Gianni Rodari: 100 anni di incanto

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Il 23 ottobre del 1920 nasceva Gianni Rodari, autore di tante fiabe per bambini, che incantano ancora oggi anche gli adulti. Ecco il ritratto privato dello scrittore pubblicato su Confidenze

Non è facile innamorarsi nel 1947. L’Italia sta cercando di ricordare come si respira dopo una guerra devastante, c’è bisogno di ricostruire strade, ponti, ferrovie e anime, altro che innamorarsi. Invece succede proprio a Maria Teresa, che di anni ne ha 20 e a Gianni, che ne ha qualcuno di più. Succede che si incontrano, lei, che ha lavorato in una fabbrica di mattonelle, lui, che ha fatto il maestro e il partigiano. Lui e lei, contro ogni previsione, si innamorano.

Maria Teresa di Gianni sa poco. È giornalista, ha studiato in seminario, le racconta della sua esperienza come insegnante, le parla della sua infanzia non facile. Con lei ricorda il padre fornaio morto presto, la balia alla quale era stato affidato perché i suoi genitori dovevano lavorare nel forno, no, non è serena l’infanzia di Gianni, forse per questo si sente attratto dal mondo bambino, quello che lui non ha vissuto mai. “C’era una volta un bambino che faceva tante domande e questo non è certamente un male, anzi è un bene. Ma alle domande di quel bambino era difficile dare risposta”. Nel 1950 ha l’occasione di cominciare a dare quelle risposte, lavorando nel giornale per ragazzi Il pioniere e per questo si trasferisce da Milano a Roma, tre anni dopo sposa Maria Teresa. “Scelse lui la data del 25 aprile. Così, disse, mi sentirò libero di andarmene. Siamo rimasti insieme tutta la vita”. Doveva essere bella quella vita, piena di amore, rispetto e libertà, a fare i conti con la normalità, ma riuscendo a vederla sempre da un punto di vista segreto, quello che resta nascosto al resto del mondo, ma che Gianni vede benissimo e vuole far scoprire anche agli altri.

È difficile fare le cose difficili: parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco. Bambini, imparate a fare le cose difficili: dare la mano al cieco, cantare per il sordo, liberare gli schiavi che si credono liberi”. Nel 1957 nasce Paola, figlia molto amata e nella quale Gianni sembra trovare nuova ispirazione per parlare all’infanzia che gli è tanto cara.

A Paoletta Rodari e ai suoi amici di tutti i colori” è la dedica che si legge sulla prima pagina di Favole al telefono, uno dei suoi libri più belli, non solo letteratura per ragazzi, ormai, ma letteratura e basta.

Maria Teresa è una donna schiva, ha i suoi interessi, le sue passioni, un amore grande per quell’uomo intelligente, brillante, che ritrova il sorriso parlando ai bambini e scrivendo per loro. “All’uscita del paese si dividevano tre strade: una andava verso il mare, la seconda verso la città e la terza non andava in nessun posto”. Gianni è Martino Testadura, perché lui esplora le strade che nessun altro percorre e scopre tesori che nessun altro trova.

“Il successo dei suoi libri non cambiò molto la nostra vita. Lui era spesso in giro, io ho sempre detestato la mondanità. Ogni tanto in casa comparivano i suoi amici: Lele Luzzati, Mario Lodi, Bruno Munari”. Già, una vita tranquilla, dove entrano pochi amici che hanno nomi importanti, una vita dove si pensa a cosa è meglio per la famiglia, rinunciando anche a un trasferimento a Torino per non obbligare la figlia a lasciare la scuola e gli amici. Avrà pensato alla sua infanzia randagia, Gianni, per prendere questa decisione? Gianni rompe gli schemi, rifiuta i luoghi comuni, come non si diverte sulle strade che si sa dove vanno a finire, è un uomo qualche volta triste, qualche volta sfiduciato, ma pronto a sorridere e a far sorridere.

Pensava che i ricordi fossero solo il lato patetico della memoria. Una volta disse di sé: “Sono un uomo senza passato”. In realtà era stato un uomo con un grandissimo passato”. Maria Teresa e Gianni sono una coppia semplice, eppure incantevole. Si potrebbe raccontare la loro storia come una delle fiabe che lui monta e rimonta, quasi fossero giocattoli e che basta poco a far diventare magiche. “C’era una volta… un re? / Macché: un aspirapolvere. / Corona non portava, / scettro non teneva, ma la casa per suo merito / come la reggia splendeva”.

Gianni racconta di case che scappano, palazzi di gelato, topolini, campane e gamberi e di bambini, tanti bambini, molto più saggi degli adulti e molto meno paurosi. Un universo piccolo, eppure immenso, ordinario, ma attraente come un bosco inesplorato, per questo le sue parole parlano, continuano a parlare non solo ai più piccoli, ma anche al ragazzino Testadura che vive dentro a ognuno di noi. Nel 1980 Gianni viaggia molto, gli viene diagnosticato un aneurisma alla gamba, lo operano, e Maria Teresa gli è sempre vicina. “Quella sera del 1980 distrutta dalla fatica tornai a casa, presi un calmante e dormii. Morì in una notte di aprile. Credo che non mi sia stato perdonato”. Io penso di sì. Penso che l’uomo senza passato capace di tanto amore, che lo strano viaggiatore con la macchina da scrivere, che Martino, coraggioso esploratore di strade sconosciute l’abbia perdonata.

E ora anche le lucciole, / piccole stelle dei prati, / nell’aria nera trovano / un sentiero a zig zag”.

Chi vede i sentieri delle lucciole, non ha problemi a guardare dentro ai cuori. . © RIPRODUZIONE RISERVATA

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