Massimo Bordin: stampa e regime

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È morto con la sigaretta in pugno come Pannella. Attivissimo fino all'ultimo nel difendere le libertà civili, l'ultima battaglia? Evitare la chiusura di Radio Radicale

Non lo conoscevo, ma non potevo fare a meno di lui. Di mattina come altri milioni di persone ascoltavo, nella sua rassegna stampa a Radio Radicale, le sue analisi illuminate, con un’irruenta generosità intellettuale e quel senso dell’umorismo che hanno solo gli spiriti liberi, e consola.

È morto Massimo Bordin, il duellante, a 67 anni, nel pieno della battaglia come Pannella, come Pannella con la sigaretta in pugno, come Pannella attivo e appassionatissimo fino all’ultimo nel difendere le libertà civili. Fra i tanti gli articoli sulla sua scomparsa non ne ho letto uno formale, o retorico. Erano tutti vivi, arguti come lui, commossi, e belli. Vi si sentiva la gioia di averlo conosciuto, ascoltato, e riconosciuto.

Alessandro Trocino (Corsera), definisce la sua trasmissione: questa sorta di preghiera laica collettiva che teneva da anni. È vero, eravamo i suoi fedeli, ma non sempre seguaci. Massimo Bordin ti dava la sua  interpretazione e i mezzi per dissentire, citava di continuo frasi e brani, ti faceva LEGGERE i giornali, non li raccontava soltanto. Con un infallibile senso della giustizia. Era informazione, e spinta alla riflessione.

Colto, raffinato, elegante, tremendamente intelligente, Bordin sapeva che non esiste la purezza, e pure con tenacia cercava di distinguere, di capire, di andare fino in fondo. (Francesco Merlo, Repubblica). Massimo Bordin era diventato molto bello e singolarmente elegante, con un vestito di lino chiaro, invece dello scontroso impermeabile in cui sembrava avere avvolto le vite precedenti. (…) La giustizia, quella giusta, perde moltissimo con lui. (Adriano Sofri, il Foglio) .

E qui Sofri tocca un altro grande lutto annunciato: la morte di Radio Radicale, che rischia di essere costretta a chiudere, perché vengono negati i finanziamenti: Vediamo se davvero avranno l’impudicizia di ammazzare la radio, la nostra piccola cattedrale, la compagna delle mie notti . Oltre a quella di Sofri, molte voci autorevoli stanno intervenendo per impedire questo attentato alla libera informazione.

Radio Radicale è l’unica davvero libera, di una purezza assoluta: né pubblicità né politica, al servizio del reale 24 ore al giorno. L’unica radio che trasmetta le sedute del parlamento, che permetta al cittadino di sentire, con le sue orecchie. Una radio con un’economia monacale, che  vive spavaldamente, miracolosamente con poco, sull’entusiasmo di chi ci lavora. Ma quanto serve per scongiurare il disastro? Otto milioni all’anno. Infinitamente meno di qualsiasi altra emittente, meno di qualsiasi spreco o largizione elettorale dello Stato. Otto milioni per salvare questo indispensabile servizio, l’ultima garanzia della libertà di parola. Questa non è una battaglia che si può perdere. Se no vuol dire che sono tutti d’accordo, anche la sinistra, e che nessuna forza politica gradisce l’occhio del cittadino in Parlamento. Se non c’è speranza per Radio Radicale, vuol dire che per noi non c’è speranza. Bordin, addio.

 

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