“Ei fu”? No, molto meglio “Ei sarà”

Mondo

Manzoni, con il suo “Ei fu” commemorava il 5 maggio 1821. Mentre io, con il mio “Ei sarà”, voglio celebrare il 4 del 2020. E la fine del lockdown

Se l’Ei fu del 5 maggio 1821, giorno della morte di Napoleone, chiudeva un’epoca storica eccezionale (della quale Manzoni lasciava ai posteri l’ardua sentenza) l’Ei sarà del 4 maggio 2020 ne aprirà una nuova, ancora più pazzesca.

Sì, perché dopo 200 anni (199 per l’esattezza) e con 24 ore di anticipo rispetto alla data del passato, il mese delle rose rivoluzionerà ancora una volta la vita della gente. Nel suo primo lunedì, infatti, dovrebbe finire il lockdown.

Cosa succederà? Ovviamente nessuno lo sa. Le nuove regole di comportamento rimangono al momento nebulose. L’ondata di ritorno del virus non smette di essere una minaccia terribile. Il nostro umore resta in balia del vento come le caravelle di Colombo.

Detto questo, abbiamo tutti gli occhi incollati sul calendario. Le mani pronte a segnare sul muro i giorni del conto alla rovescia (neanche fossimo carcerati di Alcatraz). E il cuore speranzoso di un (almeno vago) rientro alla normalità.

Il bello di noi umani, infatti, è che non cadiamo mai completamente nello sconforto. Tant’è che ancora in piena emergenza e con la concreta ipotesi di un futuro da paura, siamo sorretti da amenità che tengono alti gli animi.

Per esempio, ridacchiamo di discese in spiaggia mezzi nudi, ma con la mascherina. Passeggiate in montagna in file indiane talmente a distanza che neppure Occhio di Falco riuscirebbe a vedere i compagni di gita. Cene al ristorante con posate che sgusciano via dai guanti sudaticci e scivolosi. Partite di burraco giocate con i bastoni dei selfie per mettere le carte in tavola.

E nonostante la televisione ci racconti di quante attività non ce la faranno a riaprire, prevediamo lo stesso parrucchieri e centri estetici pullulanti di clienti bicolori e irsute bisognose di tinte e cerette. Bar affollati come gli autobus nelle ore di punta pre-coronavirus per un caffè come si deve. E negozi d’abbigliamento presi d’assalto perché qualcosa di nuovo nell’armadio ci vuole.

D’altronde, dopo tanti (troppi) giorni di reclusione, ci sta che il sentore di libertà soffochi i nostri pensieri foschi e alimenti l’entusiasmo.

Quindi, forza! Andiamo avanti a cucinare dall’alba al tramonto. Continuiamo a spararci aperitivi al posto di cappuccio e cornetto. Non smettiamo di mettere in ordine documenti che non tireremo fuori mai più. Mandiamo ancora agli amici foto di quando eravamo piccoli. Facciamo sempre le pulizie in casa come se fossero la cosa più divertente del mondo e la coda al supermercato come quella per entrare in discoteca.

Soprattutto, però, convinciamoci che dopo il 4 maggio Ei sarà. E con Ei, intendo il futuro di tutti quanti noi. Ce la faremo? Ai posteri l’ardua sentenza.

Confidenze