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Tre cuori e (quindi) un amante

Cuore

Una lettrice di Confidenze ha lo stesso amante da 20 e io sono basita. Non perché non si faccia. Ma 20 anni, caspita, non sono davvero troppi?

Con l’eleganza che l’ha sempre contraddistinta, una volta Marella Agnelli ha risposto a un giornalista che le domandava di sue eventuali relazioni extraconiugali: «Nella vita di chiunque ci possono essere incidenti di percorso».

Più esplicita che sibillina, donna Marella ha usato un termine che io reputo assolutamente appropriato. Quell’incidente di percorso che, appunto, tale deve rimanere, senza trasformarsi in una storia (parallela) senza fine.

Ve ne parlo perché nell’articolo Ho lo stesso amante da 20 anni (lo trovate su Confidenze in edicola adesso), Giovanna C., sposata con Guido, racconta del suo amore clandestino (ed eterno) per Lorenzo. E mentre leggevo, mi domandavo che senso ha tenersi due uomini per una fracassata di tempo.

Non ne faccio una questione di onestà né di perbenismo, perché nel corso di un lungo matrimonio ci può stare la voglia di sentire di nuovo il cuore in subbuglio, di aspettare una telefonata come fosse l’ossigeno per un sub, di avere qualcuno che ti guarda con gli occhioni adoranti di un cagnolino in cerca di coccole. Ma poi?

Secondo Sandra Mondaini (nel post di oggi butto lì con nonchalance citazioni di altissimo livello intellettuale) «Tutto questo dura al massimo tre anni». Che a me sembrano comunque un po’ troppi per una relazione segreta. Il bello di avere un amante, infatti, è rivivere emozioni ormai dimenticate e, soprattutto, godere della meraviglia dell’inizio di ogni nuova storia.

Ma dopo la tensione erotica del prima, l’esplosione erotica dell’appena successo e il tran tran erotico dell’almeno lo si fa (il che non è male visto che a casa ormai l’argomento langue), io credo che una delle due relazioni la manderei all’aria.

Di solito succede che il lasciato sia l’amante, scelto spesso in base a un’attrazione fisica più che per affinità elettive. Ma se il ben capitato, oltre alle capacità amatorie dovesse tirare fuori qualche altra bella sorpresa, a soccombere sarebbe il marito.

In ogni caso, ripeto, vivere con il piede in due scarpe non fa proprio per me. Tant’è che se dovessi conoscere Giovanna C. (l’intervistata) le chiederei come mai non si è ancora stancata di almeno uno dei due pisquanelli che si destreggia con l’abilità di un giocoliere.

Invece, la signora in questione si dichiara pienamente soddisfatta, perché serena in casa e focosa appena il consorte (poverino) va a pescare o a sfidare gli amici al calcetto. Che dire? Contenta lei…

Però, la domanda io ce l’ho sempre in canna pronta per essere sparata: non è meglio, allora, tenersi il buon Guido e saltellare di avventura in avventura, con tutto il bello che una vita libertina comporta? Perché non posso credere che dopo 20 anni Lorenzo riesca davvero a scatenarle ancora brividi felini.

Il motivo? Inutile far finta di niente: a un certo punto, come cantava Franco Califano, «Tutto il resto è noia». E con quest’ultima citazione di livello intellettuale mostruoso, mi sembra che posso salutarvi.

Confidenze