Oltre l’etichetta plant-based: quando la dieta vegetale diventa malsana

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Uno studio sui segnali precoci di sofferenza del cuore mette in discussione l’aura salutistica delle diete plant-based: non tutte proteggono davvero. Contano qualità ed equilibrio complessivo

Negli ultimi anni il concetto di “plant-based”, ovvero a base vegetale, è stato associato automaticamente alla salute: più vegetali, meno carne, organismo più protetto. Ma è davvero sempre così? Uno studio pubblicato pochi mesi fa su American Journal of Preventive Cardiology invita a fare una distinzione fondamentale: non basta che una dieta sia vegetale, deve anche essere di qualità. E, indirettamente, riapre il dibattito su quanto un modello alimentare esclusivamente vegetale sia sempre la scelta ottimale.

I ricercatori hanno analizzato oltre 7.700 adulti statunitensi senza malattie cardiovascolari, valutando cosa mangiavano e misurando nel sangue alcuni biomarcatori cardiaci, cioè segnali precoci di possibile sofferenza del cuore.

Per capire meglio le differenze, sono stati creati tre profili alimentari: uno che quantificava quanto spazio occupassero gli alimenti vegetali nella dieta quotidiana, un altro che valutava l’aderenza a una dieta vegetale sana – ricca di frutta, verdura, legumi e cereali integrali – e un terzo che identificava una dieta veg meno salutare, caratterizzata invece da zuccheri, farine raffinate e snack vegetali ultraprocessati.

I risultati? Chi seguiva una dieta vegetale sana aveva il 50% di probabilità in meno di presentare valori elevati di troponina I, una proteina che aumenta quando il muscolo cardiaco è sotto stress, anche in modo silenzioso. Al contrario, chi consumava una dieta vegetale non di qualità mostrava il 65% di probabilità in più di avere questo biomarcatore elevato.

In parole semplici: il vegetale deve essere fatto bene, altrimenti il vantaggio cardiovascolare si perde e può persino invertirsi. L’impatto sul cuore può risultare meno favorevole rispetto a un’alimentazione equilibrata che integri anche alimenti animali di qualità.

Il tema è assolutamente attuale. Oggi il mercato offre una quantità enorme di prodotti plant-based industriali: burger vegetali ultraprocessati, snack e biscotti vegani, bevande zuccherate, patatine e fritti vegetali, dolci senza ingredienti animali. Sono vegetali? Sì. Sono salutari? Spesso, no. Molti di questi cibi sono poveri di fibra, ricchi di zuccheri, sale, grassi pro-infiammatori e carichi di additivi. Dal punto di vista metabolico, sono puro cibo spazzatura. Una dieta vegetale siffatta può favorire picchi glicemici frequenti, infiammazione cronica di basso grado, aumento di trigliceridi, alterazioni del microbiota intestinale e ulteriori, indesiderate, ricadute sulla salute.

E’ qui che emerge l’elemento sostanziale: eliminare gli alimenti animali non equivale a migliorare il profilo nutrizionale complessivo

Non a caso, molti dei pattern alimentari più studiati per la salute – sia cardiovascolare che generale – pur ricchissimi di vegetali, restano tecnicamente onnivori e includono quote moderate di pesce, carne, uova e latticini, che contribuiscono all’equilibrio nutrizionale complessivo.

Foto: Istock

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