Occhio per occhio

Cuore

Vi riproponiamo sul blog la storia più apprezzata del n. 14 di Confidenze. Continuate a votare le vostre preferite sulla pagina Facebook

 

Voglio vendicarmi dell’uomo che mi ha portato via mia moglie e quale modo migliore se non sedurre la sua consorte? Una volta e basta, mi sono detto, giusto il tempo di rovinargli la festa. Mai avrei immaginato quello che è successo dopo 

Storia vera di Tommaso C. raccolta da Anna Magli

 

Per prima cosa, dopo che Paola mi ha lasciato, ho cercato di raccogliere informazioni su chi era l’altro. Più offeso che addolorato, più rancoroso che ferito, volevo sapere tutto dell’uomo che mi aveva portato via mia moglie. Non mi ci è voluto molto per scoprire che era uno dei manager per cui Paola lavorava: di quelli con cui capisci subito che non puoi competere. Filippo era non solo un uomo socialmente brillante e pieno di amicizie, ma anche ricco e amante della bella vita: del genere che piaceva a mia moglie che da anni sgomitava per frequentare gli eventi più prestigiosi. Non che io sia proprio un pantofolaio. Faccio il fotografo e lavoro per l’editoria. Eppure qualche volta avrei voluto tirare il fiato, ma con lei non era possibile. Aveva un modo spregiudicato di prendere la vita a morsi, di non negarsi niente e di cercare di raggiungere obiettivi sempre più ambiziosi. Non c’era sera che rimanessimo in casa. Se non era una festa era un evento, un party a cui non si poteva mancare. Il nostro frigo era sempre desolatamente vuoto. A che serviva fare la spesa se eravamo sempre fuori? Se poi eravamo costretti per qualche ragione a cenare a casa, c’era sempre il take away. A me sembrava che tutto andasse bene, non avevo capito della rete che Filippo stava tessendo intorno a mia moglie né avevo intuito che si era innamorata di un altro.

Ci sono rimasto male e quello che mi dava più fastidio era l’orgoglio ferito. Nessuna spiegazione, neanche il coraggio di dirmelo in faccia. Solo un biglietto laconico, gli armadi vuoti e il direttore della banca che mi informava: «La signora ha chiesto di aprire un conto separato, dividendo a metà la somma che avevate in quello in comune».

Mi era parsa un’altra umiliazione che contribuiva ad alimentare una rabbia sorda nei confronti del suo nuovo uomo. Chissà da quanto si stavano preparando. Sono giorni che mi arrovello per avere qualche informazione in più, ma ieri, inaspettatamente, un cliente mi ha raccontato qualche particolare che non conoscevo. Pare che Filippo sia sposato da anni con una traduttrice, molto diversa da lui. Una mia coetanea che conduce una vita riservata, fuori dagli ambienti del marito. E non è neanche la prima volta che si invola con un‘altra donna verso nuove mete e tutte le volte è tornato a casa con la coda tra le gambe, certo del suo perdono. Ho rimuginato tutto il pomeriggio su queste informazioni e alla fine ho deciso che cercherò di conquistare la moglie di Filippo, così giusto per vendicarmi di lui. Dovrà essere una storia senza conseguenze, solo per rovinargli la festa se dovesse tornare all’ovile e scoprire che la paziente consorte forse così paziente non è stata. Eccitato da questa sfida, comincio a darmi da fare per trovare il modo di conoscere Matilde, questo è il so nome, in modo che sembri casuale. Faccio un sopralluogo e mentre osservo l’antico casolare mi rendo conto di aver già escogitato la via più semplice per aver accesso alla sua vita. Chiamo il mio editore e gli propongo una serie di fotografie che potrà utilizzare per molti servizi: le viti, la bruma autunnale che crea tanta atmosfera e, se interessa, la possibilità di fotografare uno dei pochi casali originali rimasti intatti. La cosa interessa, anzi interessa parecchio. Così chiamo Matilde sperando di non trovarmi davanti a un rifiuto. Anche se all’inizio rimane un po’ perplessa mi fissa un appuntamento per il sabato successivo.

È lei che mi accoglie, non so perché ma mi sarei aspettato almeno una domestica, e mi fa accomodare in un grande salone pieno di mobili antichi e oggetti che testimoniano una casa amata e vissuta. Avverto subito la differenza con il mio appartamento arredato con costosi pezzi moderni senza nessuna personalità. Qui, tutto sembra voler raccontare qualcosa.

Il tempo con lei passa veloce, è una donna simpatica, colta e le piace ascoltare. Accenna solo vagamente al marito in viaggio per lavoro e un’ombra le passa veloce sul viso, subito cancellata da un sorriso cordiale. Con la scusa di portarle alcuni provini le chiedo di rivederla. Poi è la volta di un invito a cena da parte mia, per sdebitarmi e, inaspettatamente, di una sua proposta di vedere una mostra. Me lo chiede timidamente, come se le stessi facendo un piacere. Non amo visitare i musei, generalmente mi annoio a morte, ma poi scopro che farlo insieme a lei è un’esperienza che mi attrae, quindi accetto con gioia. Fin dalla cena insieme mi sono sentito un po’ in colpa, ma la serata è stata così piacevole che mi dimentico il motivo per cui sono entrato nella sua vita.

 

La gita a Firenze si rivela un’avventura piena di piccole sorprese. Il viaggio in treno, mezzo su cui non salivo da quando ero giovane, è la riscoperta di un tempo dilatato pieno di cose da osservare e ascoltare. Mi godo una lunga passeggiata sul Lungarno e una merenda spartana consumata in una vecchia osteria. Dentro al museo mi ritrovo a guardare più lei che i quadri. Mentre mi racconta della vita incredibile di Van Gogh, con aneddoti per ogni quadro, noto la bellezza di un viso struccato che gli anni non sono riusciti a invecchiare. Il morbido golf che avvolge le sue forme morbide, gli stivaletti bassi, la tenera cloche di feltro rosso che le dà un’aria antica e nello stesso tempo intrigante. Mi ascolta attentamente e mi ritrovo a raccontarle del mio sogno svanito di diventare illustratore,  che non avevo mai confessato a nessuno, e di come ho dirottato le mie ambizioni sulla fotografia. Si dice curiosa di vedere i miei vecchi lavori, io mi scopro ansioso di mostrarglieli. Quando la riaccompagno a casa mi viene spontaneo cercare di baciarla. Lei gira il viso dall’altra parte e scusandosi mi dice che non è possibile. Passo due giorni in casa a sviluppare le foto scattate a Firenze e mi incanto ad ammirare quelle in cui lei, non accorgendosi di essere ripresa, osserva rapita i dipinti al museo. Cosa mi succede? Dove sono finite la mia rabbia e la mia voglia di vendetta? Faccio passare una settimana in cui prendo dolorosamente coscienza di essermi innamorato di una donna che volevo conquistare per vendicarmi e che invece mi ha stregato con la sua dolcezza, con il suo essere così diversa dalla donna che mi ha appena lasciato per suo marito. Dire che non ci capisco più niente è un eufemismo: mi sento nel panico più totale. Nessuna notizia dei fuggiaschi, ma non me ne importa nulla: sto cercando di assaporare una sensazione nuova di abbandono. Forse per la prima volta mi sento compreso e accolto per quello che sono. Una sera chiamo Matilde e le chiedo se ha voglia di vedere le foto che ho scattato durante la gita. Lei si mostra felice e mi invita a cena. Arrivo con un mazzo di fiori imbarazzato come un adolescente al primo appuntamento. Matilde mi accompagna in cucina dove aleggia il profumo di una zuppa che ancora bolle sui fuochi. Tutto, ma proprio tutto sta complottando affinché io esca da questa farsa e le dichiari ciò che sento per lei. Lo faccio dopo cena, seduto insieme a lei sul divano con una tisana fra le mani.

 

Le confesso tutto, preparato a una reazione che sicuramente non sarà delle migliori. «Sapevo chi eri il primo giorno che sei entrato da quella porta» mi dice seria. «Sapevo che eri il marito della donna che se n’è andata con mio marito. Una delle tante» aggiunge senza alcuna acrimonia. «Ero curiosa di conoscerti: per la prima volta in questi anni m’interessava sapere qualcosa di più della mia “rivale”». Sono spiazzato e non so cosa dire. Lei invece continua: «Dalle tue parole ho capito che è come le altre e che, quando si starà stancato, tornerà da me. Nel suo porto sicuro, come dice lui» aggiunge con amarezza.

«E tu lo perdonerai?» le chiedo.

«E tu perdonerai lei?» mi risponde. C’è rassegnazione nel suo sguardo. So già che Filippo ritroverà la sua casa accogliente, il suo angolo di paradiso e quella donna di cui io mi sono innamorato. Ci salutiamo con un bacio sulle guance e tanta tristezza. So che non ci vedremo più e che i nostri mondi si sono sfiorati solo per pochi momenti, ma io, nel suo, ci sono rimasto intrappolato.

Matilde ci aveva visto giusto. Dopo due settimane, una mattina trovo Paola che mi aspetta nel mio studio. «Ho dormito qui» mi dice sfrontata. «Ho pensato che avresti voluto parlare di quanto è successo prima che io torni a casa. Ti devo delle spiegazioni».

Sono felice di vederla, ma è una gioia che assomiglia alla soddisfazione per la sua sconfitta. Niente di più. La stessa sera la ritrovo a casa, pronta per uscire perché vuole trascinarmi alla presentazione del libro di un suo amico famoso. «È il posto buono per conoscere gente» mi annuncia eccitata.

«Pensavo che volessi parlare di quanto è successo» le rispondo.

Lei mi guarda annoiata e mi chiede perché invece non mi preparo per uscire.

«Perché non ne ho voglia. E pensandoci bene non ho neanche voglia di sentire le tue spiegazioni». Mi rimetto le scarpe, infilo un po’ di biancheria in una borsa. «Vado a dormire in studio» le annuncio senza nessuna emozione. «Domani fammi il piacere di portare via la tua roba: visto che il contratto della casa è intestato a me, non vorrei trovartici dentro quando torno».

Esco nella nebbia e cammino fino a non sentire più le gambe. Ho ancora negli occhi il suo sguardo incredulo e la sua voce stizzita che mi rincorre lungo le scale. Appena arrivo in studio chiamo Matilde. «È tornata» le dico.

«È tornato» mi risponde lei senza emozione.

«Me ne sono andato» aggiungo. «Io non sono come te che perdoni. Io non so più fingere e, ti sembrerà stupido, l’ho capito anche grazie a te. Tuo marito è proprio un idiota. Tu sei la compagna che ogni uomo vorrebbe. Io compreso. Ti auguro tanta felicità…».

«Non l’ho perdonato. È di sopra che sta facendo le valigie». Me lo faccio ripetere due volte e questo la fa ridere. «Non sapevo che sarebbe stato così facile. Ma questa volta è stato diverso.Si è rotto, o forse, si è aggiustato qualcosa. Non so, sto dicendo un sacco di sciocchezze. Tommaso sei ancora lì?».

«E chi si muove?» le rispondo emozionato.

«Se domani mi porti i tuoi disegni ti invito a cena. Casalinga naturalmente».

Occhio per occhio, dente per dente. La vendetta non è più piatto freddo da gustare lentamente, ma una zuppa calda e il calore di un amore appena nato.

 

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