Prenderci le nostre responsabilità ci fa star meglio

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Se qualcosa va storto, rimproverarsi duramente o, al contrario, cercare a tutti i costi un colpevole sono entrambi atteggiamenti sbagliati. È di gran lunga più sano riconoscere la propria parte di responsabilità. E, insieme a questa, il proprio potere

Quando succede qualcosa che non ci va a genio o quando un nostro comportamento causa conseguenze negative su noi stessi o sugli altri, tra le reazioni possibili c’è il rischio che scattino in noi due modalità, uguali e contrarie.

 

C’è, da un lato, chi si rimprovera con la severità del giudice più inflessibile e si addossa tutto il peso di quanto è andato storto, rinfocolando l’idea di essere poco efficiente o inadeguato. Sulla sponda opposta si trovano coloro che scatenano la caccia al colpevole e coltivano il pensiero che a inquinare la scena sia immancabilmente qualcun altro, là fuori, nel mondo.

 

Proviamo a immaginare una situazione concreta.

 

Alessia e Laura arrivano in ritardo allo stesso appuntamento per cena con le amiche. Alessia si scusa mille volte, si siede nel posto più scomodo, quasi dovesse pagare pegno per la mancata puntualità, diventa taciturna, tocca appena il cibo e non riesce a godersi la compagnia. Laura, invece, elenca furente la sequela di intoppi che le hanno impedito di essere in orario: se fosse stato per lei sarebbe arrivata da un pezzo, ma mentre si preparava ha ricevuto dieci chiamate di fila, da figli, marito e genitori, tutti insensibili al suo sacrosanto diritto a una sola serata di pace in tutta la settimana. Poi si lamenta della strada, piena di automobilisti improvvisati che si ostinano a mantenere i 50 chilometri all’ora anche in tangenziale. Alla fine ci si è messa anche la pioggia, che ha rallentato ulteriormente il suo arrivo.

 

Qualcuno di noi è incline a vestire i panni di Alessia, qualcun altro si sentirà più simile a Laura, ma la realtà è che nessuna delle due parti ci è totalmente estranea. A volte ci autoaccusiamo aspramente, altre gettiamo tutta la colpa al di fuori di noi pur di non confessare un errore. Più spesso mischiamo un po’ delle caratteristiche di Alessia e qualche tratto di Laura: entrambi i personaggi incarnano infatti reazioni umanissime, per quanto opposte, e sappiamo che nell’essere umano le contraddizioni sono l’altra faccia della complessità.

 

Comportarci però come se tutto ciò che ci ostacola dipendesse da noi o, al contrario, reagire come se niente di quanto ci disturba fosse in qualche modo influenzabile dalla nostra presenza sono ambedue atteggiamenti estremi e altrettanto controproducenti. L’uno porta spesso a sentirci tristi, l’altro a covare rabbia. Tutti e due ci impediscono di esercitare il nostro potere in quel margine di manovra che può essere ampio o sottilissimo, ma che esiste sempre, anche quando è difficile da individuare.

 

Il senso di colpa di Alessia è inutile quanto le ire di Laura. L’una e l’altra però possono andare in cerca della propria responsabilità, farsene carico e magari, la prossima volta, riuscire a mettere in atto uno schema comportamentale diverso.

 

Forse Alessia ha avuto un contrattempo. Anziché far montare l’ansia e rimuginare sulla sua incapacità di gestire l’imprevedibile, potrebbe accettare la cosa e avvertire le compagne, anche correndo il rischio di percepire un po’ di malumore per il piccolo disagio provocato. Arriverebbe comunque più leggera alla cena, perché sentirebbe di aver agito e non subìto.

 

Laura potrebbe invece riconoscere che il suo orologio interiore segna sempre un’ora di anticipo rispetto a quello che porta al polso (e che portano tutte le sue amiche). Ammetterebbe con le altre che il ritardo è almeno in parte una sua responsabilità: dopo tutto le telefonate potevano aspettare e la viabilità stradale non era così ingolfata. Anche lei guadagnerebbe in leggerezza e spontaneità. E senz’altro per tutto il gruppo la serata sarebbe più piacevole.

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