Parente di Vasco

Mondo
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Un omaggio totale e surreale al grande cantautore

Siete amanti di Vasco Rossi? Della sua voce della sua poetica della sua faccia del suo coraggio della sua follia?

Ascoltando le sue canzoni leggete Parente di Vasco e lo avrete accanto, con questo omaggio totale, la festa musicale che gli ha dedicato Massimiliano Parente. Parente di Vasco (La nave di Teseo) ovvero il Cantar del mio Vasco, è un gioco e un sogno, un divertissement dolente con un berretto in copertina, il berretto di Vasco che è tutto Vasco, e anche un lato segreto dell’autore che qui si rivela.

La storia è semplice, come tutte le grandi storie. Un fan di Vasco Rossi, l’autore del libro, Parente in persona, si mette in testa di rapirlo. Non vuole soldi in cambio, vuole  molto di più: vuole Vasco. Lo rapirà per affascinarlo, per diventare amici, anzi tutt’uno, Parente vede con tale chiarezza la loro affinità, da sapere che una volta conosciuto, diverrà indispensabile a Vasco. A un doppio non si resiste. Come Vasco, il rapitore  è irriducibilmente anarchico, poeta, matto assoluto, genio, bambino. Loro due, da soli, sono tutta un’avanguardia. Ed ecco il colpo riesce, catturare Vasco è facilissimo, Vasco docilmente lo segue a casa sua, purché gli dia qualche birra e gli faccia vedere la televisione. Ed eccoli soli, Parente e Vasco. Finalmente. Vasco come un vecchio amico, Vasco in sua balìa, MA….Non posso dire altro, a quel ma sono legati il senso il nonsense e la comicità del libro, e la corsa amorosa fra le canzoni di Vasco, la sua grandezza di poeta di rivoluzionario di nostalgico modernissimo- e di sfondo, terzo personaggio, la solitudine dell’autore, la sua resa alla tenerezza.

(Certo però questo Vasco è un po’ strano: va pazzo della D’Urso, ed è un poco salviniano).  Ma come gli è venuto questo libretto così lieve all’autore più scandaloso spietato e  violento, il gigante del pessimismo, Leopardi col mitra e l’umorismo come arma di distruzione-  l’autore della inumana e profetica Trilogia dell’inumano, di Contronatura, Mamma, L’evidenza della cosa terribile (il più bel saggio su Proust).

Per fortuna della letteratura italiana, scrittori scandalosi contemporanei ci sono, e grandi. Ma di scrittore maledetto c’è solo Parente, il distruttore assoluto, che non è mai venuto a patti con la natura umana. Nei suoi potenti sermoni il sorriso c’è sempre, ma si storce in un ghigno (anche quando si diverte a fare Batman, o nella satira visionaria sull’arte moderna in Il più grande artista del mondo dopo Hitler). Non qui, dove spunta l’elegia del perduto amore,  dove si ride e intanto si rivisita un’epoca attraverso il cantare di Vasco, e si segue il suo rapporto con Vasco, straniante e buffo,  degno di Jonesco.

Un sorprendente virtuosismo di leggerezza e inquietudine- sottofondo, una sonata di Tartini. Dopo i capolavori crudeli dell’odiosità e del paradosso, Massimiliano Parente esordisce nella fiaba cubista  Io e Vasco, col berrettino di Vasco in copertina che è già personaggio, e invita a entrare. Parente ha dichiarato più volte Scrivo per la letteratura, non per il pubblico . Ma stavolta, con liberalità inaspettata, invita anche noi mortali a una festa dalla quale usciremo vivi. E- cosa inaudita, un po’ commossi, più che mai innamorati di Vasco, e più contenti.

Confidenze