Omaggio a Monica Vitti

Mondo

Il 3 novembre ha compiuto 85 anni, ma da tempo l'anti-diva del cinema italiano è uscita dai riflettori per colpa di una malattia neurodegenerativa.

Ma perché nessuno parla più di Monica Vitti? In tv fanno retrospettive cinematografiche pure sui gatti, Lino Banfi viene esaltato e riproposto come fosse Charlot, e mai una parola o una pellicola su questa immensa attrice, grande nel dramma con Antonioni, meravigliosamente comica con Sordi in Amore mio aiutami, e in Dramma della gelosia tutti i particolari in cronaca di Ettore Scola , tragica e comica insieme in Teresa la ladra, di Carlo di Palma. Lei è stata la prima a fare una rivoluzione dell’umorismo al femminile:  prima di lei, le donne, per fare le comiche, dovevano essere racchie, meglio se anche vecchie.

L’ideale era Tina Pica, ovvero la donna per far ridere doveva per prima cosa far ridere di sé, della sua bruttezza e vecchiaia. La divina Franca Valeri, che sarebbe stata pure caruccia in natura, la truccavano da befana.

Ed ecco che arriva Monica Vitti, questa splendida bionda, un Sordi femmina che strappava le risate anche ai sassi. È stata lei ad aprire la strada alle bellissime comiche di oggi- dalla Cortellesi a Sabina e Caterina Guzzanti, a quella fantastica trasformista che è Virginia Raffaele.

Lavorai con lei in due film, tanti anni fa. Parlando di lei userò il passato, anche se lei è ben viva, perché si tratta di un tempo ormai antico. Appena la conoscevi le cadevi ai piedi, era irresistibile, pazzamente spiritosa, le piaceva ridere e far ridere. Ti trascinava in un vortice di piaceri semplici- mangiare, bere, amare, cantare, divertirsi con gli amici. Ed era, come Alberto Sordi, un’affabulatrice  instancabile, qualsiasi cosa raccontasse ti attanagliava. Era, parola ambigua, che qui vorrei usare limpidamente- sana- ovvero se c’era da soffrire soffriva, ma non andava a cercarsi i dolori col lanternino, né tormentava il prossimo a vuoto. Era un’edonista totale, mangiava quel che le pareva, certe pastasciutte, le piaceva star bene e far stare bene gli altri. Era un piacere starle accanto perché sapeva essere felice. Il primo film che scrissi per lei, Qui comincia l’avventura  era del 1975, aveva 40 anni e allora le donne a quell’età non erano belle come adesso, ma lei era uno spettacolo, non faceva ginnastica, era gloriosamente pigra, mai visto un chirurgo.

La sua controfigura era una ragazzina di 18 anni, si chiamava Fiorella Mannoia, un fenomeno di audacia. Si buttava con la motocicletta da un dirupo nel lago della Contessa e nelle pause diceva “Io, canto, anche”. Nessuno sospettava la sua fama futura. Ma Monica sì. La sentì un giorno cantare accompagnandosi alla chitarra e le disse: tu diventerai una grande cantante. Da tempo la Vitti si è ritirata, perché malata. Un saluto, anzi un inchino, Monica.

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