Vorresti un quartiere a luci rosse nella tua città?

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La prostituzione va regolamentata? Ne parliamo nel n 11 di Confidenze con le testimonianze di chi, la strada, la conosce bene

Vorresti un quartiere a luci rosse nella tua città?

Ce lo chiediamo nel n. 11 di Confidenze, prendendo spunto dalla proposta del sindaco Ignazio Marino di creare a Roma una “zona del sesso”.

Io lo vorrei nella mia città? D’istinto, non so cosa rispondere.

Non lo so perché vorrei che nessuno vendesse o comprasse il sesso, in nessun posto nel mondo. Vorrei che il sesso fosse passione o tenerezza, gioco o esperimento, amore o errore, ma mai qualcosa che si fa o si pretende per soldi.

Però la nostra inchiesta mi riporta con i piedi per terra. Mettendomi davanti a una realtà complicata, che ha aspetti molto diversi tra loro.

Da una parte c’è la testimonianza vera di Mariateresa, quarantenne, che lavora in casa: «Per strada non ci sono mai andata, ho iniziato anni fa per integrare un magrissimo stipendio da commessa. Mi sono fatta un discreto giro, lavoro molto con gli amici degli amici e ho una “vetrina” in rete». Mariateresa ha preso in affitto un appartamento con altre donne, si è organizzata in modo indipendente, non subisce ricatti e usa internet per lavorare in modo più sicuro.

Ma la storia di Lucia, venezuelana, quattro anni passati in strada è un pugno nello stomaco. Lei ora è libera e ha cambiato vita, ma ricorda con terrore «la violenza, la sopraffazione e la disperazione che uniscono chi aspetta i clienti di notte. Risse fra colleghe, litigi, furti. Poi ci sono gli uomini che ti sfruttano e quelli a cui vieni “prestata”. Ti trattano male, ti picchiano». La parte peggiore, dice Lucia, non sono i clienti: è l’essere trattate come schiave da chi ti costringe a prostituirti e sfrutta il tuo lavoro.

E di schiave ce ne sono tante nelle nostre strade. Ragazzine in stivaloni e minigonna, che proprio non puoi pensare che sono lì perché lo vogliono, vorresti caricarle in macchina e farle scappare, ma finisci per augurarti che oggi facciano abbastanza soldi per non essere picchiate.

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Sappiamo che, dietro la prostituzione ci sono giri enormi di soldi e delinquenza organizzata. Ma, allora, regolamentare le cose non sarebbe meglio?

Sul tema esiste anche un Manifesto dei sex workers in Europa, approvato alla Conferenza europea su Sex work, diritti umani lavoro e migrazione del 2005: il documento presenta i sex workers, lavoratori del sesso, come fornitori di servizi. Sottolineandone i diritti a non essere discriminati per motivi morali, religiosi o politici: «Condanniamo l’ipocrisia delle nostre società nelle quali i nostri servizi vengono utilizzati ma la nostra professione e i nostri affari sono costretti all’illegalità. Questa legislazione ha come conseguenza l’abuso e la mancanza di autodeterminazione». E poi: «Il sex work è per definizione sesso consensuale. Il sesso non consensuale non è sex work; è violenza sessuale o schiavitù».

In molti Paesi europei, Italia compresa, la prostituzione non è reato (mentre il favoreggiamento e lo sfruttamento sì), ma non è nemmeno regolamentata. Se lo fosse, se fosse regolamentata e controllata, forse sarebbe meno facile la schiavitù, la tratta delle ragazze, lo sfruttamento delle donne.

Voi che ne dite?

 

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