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Sono tante le iniziative a sostegno della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. I dati del Viminale ci dicono che l'emergenza continua

Difficile parlare della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne in una settimana che inizia con alle spalle il triplice omicidio avvenuto a Roma nel quartiere Prati. Con due vittime che per lunghi giorni sono rimaste senza identità.

Proprio ieri il Viminale ha diramato i nuovi dati sugli omicidi commessi contro le donne, in previsione del 25 novembre.

Da gennaio al 20 novembre 2022 sono stati registrati 104 vittime donne (su 273 omicidi), di cui 88 uccise in ambito familiare/affettivo; di queste 52 hanno trovato la morte per mano del partner o ex. Quasi una media di una ogni tre giorni. Ma se i femminicidi sono la punta dell’iceberg che sale purtroppo agli onori della cronaca, il resto è il sommerso della violenza di genere quotidiana che spesso resta nascosta e non denunciata neppure dalle dirette interessate.

Secondo Istat più del 30% delle donne tra i 16 e i 70 anni nel corso della propria vita ha subito una qualche forma di violenza fisica o sessuale e dall’analisi delle chiamate giunte al Numero Verde  1522 di Emergenza Nazionale contro la Violenza nel primo trimestre dell’anno (7.814 telefonate), la maggior parte è risultata una segnalazione di violenza fisica anche se quasi il 70% delle donne ha dichiarato di aver subito più forme di violenze, tra cui quella psicologica è la più frequente. Il 61,4% ha poi ammesso che le violenze perdurano da anni e oltre il 90% delle donne che si sono rivolte al Numero Verde del Ministero delle Pari Opportunità sono state poi indirizzate verso centri antiviolenza presenti sul territorio nazionale.

Ma chi sono le vittime della violenza maschile? Quasi un 30% è nella fascia di età tra i 40 e 49 anni, un 26% ha tra i 30 e il 39 anni, il 18,8% meno di 30 anni e un 16,9% ha tra i 50 e 59 anni.

Sono prevalentemente cittadine italiane (72%) e il 40,6% di loro subisce da più di 5 anni e il 33,6% da 1 a 5 anni.

Nove su 10 poi segnalano di aver subito violenza psicologica, il 66,9% violenza fisica il 49% minacce e il 37,8% violenza economica. In quasi 6 casi su 10 l’autore della violenza è il partner convivente, oppure un ex (23%) o un altro familiare e parente (9,5% ).

Le violenze al di fuori dell’ambito familiare e di coppia rappresentano quindi solo il 7,7%.

Questi numeri ci dicono l’importanza sempre maggiore che stanno ricoprendo i Centri antiviolenza sul territorio, il vero presidio dove le donne i loro figli possono trovare assistenza legale per sporgere denuncia contro i loro aggressori, sostegno e accoglienza e spesso un programma di reinserimento lavorativo nella società. Basti pensare che su 15.000 donne che hanno intrapreso un percorso di uscita dalla violenza nel 2020 ben 13.700 l’hanno fatto rivolgendosi a un centro Antiviolenza.

In questi giorni si moltiplicano le iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e citarle tutte è praticamente impossibile. Ricordiamo Fondazione Pangea Onlus, associazione che da anni si batte in difesa delle donne e contro la violenza di genere, che ha creato il Progetto REAMA  (Rete di Empowerment e Auto Mutuo Aiuto), una rete per la prevenzione e il contrasto della violenza sulle donne e quella assistita e subita dai minori, che passa per un coordinamento nazionale tra Centri antiviolenza e Case Rifugio, donne sopravvissute alla violenza e professioniste, che  accompagnano e supportano donne e bambini attraverso una rete di servizi dislocati in molte regioni d’Italia, un po’ sulla scia di quanto già avviene con la Rete DI.RE di Centri Antiviolenza.

Gli strumenti messi a disposizione dal Progetto REAMA sono lo sportello antiviolenza on line e lo sportello contro la violenza economica. È possibile contattare entrambi scrivendo una mail a: sportello@reamanetwork.org oppure chiamando i numeri 349/344.22.57 – 333/441.84.43.

REAMA offre anche uno sportello antiviolenza in presenza su Roma, al quale è possibile rivolgersi contattando il numero 331/460.63.16 dal lunedì al venerdì dalle ore 10.00 alle 17.00. Oppure si può utilizzare il servizio on line per un accesso sicuro allo sportello antiviolenza. L’elenco dei centri aderenti al progetto Reama si trova a questo indirizzo .

Per sostenere REAMA in occasione del 25 novembre Sorgenia ha lanciato anche quest’anno l’iniziativa #Sempre25novembre che, giunta alla sua quinta edizione, porta a teatro i racconti al centro della nuova serie di podcast realizzati con le testimonianze di 10 persone che hanno assistito a episodi di violenza di genere e raccolti in un ebook. Per ogni download dell’ebook, Sorgenia dona 1 euro al progetto REAMA della Fondazione Pangea Onlus.

Scaricando l’ebook con le 10 storie si potrà anche seguire in streaming l’evento teatrale “Non ti voltare! È tempo di agire. La violenza contro le donne riguarda tutti” che va in scena il 24 novembre alle ore 21 al cinema Odeon di Milano (prenotazione a questo link).

Federica Pellegrini ha invece prestato il volto a sostegno della campagna di Di.Re (Donne in Rete contro la Violenza) che con oltre 106 centri di violenza accoglie ogni anno 20.000 donne. In  aiuto della rete Di.Re è sceso anche il gruppo Korian con il progetto Fondo Autonomia che si impegna a dare un sostegno economico alle donne che stanno uscendo dalla violenza, per il pagamento di affitto e utenze, per corsi di formazione o per l’avvio di attività lavorative. Lo stesso ha fatto Saugella con una limited edition dei suoi prodotti di igiene intima  (contrassegnati dal logo Insieme alle donne) i cui ricavati sono dedicati a sostenere l’autonomia abitativa per 16 donne che hanno subito violenza e che escono dalle case rifugio della rete Di.Re e per le quali è fondamentale un aiuto economico.

Poi ci sono le tante manifestazioni di sensibilizzazione: a cominciare da “Scarpette Rosse in Ceramica” che coinvolge 45 città della Ceramica in Italia per dar voce attraverso la creatività di artisti, artigiani a un grido di dolore e di denuncia contro l’orrore, il sopruso, il silenzio, e l’assenza che avvolgono spesso la violenza sulle donne.

 

Deruta: panchina con donna

Albisola Superiore: Scarpa rossa su libro

Scarpe, sandali, zoccoli, stivali, modellati, cotti al forno, dipinti, smaltati, tutti fatti esclusivamente a mano per questa occasione, di colore rosso, simbolo della violenza e della vita negata, vengono esposti lungo le strade, sui marciapiedi, sulle panchine, nelle piazze. Su un balcone, sulla spiaggia, su un prato e resteranno visibili anche nei giorni successivi al 25 novembre. 

Dalla Riviera ligure con le quattro città simbolo, riunite nella Baia della Ceramica, (Albissola Superiore, Albissola Marina, Celle Ligure e Savona) al Piemonte con Castellamonte, a Faenza in Emilia Romagna, a Montelupo in Toscana dove le scarpe delle ceramiste invaderanno la hall dell’entrata del Museo della Ceramica. Per proseguire lungo lo stivale nelle Marche: a Pesaro, Appignano e Fratte Rosa e poi ancora in Campania a Cava De’ Tirreni fino ad Oristano in Sardegna, si potranno seguire le varie installazioni e creazioni artistiche anche dal sito BuongiornoCeramica che rappresenta L’associazione Italiana Città della Ceramica (Associazione Italiana Città della Ceramica)

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