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Il 2 aprile è la Giornata mondiale della consapevolezza dell’autismo, vi proponiamo la storia vera dei fratelli Tercon e del trio comico i Terconauti. Venerdì 1 aprile saranno ospiti di "O Anche No”, il programma Rai di inclusione sociale e disabilità

Storia vera di Margherita Tercon raccolta da Rossana Campisi

Io e Damiano saremo legati per sempre, non solo perché lui è è autistico e ha bisogno di me, ma perché nel teatro abbiamo trovato un modo di esprimere noi stessi

Mi aiuti? L’email di Damiano è arrivata in un pomeriggio di pioggia, e poi di sole. Vivevo a Dublino. L’avevo scelta per fare l’Erasmus e laurearmi. Alla Sorbonne di Parigi, dove mi ero iscritta per studiare Filosofia, avevo deciso di non restare: era il 2015, l’anno degli attacchi terroristici e sono andata via. Damiano era mio fratello. Non avevo avuto molte occasioni per conoscerlo. Finito il liceo, avevo lasciato Rimini, la mia città, per fare la scuola d’arte Paolo Grassi a Milano. Ho sempre amato il teatro e la scrittura. Ho fatto anche dei provini che il laboratorio Zelig ai tempi faceva a Rimini. Ho lavorato in teatro e in tivù negli anni di Milano ma per via di qualche episodio sgradevole ho mollato tutto e sono fuggita a Parigi. Biglietto di sola andata.

Insomma, le possibilità io le avevo cercate ovunque. Lui no. Damiano aveva ricevuto solo una diagnosi: Asperger, ovvero autismo ad alto funzionamento.

All’epoca lui aveva 23 anni, io 15. E per me quel giorno è cambiato poco: era mio fratello maggiore e per me la sua era una condizione normale. Autismo era solo una parola in più. Per i miei genitori invece la diagnosi era la fine di una serie di visite con psicologi, neurologi. Damiano avrebbe così iniziato a fare un percorso di consapevolezza. In quel periodo non si parlava tanto di autismo, credo sia questa la ragione del ritardo della diagnosi. Anche dopo quel giorno, ci ho messo molti anni prima di iniziare a studiare: chissà forse avrei potuto aiutarlo invece ma purtroppo non posso tornare indietro, posso solo cercare di costruire adesso.

Quando mi chiede di aiutarlo, lui ha 35 anni e ancora vive a casa con i genitori. Torno dall’Irlanda, mi assumono a Milano a tempo determinato come project manager di un’azienda. Nei weekend vado a casa perché nel frattempo inizio a scrivere testi teatrali e a riscrivere dei testi lirici per mio fratello. Già, manca qualcosa: mio fratello ha un grande sogno. Vuole fare il cantante lirico. Si presenta al programma tivù Italia’s got talent e non lo prendono, ma quando scrivo i testi io sì. In modo ironico e sulle note di Mozart Damiano racconta il nostro rapporto. A un certo punto dice: «Ma Margherita in realtà sei tu che dici che non so fare le cose!». Abbiamo insomma cercato di raccontare l’autismo da un punto di vista diverso.

I giudici esprimono tutti il loro sì. Gli applausi arrivano e vedo nei suoi occhi la vera pura felicità. Ed è anche la mia. Non ho dimenticato i suoi momenti di depressione, i suoi discorsi cupi dei mesi precedenti. No. Ho però guadagnato una certezza: quella gioia nei suoi occhi sarebbe tornata.

Allora, mollo il lavoro, prima io e poi anche il mio ragazzo, Philipp Carboni, mezzo toscano e mezzo tedesco, un chimico conosciuto nell’azienda milanese dove lavoravo. Diventiamo un trio, “I Terconauti”. Iniziamo a fare degli spettacoli e penso che la vita è strana. Mentre io davo una possibilità a lui, Damiano ne dava una a me: mi aveva fatto rinascere la passione per il teatro che avevo abbandonato.

Cosa significa vivere con un fratello autistico?

Bisogna armarsi di pazienza. Damiano è molto sveglio, intelligente, per alcune cose ha una memoria di ferro. In altre aree ha delle difficoltà: non è puntuale, non sa organizzare le sue giornate. Se non ha un programma concordato insieme è capace di stare tutto il giorno seduto sul letto. Se sa che ha un impegno da incastrare con un altro, va in ansia invece. Per altre cose invece è molto autonomo: sa guidare, cucinare. Lo scorso anno avevamo anche in programma di andare a vivere io e il mio ragazzo in un bilocale e Damiano in un monolocale vicino. Poi però con il Covid e abbiamo fermato tutto…

Cosa mi preoccupa? Certo, mi chiedo se riuscirà mai a gestire la sua vita da solo, ma mi sento tranquilla. Un po’ perché so che potrà contare su di me al cento per cento. Ho deciso che lui lavorerà sempre con noi. Si guadagnerà la sua indipendenza restando un po’ protetto. Io ho trovato questa chiave.

Damiano vorrebbe tantissimo sposarsi e avere dei figli, ma ha molte difficoltà nelle interazioni sociali. È un po’ complicato. Ma abbiamo fatto tante cose che sembravano impossibili, quindi perché no? Dopo Italia’s got talent, ho anche iniziato a fargli delle interviste, che pubblicavamo su Facebook, Instagram e Tik Tok. Questa cosa ci ha avvicinati moltissimo, l’ho capito come non ero riuscita mai prima. Abbiamo anche trascorso un’estate in casa a scrivere il nostro libro, visto che metà capitoli li ho scritti io e metà lui. Il trio poi è stato un punto di arrivo.

Io faccio l’autrice e la manager. Philipp fa anche i fumetti delle nostre avventure. E Damiano, il motivatore: lui ha sogni così grandi che ci spinge sempre a inseguirli, ci crede così tanto che non possiamo dirgli di no. Damiano vorrebbe diventare famoso e bravo come Pavarotti e Bocelli.

C’è una canzone che parla di noi. Ci sono anch’io di Max Pezzali, è un po’ quello che grida in modo silenzioso lui e che ha gridato in tivù. Il testo della canzone racconta di come il protagonista ha un sogno: c’è la stella, io la vedo ma gli altri no, allora cerco di raggiungerla perché ci credo, alla fine dice che la stella è così luminosa e adesso la vedi anche tu perché ci sono anch’io.

Il mio destino di sorella di un autistico? Voglio che Damiano viva con la piena dignità di una persona perché se lo merita. Damiano ha subìto bullismo. Ho scoperto solo negli ultimi anni cosa ha vissuto durante le superiori perché all’epoca ero piccola. Calci, pugni, minacce di morte. Lo hanno rinchiuso dentro un armadietto e lo hanno preso a calci, con un pugno gli hanno rotto il naso. I prof non lo difendevano. Non era diagnosticato. Alla fine si è ritirato dalla scuola, glielo hanno suggerito i prof.

Hanno parlato di “incomprensioni” da parte di entrambi. Quando Philipp si è trasferito a Rimini ha deciso di diventare il personal trainer di Damiano che pesava 130 chili. In un anno ne ha persi 30. È stata una sofferenza ma adesso sta meglio! E canta. Lui è un basso. Il farfallone amoroso (la famosa aria di Le nozze di Figaro) è il nostro cavallo di battaglia. Ma anche Le femmine d’Italia di Rossini .

Farei una legge per gli autistici? Forse una per l’aspetto economico: con quel che riceve Damiano non potrebbe mai vivere da solo. E poi bisognerebbe aiutare le persone all’ascolto. Le stesse che si spazientiscono subito perché magari Damiano non capisce subito un concetto o una battuta o perché impiega più tempo a dire una frase. Noi cerchiamo di farlo spiegando in modo ironico cosa è l’autismo.

Il “dopo di noi” resta un problema grossissimo, ma il mio ragazzo sa benissimo che saremo sempre in tre. Quanto alle domande, anche Damiano si fa le sue e le fa a me. Lui non ha tabù quindi non ci sono domande imbarazzanti o meno. Parliamo di tutto.

La sessualità? Lui è esplicito. Non si possono fare allusioni, giri di parole. Ecco perché alla domanda “mi aiuti a trovare un posto nel mondo”, lo abbiamo trovato così.

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storia vera pubblicata su Confidenze n.15 2021

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