Il virus dell’inefficienza sui vaccini

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Medici e infermieri sono gli eroi della guerra del Covid. Mentre gli ultraottantenni aspettano ancora di ricevere i vaccini. Tra questi ci sono i miei genitori

Questa settimana su Confidenze per la rubrica Donne Coraggiose di Orsolina Guerri trovate la straordinaria storia di Mary Seacole, infermiera guaritrice di origine creola che nell’Inghilterra vittoriana fece a lungo parlare di sé per i metodi ancestrali con cui curò epidemie come il colera e la febbre gialla e per aver aver accolto nel suo British Hotel (un ospedale da campo) feriti di ogni schieramento e razza durante la guerra in Crimea.

È una delle testimonianze che ci fanno riflettere in questi tempi di Covid sul ruolo eroico che hanno sempre avuto nella storia medici, e infermieri. E oggi più che mai, non solo perché da più di un anno sono costretti a turni massacranti nelle terapie intensive per far fronte ai contagi, ma perché oggi sono in prima linea nella corsa alla vaccinazione. E in alcuni casi purtroppo il loro impegno si scontra  contro i mulini a vento dell’inefficienza pubblica: un caso su tutti è la Lombardia, la mia regione, quella dove sono nata e dove sono nati i miei genitori.

Da settimane ormai le conversazioni con loro si svolgono sempre su questo registro: «Ma vi hanno telefonato per la vaccinazione». «No, nessuna novità».

«Ma siete sicuri di esservi registrati bene sul sito?».

« Ti ho detto di sì, è la terza volta che me lo chiedi, abbiamo ricevuto anche il messaggio di scusa per il protrarsi dell’attesa».

89 e 86 anni, mio padre e mia madre sono ancora fortunatamente autonomi e, sufficientemente in salute da recarsi da soli al tanto atteso appuntamento, ma certo non privi di patologie croniche e chiusi in casa in attesa di ricevere l’SMS del V-Day come tantissimi altri anziani. E noi con loro. E questo succede a Milano città.

Nel frattempo un amico cinquantenne che lavora in università come dirigente amministrativo è già stato vaccinato quindici giorni fa, mia sorella insegnante potrà fare la vaccinazione tra qualche giorno, la mia amica medico-informatore scientifico ha già fatto la prima dose frequentando gli ospedali e la colf di una mia collega è già stata vaccinata non si capisce in virtù di quale priorità.

So di sfondare una porta aperta e che da giorni non si parla d’altro. Tutto legittimo certo, non voglio aggiungere carne al fuoco delle polemiche sull’inefficienza lombarda. Però vi posso dire che in tutto questo lasso di tempo, da quando i miei si sono registrati sul portale a metà febbraio a oggi, non c’è mai stata una comunicazione, un Numero Verde da contattare per sapere se c’erano novità, una mail che aggiornasse sullo stato delle liste d’attesa. Con quale criterio chiamano è la domanda che tutti si fanno? Oramai è chiaro che non si va per età anagrafica. Si va per Cap? Neanche quello, ogni tanto arriva dal tam tam del vicinato la notizia di qualche fortunato che è stato chiamato, il che non fa che alimentare confusione e senso di incertezza.

Ieri sera si è consumato l’ultimo atto di un balletto di inefficienze che ormai va avanti da mesi: il Presidente della Regione Attilio Fontana (o meglio Matteo Salvini per lui) ha chiesto le dimissioni dei vertici della società Aria, incaricata di gestire il sistema delle prenotazioni in Lombardia, dopo l’ennesimo fallimento del sistema: non è bastato il disastroso spettacolo dell’Ospedale Niguarda di Milano la settimana scorsa, preso d’assalto alle 7 del mattino (alla faccia degli assembramenti) da 900 ottantenni convocati erroneamente per la vaccinazione (dovevano essere solo 600).

Questo weekend  a Crema e a Como è successo esattamente il contrario: su 700 persone da vaccinare si sono presentati inizialmente solo in 17. E medici e infermieri hanno dovuto far partire il giro di telefonate per non sprecare le dosi di vaccino. Ora le dimissioni dell’intero consiglio di amministrazione della società Aria danno l’idea di chiudere il cancello dopo che i buoi sono scappati, perché se è vero che è in dirittura d’arrivo il nuovo sistema di prenotazioni gestito da Poste italiane, è anche vero che migliaia di anziani dovranno aspettare gli effetti della nuova gestione. Giuseppe Bertolaso, ora consulente della Regione Lombardia, promette che entro fine aprile saranno vaccinati tutti i 400.000 ultraottentenni lombardi (fino a oggi ne sono stati vaccinati circa 110.000) e io voglio credergli.

Siamo a un anno dall’inizio della pandemia, di nuovo chiusi in casa come allora, la gente è stremata e la sensazione di impotenza che si respira è enorme: ai miei genitori ormai non so più cosa suggerire, non vorrei che dopo aver scampato finora il Covid, finiscano per soccombere alla burocrazia. A volte leggo nei loro occhi perplessità che si aggiunge al naturale timore che gli effetti del vaccino non incrinino il loro precario equilibrio di salute, (mia madre è biologa e capisce molto meglio di me come funzionano i vaccini) e quando ci salutiamo dopo la visita domenicale sempre con mascherina addosso anche in casa e distanziamento di prammatica, mi auguro che la settimana che arrivi sia quella buona e che possano presto affrontare sereni questa avventura.

Confidenze