Nonni e teenager: un rapporto prezioso

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Soprattutto nei delicati momenti di crisi (che in questo periodo sono ancora più frequenti), per i giovani diventa importante il sostegno degli anziani della famiglia. Che possono offrire loro pazienza, ascolto. E infondere fiducia

 

Il 33,6% dei ragazzi italiani ha fatto uso almeno una volta di sostanze illegali, più del 30% subisce di tanto in tanto comportamenti umilianti o poco rispettosi da parte dei coetanei e otto ragazze su 100.000 ogni anno presentano sintomi di disturbi alimentari. Questi dati possono spaventare, ma per fortuna non tutti i giovani fanno i conti con problemi così impegnativi. Tuttavia, l’adolescenza è un periodo denso di momenti di crisi, magari causate dalla fine di un’amicizia o da un professore che fa sentire inadeguati. «La situazione è peggiorata in questo periodo di limitazioni e lockdown, che ha creato ulteriore stress e disagio» spiega Furio Ravera, psichiatra e psicoterapeuta.

ESPERIENZA E RAZIONALITÀ
Chi può aiutare un teenager ad affrontare un momento delicato? Spesso, i migliori alleati sono i nonni. «Per i genitori l’adolescenza di un figlio (soprattutto se è il primo o l’unico) crea smarrimento: mamma e papà, abituati a rapportarsi con un bimbo tenero e affettuoso, si ritrovano con un ragazzo magari un po’ ostile. Non è facile cambiare passo e imparare a comunicare con lui» spiega l’esperto. Per contro, i nonni hanno già vissuto l’esperienza e spesso la maneggiano con maggiore disinvoltura. Inoltre, capita che i genitori si sentano così coinvolti nella vita dei figli da faticare a osservare la situazione con il distacco necessario per offrire ascolto sereno e consigli razionali. Cosa più facile per i nonni.

LA SPIA DI QUALCOSA CHE NON VA
Neanche per un nonno che ha un ottimo rapporto con i nipote, però, è facile capire se il ragazzo attraversa una crisi. «Un importante campanello d’allarme è rappresentato dai comportamenti che esulano dalla routine» continua Ravera. «Un ragazzo abituato a telefonare tutti i giorni ai nonni smette di farlo, un giovane estroverso si chiude in se stesso. Questi cambiamenti vanno presi in considerazione, perché possono dirci che nostro nipote è in difficoltà».

MAI ANDARE DRITTI AL PUNTO
Una volta che si sospetti un problema, come si approfondisce l’argomento con il ragazzo? «Consiglio di non andare dritti al punto, ma di creare una situazione che poco alla volta aiuti il giovane ad aprirsi». In concreto, anche se si è armati delle migliori intenzioni, è controproducente dire: «Ti vedo strano, si può sapere che cosa c’è?». Mentre può rivelarsi utile invitare il proprio nipote a pranzare o a fare una passeggiata insieme e, invece d’indagare su di lui, parlare di sé, della propria giovinezza e delle difficoltà che si sono incontrato per esempio a causa di un amore finito o di un compagno di classe che ci tormentava. Questo è un ottimo escamotage, perché facciamo capire al ragazzo che da giovani tutti abbiamo avuto problemi. Ma soprattutto sveliamo un atteggiamento di apertura, è come se dicessimo: «Ci siamo passati anche noi e per questo non abbiamo intenzione di giudicarti, ma solo di aiutarti».

QUANDO È IL CASO DI AVVISARE I GENITORI
Se il motivo della sofferenza è ordinario, come per esempio un’amicizia che si è rivelata deludente, a volte per tranquillizzare il ragazzo basta ascoltarlo e rassicurarlo, per esempio spiegando che, crescendo, capita di perdere alcuni legami (e crearne altri). In questo caso, l’importante è far capire che la situazione in cui si trova è comune a tante persone e che con il tempo si supera. Inoltre, se il ragazzo preferisce non aprirsi con i genitori, nei casi lievi il nonno può anche essere l’unico confidente. Invece, se nostro nipote ci confida di essere finito in una situazione davvero pericolosa (per esempio, è vittima di un gruppo di bulli oppure fa uso di alcolici), bisogna dirgli che, così facendo, si espone a rischi importanti. E nelle situazioni più delicate devono entrare in gioco i genitori. Per esempio, i nonni possono dire al nipote: «Sappiamo che non è facile per te affrontare questo tema con tua madre e tuo padre. Se vuoi, possiamo parlargliene noi e poi provare a trovare una soluzione insieme». In questo modo, si gioca a carte scoperte e non si tradisce la fiducia del giovane. In più, gli si trasmette un messaggio rassicurante: possiamo superare anche la situazione più nera, l’importante è parlare e restare uniti. ●

 

Da Confidenze n. 7

CON LA CONSULENZA DI FURIO RAVERA (psichiatra e psicoterapeuta)

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