Oops! Se il farmaco per dimagrire si sospende, torna il sovrappeso

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Una nuova e solida ricerca conferma: i farmaci per dimagrire fanno perdere peso… finché li assumi. Senza cambiamenti nello stile di vita, nessun effetto duraturo. Approfondiamo

Non sono passate che poche settimane da quando scrivevo, proprio qui sul blog di Confidenze, della “smania” collettiva per i nuovi farmaci per la gestione del peso, esaminando luci e ombre degli agonisti dei recettori del GLP-1 (questo il loro nome medico), come semaglutide e tirzepatide. Medicinali che, negli ultimi anni, sono stati celebrati come una rivoluzione nel trattamento dell’obesità, grazie ai cali ponderali significativi e persino ai benefici per il profilo cardiometabolico che riescono a garantire.

Una recentissima, solida e autorevole ricerca, pubblicata pochi giorni fa sull’altrettanto autorevole rivista scientifica British Medical Journal, pone ora un importante punto fermo: i benefici di questi trattamenti tendono a svanire rapidamente se non inseriti in una strategia più ampia di cambiamento dello stile di vita. Non è la prima volta che si osserva il fenomeno, ma questo è lo studio più vasto e completo che dimostra in modo robusto e generalizzabile il ritorno del peso dopo la sospensione dei farmaci. Non rivoluziona il sapere, insomma, ma ridimensiona l’entusiasmo e chiude il dibattito sull’idea del “farmaco risolutivo”.

La ricerca del BMJ è una metanalisi, ovvero una ricerca che va ad analizzare molti studi precedentemente svolti sullo stesso argomento. Per questo, le metanalisi sono tra le ricerche più importanti e affidabili. Quella in questione ha preso in esame 37 studi clinici che includevano un totale di oltre 9.300 adulti con sovrappeso o obesità e ha seguito pazienti prima, durante e soprattutto dopo la sospensione dei farmaci per la gestione del peso. Il dato più significativo che ne emerge? Dopo l’interruzione dei farmaci, il peso tende a risalire rapidamente, con una media di 0,4-0,8 kg al mese e un ritorno al peso di partenza entro 18-20 mesi dalla sospensione.

Questa tendenza purtroppo non riguarda solo il peso corporeo. Anche i parametri cardiometabolici, come glicemia, pressione arteriosa e profilo lipidico, mostrano un’inversione dei miglioramenti ottenuti grazie ai farmaci entro 16-17 mesi dalla fine della terapia.

Un confronto con i programmi comportamentali basati su dieta ed esercizio fisico è particolarmente illuminante. Sebbene anche in questi ultimi si osservi un ritorno del peso nel tempo, i ricercatori ci dicono che il recupero ponderale dopo la sospensione dei farmaci è più rapido rispetto a quanto avviene dopo programmi di modifica dello stile di vita.

Chi si occupa professionalmente di salute sa bene che l’obesità è una condizione cronica e recidivante: non basta “spegnere l’appetito” per cambiare il corso biologico e comportamentale che l’ha generata. Questo aspetto è di speciale importanza, perché i farmaci dimagranti sono stati non di rado raccontati (anche da alcuni medici, media e dal marketing farmaceutico) come una possibile svolta definitiva. Lo studio ci dice chiaramente che non è così: funzionano finché li usi. Poi la biologia e la psiche riprendono il controllo.

In pratica, senza un lavoro parallelo su dieta, attività fisica e aspetti psicologici – come la gestione delle emozioni, la consapevolezza alimentare e il cambiamento dei comportamenti – l’effetto dei farmaci si esaurisce quando il trattamento termina.

Qual è allora il ruolo dei farmaci? I medicinali non vanno demonizzati. Offrono benefici reali e importanti, soprattutto in pazienti con obesità grave o comorbilità come il diabete di tipo 2. Molte persone perdono peso in modo significativo e vedono migliorare parametri come glucosio e pressione durante il trattamento. Tuttavia, il mondo della ricerca ci ricorda che non sono una medicina magica e – soprattutto – non sono un modo per evitare il lavoro quotidiano e continuo di cura di sé.

Foto: Getty web

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