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In una notte senza luna

ConfyLab

È stata una delle storie più votate del numero 44, interamente dedicato al Confylab, il nostro laboratorio di scrittura, ve la proponiamo ora sul blog   

storia vera di Francesco T. raccolta da Zaira Mainella

La notte è fatta per due cose, dormire e amare. Puoi amare la tua donna quando viene sera e ti prende la passione travolgendoti. Sei uscito con lei per una serata romantica. Niente di particolare, solo una cenetta intima a lume di candela in un ristorantino sul mare. Lontano si vedono le luci del porto. Sulla superficie dell’acqua, qua e là, la barca di un pescatore segnala la sua presenza con una luce tenue, appena accennata, quasi timorosa di farsi scorgere. Il mare è nero come la pece in questa notte senza luna. Le nubi l’hanno oscurata, nascosta, forse gelose della sua bellezza e di quella luminosità che le fa apparire insignificanti. Non riescono però a nascondere qualche stella che scintilla radiosa.

Tu sei qui, ora, nuda accanto a me. Sto fumando una sigaretta al buio, nella stanza appena illuminata dal chiarore leggero della notte, dei lampioni, delle poche stelle rimaste. Mi piace osservarti quando dormi. La tua pelle risplende nella notte, brilla. Riluce, scintilla morbida e setosa sul letto sfatto d’amore. La mia sigaretta si consuma lentamente mentre con il pensiero torno alle ultime ore trascorse insieme, al desiderio, alle carezze, ai baci appassionati, a quell’amore dolce, ma a tratti prepotente, rabbioso, frettoloso. Ripenso al tuo vestitino nero sottile e scollato, ai tacchi che porti sempre non troppo alti, al leggero trucco che questa sera ti ha resa più bella, radiosa, unica. Un filo di celeste metteva in risalto i tuoi occhi scuri, mentre il rossetto rosa non serviva alle tue labbra piccole e poco carnose. Ma a me piacciono così. Con la mia bocca le circondo tutte e due, due piccole labbra da baciare. Dormi a pancia in giù. Il lenzuolo ti copre a metà. Scorgo il tuo busto, la schiena dritta, le mani dalle dita affusolate adagiate accanto alla testa. I capelli neri, non troppo lunghi, sono sparpagliati confusamente qua e là. Un ciuffo ribelle ti cade davanti agli occhi e con il tuo respiro caldo lo sposti leggermente senza accorgertene. La sigaretta è quasi finita e io sono ancora seduto sul letto, accanto a te, a fissarti e a pensare a quanto ti amo. La spengo: è rimasta solo la cenere a testimoniarne la durata breve, giusto il tempo necessario per rovinare i polmoni degli uomini. Bevo un sorso d’acqua, ho la gola secca. Mi adagio lentamente accanto a te, lasciandomi scivolare sotto il lenzuolo.

 

Cerco di fare piano per non svegliarti, ma tu cambi posizione, ti sposti su un lato e apri gli occhi velati di sonno per guardarmi. Mi sorridi, non aspettavo altro. Con un gesto improvviso ti attiro a me e sento di nuovo il tuo corpo caldo, desideroso d’amore. Il resto non lo racconto, appartiene solo a noi due. È il nostro segreto. Un segreto che ci rende felici e ci regala un presente straordinario.

Il nostro passato invece è qualcosa che preferisco dimenticare, anzi cancellare. La nostra storia d’amore, che all’inizio era così coinvolgente, ha subito all’improvviso una crisi, è andata a infrangersi contro un muro ed è stata tutta colpa mia. Tu eri così bella e io sono stato uno stupido a lasciarti andare. E per cosa poi? Per un’avventura con una turista che non avrei più rivisto in vita mia. Eravamo in crisi in quel periodo, è vero, ci eravamo presi la cosiddetta pausa di riflessione. Forse era solo il tempo che ci mancava e aveva reso tutto più difficile. Tu  studiavi per la tesi, io facevo la guida turistica in giro per l’Italia. A volte si fanno incontri interessanti vivendo in viaggio. I turisti sono cittadini del mondo, hanno aspetti del carattere insoliti, masticano lingue sconosciute, si portano dietro usanze e tradizioni come se fossero bagagli a mano. Non se ne separano mai. Io, con il lavoro che faccio, riconoscerei un turista anche a occhi chiusi. Mi piacciono le lingue, ne parlo quattro e vorrei impararne altre. Viaggio molto, sono sempre pronto a partire ovunque il mio lavoro mi chiami. Non mi spaventano i chilometri, né le distanze perché amo questo lavoro che mi offre l’occasione di conoscere le persone e, grazie a loro, i mille volti del nostro continente. Tu mi hai sempre capito e appoggiato. Ti piaceva anche la socievolezza che mostro con dei perfetti sconosciuti. Ma non avresti mai immaginato che ti avrei tradito con una danese in visita a Roma. Una straniera a cui spiegavo con disinvoltura la storia della città. Non l’avrei immaginato nemmeno io. Quel giorno finii presto il tour, era primo pomeriggio. Lei mi aveva seguito con attenzione, interessata. Mi aveva posto delle domande per approfondire alcuni elementi che la colpivano in modo particolare. E dopo il lavoro mi offrì un caffè. Non avrei mai dovuto accettare. Si chiamava May, parlava inglese, ci capivamo alla perfezione. Ci raccontammo le nostre vite in poco più di un’ora. Com’è facile raccontare di te a una donna che non ti ha mai visto, pensai. Ascoltò con pazienza le mie confessioni, capì che in quel periodo stavo soffrendo e ne approfittò. O forse fui io a lasciarmi andare, a farmi tentare, non l’ho mai capito. Che cosa scatta nella mente umana quando avverti il bisogno di essere compreso da qualcuno? Di essere semplicemente abbracciato, di sentirti protetto, di liberare il bisogno d’amore che è sempre presente in te? Il confine tra razionale e irrazionale diventa una linea sottile che non riesci più a distinguere. A quel punto è facile cedere, cadere.

 

E

io caddi e forse neanche mi feci male, ma non calcolai le conseguenze. Rimasi con la straniera per il resto del giorno, girovagando per Roma. Non vivevo lì, la mia casa era lontana parecchi chilometri. Avevo calcolato di prendere un treno in serata per rincasare. Ma il destino a volte decide per noi. Lei mi portò a cena nell’albergo in cui alloggiava. Dovetti insistere per pagare il conto, evidentemente era ricca, oltre a essere bella. Finì che bevemmo troppo vino, cominciammo a ridere di mille cose, facemmo una passeggiata sotto le stelle. Quando la riaccompagnai in albergo, mi sembrò quasi naturale baciarla e passare la notte con lei. Il giorno dopo realizzai quello che avevo combinato. Non avrei saputo mentire a te, amore mio, che ora dormi tranquilla tra le mie braccia. Non lo meritavi. Così diedi il colpo di grazia alla nostra pausa di riflessione. Ci è voluto più di un anno per riconquistarti. È difficile ricominciare con una persona che ha perso fiducia in te. Devi ricostruire la storia come se fosse un puzzle, giorno dopo giorno, un tassello alla volta. E se sbagli, non sempre puoi riaggiustare le cose. Però tu sei stata generosa, mi hai dato una seconda possibilità. Io sto cercando di essere più presente e limitare il lavoro alla città dove viviamo. Non mi voglio allontanare troppo da te, non voglio passare le notti fuori casa col dubbio di minare ancora la tua preziosa fiducia. Voglio che tu d’ora in poi ti possa fidare di me. Voglio amarti come ho fatto stasera. Sono passate diverse ore, la luna non è apparsa, fra poco spunterà il sole. Un’altra alba sulla nostra bellissima storia d’amore. ●

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