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Io e la principessa Sissy

Cuore

Abbiamo deciso di rendere disponibili online quattro storie vere, pubblicate sul n. 12 in edicola questa settimana, da poter leggere a casa durante l’emergenza Coronavirus. Ecco la seconda

 

Elisabetta di Baviera, icona di tanti film, è stata l’eroina della mia adolescenza. Ero malata di bellezza, come lei. Ma proprio studiando la sua vita sono riuscita a liberarmi dalle ossessioni

Storia vera di Vittoria Lottini raccolta da Maddalena Giuffrida

 

Non sapevo granché di Sissi, o per meglio dire Elisabetta di Baviera, quando ero bambina. Conoscevo di lei solo l’immagine edulcorata dei film con Romy Schneider, nei quali la sovrana dell’Impero austroungarico mi appariva come un’eroina fresca e luminosa. Qualche anno più tardi, durante un viaggio a Vienna con i miei genitori, scoprii, invece, una imperatrice sola, più spesso infelice che felice, e ossessionata dalla bellezza.

Sentii subito che Sissi, sotto questo aspetto, era straordinariamente simile a me e da allora divenne lo specchio delle mie inquetudini, ma anche l’eroina della mia adolescenza.

A soli 13 anni decisi di conoscere la sua vera storia e iniziai la ricerca di guide, biografie e diari, riscoprendo via via una donna molto diversa da quella proposta dall’icona cinematografica.

Più mi addentravo nella sua vita, più mi accorgevo, con stupore, che aveva provato la mia stessa ossessione.

Iniziai, quasi per gioco a riscrivere la sua storia con le mie parole, attingendo al materiale che continuavo a raccogliere. Trovai immediato conforto nella scrittura e non vedevo l’ora, di ritorno da scuola, di conoscere meglio la mia “nuova amica” Sissi e riportare sulla pagina bianca quel male di vivere che provavo e che mi sembrava di poter condividere solo con lei. Non avendo amiche che potessero capirmi, affidavo alla scrittura il mio disagio. Proprio come Sissi, mi sentivo incompresa, estraniata dal mondo e volevo essere perfetta a tutti i costi.

Lo specchio parlava chiaro: l’immagine che rifletteva non era la mia. Ai chili di troppo si aggiungevano una scarsa cura del mio aspetto e un carattere scontroso, spigoloso e riservato. Avrei voluto sorridere, ma non ci riuscivo proprio. Avrei voluto essere come gli altri, ma mi sentivo diversa.

A scuola facevo fatica a relazionarmi con i miei compagni e preferivo rinchiudermi nella mia stanza alimentando disagio e solitudine e, soprattutto, l’apprensione dei miei genitori.

Non so quando sia iniziata questa follia, ma improvvisamente sentii l’urgenza di ubbidire a una voce silenziosa che mi imponeva un preciso modello di perfezione attraverso il controllo del cibo e un’intensa attività fisica in palestra.

Non mi fu più possibile disubbidire e lo specchio divenne l’alleato della mia ossessione per la bellezza. Le parole d’ordine della mia adolescenza furono controllo e perfezione, fino a quando incontrai Sissi. Da allora la conoscenza dell’imperatrice si è magicamente intrecciata con la mia vita, supportandomi nella mia crescita.

Lo spontaneo interesse per la sua biografia si è trasformato in un vero e proprio progetto editoriale: nel settembre del 2015 è venuto alla luce il libro dedicato all’amata eroina della mia adolescenza. “Ho scelto di scrivere questa biografia perché volevo raccontare con parole mie la vita di una donna che in questi anni mi è stata molto amica” così comincia il libro che ho pubblicato quando avevo solo 19 anni.

È stata la soddisfazione più grande della mia vita, perché sono riuscita da sola, senza aiuti o contatti di alcun tipo, a coronare un sogno. E, soprattutto, a iniziare un processo di guarigione attraverso quel sogno.

Scrivere la storia della principessa Sissi è stata una vera e propria terapia perché, rispecchiandomi nelle sue ossessioni, ho visto con chirurgica chiarezza le mie.

 

Molto prima di me, l’imperatrice aveva reso un culto maniacale al suo corpo con la cura ossessiva dei capelli, della pelle e gli estenuanti esercizi fisici ai quali si obbligava: quindi, non ero l’unica ragazza malata di bellezza. Nel vedere riflessa nella sua storia l’immagine di me stessa, ho capito che non volevo emulare Sissi perseguendo un’ impossibile perfezione fisica, ma che il mio desiderio più grande era di cominciare a volermi bene diversamente. Fino a quel momento non ero stata capace di chiedere aiuto, soprattutto ai miei genitori, perché non avevo capito quanto grave fosse quello che stavo vivendo.

Mi era sembrato più semplice trovare appagamento nel controllare il cibo per godere dell’immagine di un corpo da ammirare, senza accorgermi che in questo modo stavo seriamente mettendo in pericolo la mia vita.

La storia di Sissi fece anche emergere bisogni inaspettati e iniziai a pormi delle domande nuove: da dove nascevano le mie ossessioni? C’erano stati altri personaggi del passato o del presente, oltre a Sissi, che avevo vissuto la bellezza come malattia? A questi interrogativi risposi scrivendo la tesina per il mio esame di maturità, in cui univo agli aspetti letterari quelli psicologici, proponendo l’idea che l’ossessione per l’aspetto fisico sia indice di un disturbo del comportamento alimentare molto pericoloso, l’anoressia-bulimia.

In questi anni ho continuato a portarmi dentro questo tema fino a che, imparando ad amarmi per come sono, recentemente ho pubblicato un saggio (Malati di bellezza, Albatros edizioni) che prende le mosse proprio da quella tesina, e dove denuncio il pericolo del culto dell’immagine nell’effimera società contemporanea e il sottile confine che lo separa da una vera e propria patologia.

Sissi e anche altri personaggi del passato, come Oscar Wilde e d’Annunzio, anticipando il nostro tempo, hanno incarnato proprio questo distorto meccanismo di ricerca ossessiva dell’immagine di sé. Grazie ai miei studi ho finalmente trovato le risposte agli interrogativi della mia adolescenza.

Non mi sento più sola e incompresa perché quello che ho vissuto era ed è una patologia diffusa che può essere spiegata e, soprattutto, per la quale è possibile trovare una via di uscita.

Con la pubblicazione di questo ultimo lavoro sull’immagine sento di aver chiuso definitivamente un capitolo molto delicato della mia vita.

Il lavoro che ho fatto su me stessa in questi anni mi ha trasformato in una donna che finalmente si sente a proprio agio in anima e corpo e che vive con serenità vittorie e sconfitte. Mi prendo cura di me con un equilibrio e armonia impensabili fino a qualche anno fa e mi sono riconciliata con l’anima solare e gioiosa che avevo sepolto dietro la rabbia e la frustrazione.

Nel periodo della mia adolescenza, forse solo il canto riusciva a fare entrare il sole nel mio cuore. Grazie alla scuola di musical “Tutto Fa Broadway” del mio paese di Bagno a Ripoli, in Toscana, avevo scoperto di avere una bella voce. I miei insegnanti mi incoraggiarono a sviluppare questo mio talento, convincendomi a esibirmi in alcuni spettacoli musicali.

Sul palco mi sentivo a mio agio e, anche se solo per un momento, mettevo da parte le mie ossessioni. Poi tutto tornava come prima.

Oggi non vedo l’ora di completare gli studi universitari in Scienze della Formazione e di fare l’insegnante, il mio sogno. Al quale si è aggiunto, in tempi più recenti, quello di diventare una scrittrice. Diversamente dalla mia amica Sissi, non sono più una viaggiatrice sola, inquieta e insoddisfatta della vita, ma una giovane donna aperta al mondo, alle emozioni e alle sorprese.

 

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