Quell’inspiegabile voglia di paranormale

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Il rapporto con il sovrannaturale da sempre affascina e inquieta. Ecco perché

Le storie di questo numero sono tutte dedicate al tema del paranormale, un termine che assume diversi significati a seconda della lente della scienza con cui lo si guarda: dal punto di vista etimologico significa qualcosa che va oltre la normalità, che non è spiegabile in base alle leggi scientifiche o come dice l’Enciclopedia Treccani “una conoscenza che si otterrebbe per vie diverse dalla percezione sensoriale”.

Confesso che è un territorio che su di me non ha mai avuto molta presa, faccio fatica persino a leggere gli oroscopi figurarsi se mi faccio predire il futuro con le carte.

Però leggendo le tante storie raccolte in questo numero, qualche dubbio e incertezza l’ho avuto anch’io, specie per le vicende che parlano di presenze, anime tormentate dei morti che vengono a trovarci la notte, fantasmi rimasti imprigionati in vite precedenti.

Davvero tutto si può spiegare e controllare alla luce della ragione o c’è una parte di noi che obbedisce a leggi diverse?

È l’eterno scontro tra l’apollineo e il dionisiaco, tra la parte razionale e quella irrazionale, passionale che ci spinge a seguire l’istinto, a farci dominare da paure e passioni. Le antiche religioni erano nate proprio per questo, per dare all’uomo un senso di tranquillità e fiducia verso fenomeni che non si riusciva a spiegare e governare.

Quand’ero bambina ci fu uno sceneggiato alla televisione che ebbe un successo strepitoso: s’intitolava Nel segno del Comando (chi ha superato gli anta se lo ricorderà anche per il tema musicale delle Cento Campane): raccontava le avventure di un enigmatico Professor Forster (l’attore Ugo Pagliai) nella Roma notturna e misteriosa, alle prese con il fantasma di Carla Gravina (l’attrice protagonista) ed altre presenze inquietanti, nella ricerca del misterioso sigillo del Segno del Comando. Nonostante fossi molto piccola – la fiction andò in onda nel 1971, e io avevo appena iniziato le scuole elementari – ricordo perfettamente ancora oggi l’atmosfera, quel senso di inquietudine e angoscia che accompagnava lo spettatore mano a mano che si verificavano fenomeni inspiegabili, si scoprivano le trame dell’occulto.

Non era facile mandare in onda una fiction del genere in quegli anni, e in un Paese cattolico come l’Italia dove temi come l’esoterismo, la reincarnazione, l’occultismo non erano ben visti dalla censura.

Il cinema americano aveva già prodotto un capolavoro come La donna che visse due volte di Hitchcock (1958) con Kim Novak nella parte di Madeleine, che s’identifica con la bisnonna materna, morta suicida per amore all’età di 26 anni. E nei decenni successivi le major di Hollywood sono tornate più volte ad attingere ai fenomeni paranormali e al tormentato rapporto con i morti per confezionare film mozzafiato come Shining (1980) il capolavoro di Kubrik, Angel Heart con un indimenticabile Robert De Niro (1987); Il sesto senso (1999) e Le verità nascoste (2000).

Film che hanno avuto un successo clamoroso e che non smettono di affascinare anche a tanti anni di distanza. Perché davanti al mistero della morte e dell’aldilà anche gli animi più scettici e più razionali si arrendono all’inspiegabile.

D’altronde, le pagine più belle che millenni di storia e letteratura ci hanno lasciato sono proprio quelle dedicate all’incontro tra l’uomo e l’ultraterreno: Virgilio nell’Eneide fa scendere Enea negli Inferi per incontrarsi con le anime dei morti, quella di Didone, morta suicida per lui e quella del vecchio padre Anchise. Tutta la Divina Commedia di Dante è un lungo viaggio nell’aldilà, dove il Poeta però si avvale di una guida, Virgilio, che rappresenta proprio il lume della ragione.

Insomma il nostro rapporto con il sovrannaturale è tutt’altro che risolto e per come la vedo io, ci si può anche lasciare affascinare dal mondo dell’occulto e del paranormale senza per questo cadere vittime di sedicenti maghi e cartomanti, il più delle volte mossi da avidità di denaro che non da afflati spirituali.

Confidenze