesso dico “salve, arrivederci, buona giornata” rispondendo al disinvolto ciao del barista o della panettiera. Non lo faccio per mantenere le distanze ma, come dire, mi hanno insegnato così, e mi viene più naturale dare del lei a chi conosco poco. Non importa se barista, commessa, dentista, operaio.

D’altra parte, mia figlia, ventenne, trova più naturale dare del tu.

E, in effetti, non è strano.

Per me, come penso per tanti che hanno dai 40 anni in su, il luogo in cui ho imparato a dare del lei è stata la scuola elementare. La mia maestra era la signora Strambini, bambini e genitori le davano del lei, e non mi ricordo il suo nome di battesimo. La maestra di mia figlia si chiamava Michela, bambini e genitori le davano del tu, e non mi ricordo il suo cognome. Tutt’e due erano buone maestre, tutt’e due erano autorevoli e davano regole, ma certo una era molto più affettuosa dell’altra.

Dare del tu non significa non avere rispetto, secondo me. Ed è senz’altro più semplice per i bambini farlo, ma non li stiamo anche privando di qualcosa? Sarà giusto semplificargli sempre e comunque la vita, annullando certe distanze? E se il “lei” sparisse, come forse succederà perché i cambiamenti del linguaggio sono inarrestabili, perderemmo qualcosa?

Ne parliamo nel n. 39. ma diteci anche voi come la pensate: è giusto dare dare del tu a tutti?

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