Tancredi, Il figlio a due teste

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Questa settimana vi racconto la mia storia preferita. Non cercatela su Internet, arriva da un'altra era, quella in cui la tecnologia non ci aveva ancora resi soli

Vengo da un mondo che non c’è più. Non sbuffate, Eh, lo dicono tutti i vecchi, per forza è così, mica le cose potevano restare come 70 anni fa…Vero. Ma nessuna generazione ha mai ha visto cambiare i codici di comunicazione e comportamento come nell’era telematica.

Nemmeno quando fu inventata la scrittura, o l’automobile. Niente cellulari, niente web: a quel tempo c’era ancora il tempo. Di aspettarsi, di cercarsi. L’amante aveva giorni per rispondere a una lettera d’amore, mentre adesso se non ti risponde all’istante ti senti annientato.

Mia nipote mi ha chiesto ma che facevate, allora, senza tv senza  iPhone, senza Instagram senza Facebook?

Ti accorgevi degli altri. E ci raccontavamo le storie. Storie d’amore, di delitti, storie bizzarre. La mia preferita era quella di Tancredi, il bimbo a due teste.

Alla sora Santina era nato un figlio che godeva di buona salute, solo che aveva due teste. Li battezzarono con un solo nome, Tancredi, dall’ambiguo plurale. I Tancredi fra loro erano molto diversi. Il Tancredi di destra era biondo, pio, delicato. Quello a sinistra di pelo nero, bestemmiatore, violento, e con la mano che gli spettava mollava sberle all’altro che mormorava: Ti perdono. Si mettevano cappelli diversi, differenziandosi nella testa, l’unica cosa che possedevano in proprio.

Tra le due teste i rapporti non erano buoni. Il sinistro si beffava del destro, perché era timorato e diceva sempre sì mamma. Il ribelle combinava delle gran marachelle a dispetto del buono, ma quando la madre li puniva, le bastonate le pigliavano entrambi.

Il peggio accadde quando il sinistro si legò alla Sbrega, una robusta puttana nelle cui mani finivano i risparmi che il destro accumulava per i poveri. Nelle notti che il sinistro passava con la Sbrega, e per forza anche il destro, questo si disperava del peccato, sospettando di avere una sola anima in due. Ma alla fine di quelle violente sgroppate anche a lui sfuggiva un barrito di godimento, contro se stesso.

Un giorno si ribellò, gridava io non ci vengo! Non voglio andare all’inferno per colpa tua! Litigarono con furia, e nell’ira il cattivo Tancredi gli diede una testata. Il capo biondo dell’altro ciondolò senza vita. Il sinistro si accorse di avere ucciso la testa gemella.

Per la prima volta in vita sua scoppiò in lacrime senza che la madre lo frustasse. Prese la testa del fratello con tutte e due le mani, ora solo sue, e gli cantò una canzone, dopo aver chiuso gli occhi a quel fratello se stesso. Un istante dopo la morte dell’altro arrivò al suo unico cuore, riunendoli per sempre.

 

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