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L’amore ai tempi dell’email

Cuore

Per chi ama, la posta elettronica è il mezzo più crudele. La velocità alimenta l'incertezza che da sempre avvelena l'amore, anche il più felice. Ma la soluzione c'è: basta prendere esempio dal romanzo di Joseph Roth "Fuga senza fine"

Una mia  giovane amica soffre perché ha un amore lontano. Il suo ragazzo sta in Svezia e  lei passa la vita al computer, gli scrive di continuo, la sua giornata ruota attorno alle mail da mandare o da ricevere.

Ogni tanto si sfoga con me, mi dice: «io gli scrivo ogni volta che lo penso», lui mi risponde, ma spesso in ritardo, quando ormai credo che mi abbia cancellata. È tremendo stare in attesa di una sua parola.

Meno male che adesso c’è la posta elettronica, questa comunicazione così veloce. Mi immagino quanto doveva essere più tormentosa una corrispondenza ai tempi del postino, così lenta, io sarei morta nell’attesa…

No, la mia amica si sbaglia. Il silenzio dell’altro inquieta, il silenzio propone un enigma. Ma non è vero che ai tempi delle buste di carta, delle leccate sui  francobolli fosse peggio. Anzi. Per chi ama, l’email è il mezzo più crudele.

La velocità alimenta l’incertezza che sempre avvelena l’amore, anche il più felice. Ai miei tempi la lettera, fra andare e tornare, ti concedeva per giorni una fervida speranza. Dopo averla spedita la accompagnavi col pensiero nel suo tragitto,  e potevi sperare almeno per una settimana che le tue parole fossero bene accolte, e che arrivasse una risposta-premio.

E se non veniva, cominciavi a soffrire dal settimo giorno, non prima. Con l’email, invece, dopo mezz’ora ti senti rifiutata, pensi sempre peggio di te stessa, ti collochi sempre più in basso. Rivedi ciò che gli hai scritto, e ogni riga ti sembra una sciocchezza imperdonabile, le tue parole ti inseguono come forconi infocati.

Ai tempi delle lettere di carta, se dalla Svezia tardava una risposta, poteva funzionare il metodo che lo scrittore Joseph Roth suggerisce nel romanzo Fuga senza fine. Qui il protagonista, esule a Parigi, innamorato fino all’insania, scrive scrive e scrive all’amante viennese, e non riceve risposta. Ogni sua ora gira intorno all’arrivo del postino. E mai niente. Finché, al massimo della disperazione, capisce che bisogna ingannare la lettera. E come? Facendo finta che non gliene importi più niente.

Invece di starsene in agguato ad aspettare il postino, a quell’ora se ne va spavaldamente per i bistrots. Si rende libero, almeno nei gesti,  finché un giorno, rientrando nel suo alberghetto, trova che è arrivata, non la lettera, ma l’amata in persona. Per il mistero che accompagna l’amore, la sua finzione ha silenziosamente chiamato la ragazza, l’ha attirata a sé, e ora ce l’ha davanti, viva, scappata di casa per stare con lui. Per sempre, dice – il per sempre di tutti gli amanti, qui, e ora. L’amore è eterno finché dura.

 

 

 

 

 

 

 

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