Nomadland di Jessica Bruder

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Tre anni di viaggio e 25.000 chilometri per raccontare chi si è trovato a dover vivere nelle case itineranti

 “Ambulanti, vagabondi, lavoratori stagionali e anime inquiete ci sono sempre stati. Ma adesso, nel secondo millennio, un nuovo tipo di tribù sta emergendo. Persone che non avevano mai immaginato di diventare nomadi si mettono in viaggio. Abbandonano case e appartamenti tradizionali per vivere in quelli che alcuni chiamano immobili su ruote: furgoni, camper di seconda mano, scuolabus, pick-up camperizzati, roulotte da viaggio, e semplici e vecchie sedan. Si allontanano dalle scelte impossibili che quello che un tempo era il ceto medio si trova a dover fare. Decisioni tipo: Meglio mangiare o andare dal dentista? Pagare il mutuo o la bolletta dell’elettricità? Pagare una rata dell’automobile o comprare le medicine? (…) Qualcuno li chiama senzatetto. I nuovi nomadi rifiutano quest’etichetta. Dotati sia di un riparo che di un mezzo di trasporto, hanno adottato un termine diverso. Si definiscono, molto semplicemente, senza casa. Da lontano molti di loro potrebbero essere scambiati per spensierati camperisti in pensione. Nelle occasioni in cui si concedono di andare al cinema o di cenare al ristorante, si mischiano alla folla. Per mentalità e aspetto, sono per lo più borghesi. Fanno il bucato nelle lavanderie a gettoni e s’iscrivono in palestra per usare le docce. Molti si sono messi in strada dopo che i loro risparmi sono stati distrutti dalla Grande Recessione. Per riempire stomaco e serbatoio, faticano lunghe ore in lavori fisicamente pesanti. In un’epoca di stipendi piatti e costi degli alloggi in aumento, si sono liberati dalle catene di affitti e mutui per riuscire a cavarsela. Stanno sopravvivendo all’America. Ma per loro. come per chiunque – sopravvivere non basta. (…) essere umani significa agognare qualcosa in più della mera sussistenza. Abbiamo bisogno di speranza, tanto quanto ne abbiamo di cibo e riparo. E c’è speranza sulla strada. È un effetto collaterale dello slancio in avanti”.

Dopo aver vinto il Leone d’Oro a Venezia nel settembre del 2020, il Golden Globe 2021 e il Dga Awards (il premio assegnato dal sindacato dei registi di Hollywood) il 12 aprile la pellicola di Chloé Zhao si è portata a casa anche quattro Bafta, i premi del cinema britannico: miglior pellicola, miglior regia, miglior attrice protagonista (Frances McDormand, che il film lo ha anche prodotto) e miglior fotografia.

Il lungometraggio (che lascio a chi si intende e scrive di cinema e alla notte degli Oscar del 25 aprile) è tratto da un racconto d’inchiesta di Jessica Bruder, una giornalista esperta di sottoculture e aspetti spesso nascosti della società, che dopo aver pubblicato un articolo dal titolo ‘Dopo la pensione’ ha deciso di andare oltre e, salita su un camper, è partita alla conquista delle strade abitate dalle ‘case’ itineranti: tre anni di viaggio e 25.000 chilometri per poter raccontare la vita vera di chi ha dovuto inventarsi una vita diversa.

Siamo abituati a pensare che per strada finiscano i barboni, gli spostati, gli alcolisti, i drogati. È un pensiero consolante: a noi non accadrà. Non può accadere ad una giornalista della ABC, non può accadere ad una nonna sprint, non può accadere a…e invece sì, accade. Accade se perdi il lavoro, accade se l’economia del paese che sprizza stelle da tutti i pori si inaridisce, soffocata da nuvole dense.

Seguire la Bruder – e Linda May, Charlene Swankie, Peter Fox, Barb e Chuck Stout e tanti, tanti altri NON invisibili – nel suo viaggio è più di un romanzo: è entrare nella storia di un paese abitato da gente che non dimentica che per Vivere devi essere pronto a reinventarti anche nei momenti in cui non sembra esserci alcuna soluzione. Lasciare tutto, dormire in un parcheggio, tessere legami nuovi, affrontare lavori sfiancanti: è da sempre lo spirito dei pionieri. Possiamo costruire Luoghi che diventano Città, possiamo costruire Anime, le nostre, che diventano Mondi.

Dio benedica la Bruder (il Giornalismo è ancora vivo, respira, lotta), benedica la Strada, benedica il Coraggio, il Cielo.

Jessica Bruder, Nomadland, Edizioni Clichy

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