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Il souvenir più bello: Perla

Cuore

Abbiamo deciso di rendere disponibili online quattro storie vere, pubblicate sul n. 12 in edicola questa settimana, da poter leggere a casa durante l’emergenza Coronavirus. Ecco la quarta

 

Sono innamorata di Lampedusa anche perché lì ho trovato la mia meticcia dolce e piena di temperamento che ogni giorno mi ricorda l’incanto di quell’isola

STORIA VERA DI ANTONELLA FAGIOLO RACCOLTA DA DANIELA LARIVEI

 

Era il terzo anno che io e mio marito Francesco andavamo in vacanza a Lampedusa. Quell’anno, era il luglio del 2016, siamo tornati a casa con il souvenir più bello che potessimo portare da un viaggio: Perla. 

Già da bambina amavo i cani e li ho sempre voluti. Ho fatto il diavolo a quattro con i miei genitori per poterne avere uno. Fino a quando ho vissuto a Roma ne ho tenuti due. Poi mi sono trasferita a Milano per lavoro e ho messo da parte il desiderio di averne uno qui, sia perché sono passata da una casa con giardino a un appartamento, sia perché, all’epoca, avevo due bambini piccoli da crescere. Non nego comunque che ogni tanto lasciavo che uscisse l’argomento a cena.

Io e la mia famiglia abbiamo sempre viaggiato molto e tre anni fa decidemmo di soddisfare un vecchio sogno di visitare Lampedusa. Così volammo verso quell’isola che è stata davvero una scoperta sensazionale. È stupenda, circondata da spiagge, come quella dei Conigli, e da un mare meravigliosi e in più è abitata da gente squisita.

Il primo anno che andammo a Lampedusa era il 2013 e conobbi la onlus “Il cuore ha 4 zampe” che raccoglie tutti i cani abbandonati. In effetti ce n’è una grande quantità considerato lo spazio limitato dell’isola che abitualmente raccoglie poco più di 6.000  abitanti. Ogni sera, dopo il tramonto, io e  mio marito avevamo l’abitudine di passeggiare lungo la via principale, quella turistica, di Lampedusa. E ogni sera, puntualmente, ci imbattevamo nello stand di questa associazione: i volontari erano sempre presenti per spingere i tanti turisti che popolano l’isola durante il periodo estivo ad adottare qualche peloso.

Ogni sera mi fermavo a sfogliare il loro book fotografico nel quale erano affiancati i ritratti dei cani che negli anni erano stati adottati a quelli ancora disponibili. Di solito erano anche presenti un paio di cagnolini, sempre diversi ogni volta, pronti a conquistare il cuore dei passanti a suon di feste e coccole. Il mio cuore in effetti era stato conquistato senza resistenze e già quel primo anno dissi a mio marito che sarebbe stato bello prenderne uno. Ci ripromettemmo di pensarci e che l’occasione buona sarebbe magari arrivata l’estate successiva. Ma il secondo anno il copione si ripetè tale e quale senza che prendessimo una decisione. Arrivato il terzo, dissi a mio marito che quella sarebbe stata la volta buona. E così è stato.

 

Era il 2016 e, non appena arrivammo sull’isola, ci recammo subito all’associazione. Ormai ci conoscevano tanto li avevamo torturati con le nostre domande e chiedemmo quali fossero i cani adottabili. Ne avevano parecchi e li vedemmo tutti.

Ma anche tra umano e peloso è tutta questione di feeling, deve scattare quella scintilla che fa innamorare reciprocamente. Durante la visita, però non scattò nulla. Erano tutti carini, certo, anzi, uno più bello dell’altro mentre ci facevano le feste e ci saltavano addosso, ma… Niente. Alcuni, ancora cuccioli, sarebbero diventati di taglia grande e non potevamo permettercelo vivendo in un appartamento con poco spazio. L’ideale era trovare un cane di taglia media, ma non era facile individuarlo, dato che quasi tutti erano meticci. Sarebbe stato difficile scoprire la razza di padre e madre per poterne prevedere il tipo di sviluppo. In realtà, avevo identificato una cagnolina (ricordo ancora il nome, Mia), mi piaceva tantissimo e poteva essere lei la prescelta. Peccato che fosse lei a non essere interessata a noi. Evidentemente non le piacevamo e ci rimasi molto male. Ma non mi persi d’animo e insistetti nella mia ricerca perché  avevo deciso che quell’anno volevo portare a casa un cagnolino.

Poi un giorno, mentre sfogliavo per l’ennesima volta il dog book fotografico, vidi finalmente quello che sarebbe diventato il cane della mia vita. Si chiamava Perla visto che sembrava, e in effetti lo è, una principessa, la principessa di Lampedusa. Esclamai: «Eccola, è lei!». Aveva otto mesi. Ci chiesero se eravamo sicuri. Eccome se eravamo sicuri! Anche perché personalmente volevo un cane femmina: ero sempre stata circondata da maschi, compresi i figli e i cani precedenti, e avevo diritto a un po’ di solidarietà femminile!

Il giorno dopo incontrai Perla. L’avevano portata allo stand dell’associazione, sulla via principale di Lampedusa. Ho guardato subito mio marito, poi sono tornata con lo sguardo sulla piccolina e ho detto con un tono che non ammetteva repliche: «Sì, è lei. Presa!». Ricordo che era molto impaurita, tanto che si nascose in un mobile del gazebo e non ne uscì più. Era stata trovata appena nata in uno scatolone con le sue sorelle. Erano sei cuccioli in tutto e ognuno stava in un palmo di mano.

 

Cominciammo a fare l’inserimento. Iniziammo a trascorrere con Perla un po’ di tempo, dapprima con piccole passeggiate serali, poi portandola a casa nostra, la stessa che affittavamo ogni anno. Un poco per volta imparammo a conoscerci e a prendere confidenza.

Nel frattempo iniziammo le pratiche burocratiche per portarla a Milano, nella sua nuova famiglia. Eravamo al settimo cielo.

Purtroppo ci imbattemmo in alcuni imprevisti: il mare era agitato e i veterinari, che arrivano da Palermo, non potevano raggiungere l’isola per fare i vaccini e mettere il microchip. In più, non era possibile imbarcarla sul volo di ritorno che avevamo prenotato mesi prima. Quindi fummo costretti a ripartire senza di lei. Ma fu un breve distacco: Perla arrivò a Milano qualche giorno dopo accompagnata da una coppia di ragazzi che rientravano a Milano con un volo di linea dove aveva trovato posto anche lei. Io, felice come una bambina, impaziente ed euforica, l’andai a prendere all’aeroporto di Linate.

Nei giorni successivi concludemmo tutte le pratiche veterinarie e legali e da quel momento divenne una milanese doc. Iniziò così la nostra convivenza e la nostra storia d’amore.

Sono stata molto fortunata, se non consideriamo l’iniziale e naturale periodo di assestamento durante il quale Perla mi ha distrutto mezza casa. Oggi è un cane molto equilibrato, non fa alcun danno e, a volte, mi ricorda i comportamenti di un gatto perché ama avere un po’ di indipendenza: per esempio, guai ad avvicinarsi quando è nella sua cuccia.

Perla è davvero una principessa: educata, delicata, rispettosa, anche se ha un suo carattere, forte, possessivo e geloso. Tutto è suo, anche la casa della nostra dog sitter, guai condividerla con un altro cane! Forse proprio perché è possessiva, è un ottimo cane da guardia.

Scherzosamente dico che non c’è da stupirsi visto che è un cane di strada che arriva dal sud Italia. Forse anche per questo ama molto stare al sole e d’estate passa giornate intere sul balcone. Non ha più il mare, certo, ma ha una famiglia e non è più sola. Mi ricordo che un giorno andai a prendere mio figlio Matteo in aeroporto. Non so cosa le passò per la testa, forse il timore di ritornare a Lampedusa: scappò e dovemmo rincorrerla per tutto il parcheggio di Linate.

Il suo unico problema è che non sa stare al guinzaglio e infatti è stata soprannominata “Perla la renna”. In questo senso c’è ancora molto da lavorare.

Un souvenir ti ricorda il posto che hai visitato solo quando ti capita sotto gli occhi. Perla invece è sempre con me e mi ricorda Lampedusa in ogni istante. Un pezzo di cuore l’ho lasciato laggiù, ma un pezzo di Lampedusa me lo sono portato a Milano.

 

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