Primi a scuola, ultimi nella vita?

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È vero che chi è troppo intelligente spesso viene deriso ed emarginato dai compagni? Ne parliamo nella storia vera "Lui è strano"

Il compito in classe lo finisce in mezz’ora, i compagni lo evitano guardandolo con diffidenza o peggio bollandolo come il solito nerd o secchione, senza concedergli neanche l’attenuante dell’intelligenza superiore alla media. Quanti di noi si saranno imbattuti almeno una volta nella loro vita scolastica nella tipologia del genio incompreso?

E quanti avrebbero voluto essere al suo posto?

Pochi credo, perché il peso di un’ intelligenza superiore unito a capacità di apprendimento fuori dall’ordinario è un fardello difficile da portare: da un lato invidiato e ammirato, dall’altro temuto perché chi capisce prima le cose, chi sa vedere oltre e anticipare, fa sempre paura in quanto meno controllabile.

Salvo poi ricordarsi a distanza di anni del primo della classe, diventato nel frattempo un magistrato famoso e finire con la frase più banale: si vedeva già da allora che era il più intelligente di tutti noi…

Così non mi stupisco più quando mio figlio dodicenne torna a casa con qualche brutto voto e dice: «mamma, non si può sempre prendere 10 nella vita, e poi ho preso 5 mica ho ammazzato  qualcuno…» quasi come se si sentisse più rassicurato dalla normalità di un insuccesso scolastico che dall’eccezionalità di un voto superiore alla media.

Se ripenso a quando avevo io la sua età mi rivedo ragazzina un po’ secchiona a cui affibbiavano sempre come compagno di banco la “teppa” della classe, allo scopo di aiutarlo e contenerne le intemperanze. Per me era un riconoscimento importante, più degli ottimi voti a scuola, perché serviva a fammi sentire accettata e utile ai compagni di classe.

E credo che questo sia un discrimine significativo: c’è chi è geloso della propria bravura e la tiene per sé e chi la mette a servizio degli altri (il che non si traduce necessariamente solo nel far copiare il compito al compagno).

Spesso poi la vita non è mai generosa con i primi della classe: (non a caso il proverbio dice:  “primi a scuola e ultimi nella vita”) vituperati dai compagni finiscono per faticare nella società, dove altre sono le abilità  per emergere.

Per questo vi invito a leggere su Confidenze la storia vera raccolta da Simona Busto “Lui è strano” e a raccontarci com’eravate a scuola: prime della classe o somare?

Confidenze