Donne che amano i capelli bianchi

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Mia zia Bebi ha sempre avuto i capelli bianchi. Intendo dire dai 18 anni in poi, quando molto precocemente le sono comparsi in mèches (che sembravano fatte apposta) fra le chiome tagliate alla Ingrid Bergman nel film di Sam Wood Per chi suona la campana.

Per me la Bebi è sempre stata un mito, una delle donne più belle e affascinanti che abbia mai conosciuto.

Mia madre amava raccontarmi di aver guardato spesso i suoi occhi azzurri cielo mentre mi aspettava, con la speranza che quel colore “contagiasse” anche me. Ed era felice che io, appunto, sia poi nata con gli occhi chiari. «Come la Bebi», diceva soddisfatta. Magari, ho sempre pensato io. Ma non soltanto per gli occhi.

Per quel suo fascino innato, spontaneo, autentico che iniziava proprio da lì, da quei meravigliosi capelli grigi, a incorniciare il suo bel viso sorridente di ragazza, emblema della sua scelta di essere vera.

Adesso è molto più facile trovare donne che non si tingono i capelli e si fanno un vanto di sfoggiarli anche lunghi sulle spalle se l’età lo consente. Una mia vicina di casa, per esempio. Non credo che abbia più di quarant’anni, minuta e sempre di corsa, con lunghe chiome guizzanti, screziate elegantemente di grigio.

A New York mi è capitato ancora più spesso di incontrare teste nature perché, addirittura da qualche decennio, per le donne di Manhattan tingersi è considerato pacchiano.

Molte giovanissime star come Hilary Duff (nella foto), Kelly Osborne e la figlia di Madonna, Lourdes, cavalcano il trend, ma a mio avviso, il finto grigio fa il paio del finto biondo o del finto rosso o del blu.

Per quanto mi riguarda, vorrei molto vedermi al naturale, ma a questo punto dovrei decisamente raparmi e confesso che mi fa paura.

Nel numero di Confidenze in edicola, leggerete la storia emblematica di Chiara S. (raccolta da Giovanna Sica) che immagina di dialogare con il suo primo capello bianco. “Ti smaschero e tu mi fai un altro torto… Tu volevi che io ti vedessi. Tu volevi che io mi guardassi bene, finalmente”. 

Ecco, è proprio quello che la Bebi ha capito molto presto. Anzi, subito.

 

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