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Assassini no, vigliacchi sì

Mondo

A sette giorni dalla morte del ragazzo di Padova in gita scolastica all'Expo colpisce il silenzio assordante di compagni, insegnanti e genitori, presi solo a difendere il buon nome della scuola

Tra sabato e domenica Domenico Maurantonio è morto a Milano, in modo misterioso, nell’albergo dove dormiva, in gita scolastica con i compagni di liceo, da Padova all’Expo. Caduto all’alba dal quinto piano, pare, passando per una finestra impossibile. La preside del liceo ha detto: «Un malore mal gestito. Punto». Forse ha detto anche qualcosa di più sensato, ma questa è la frase perentoria che rimane nell’orecchio di chi l’ha sentita. La preside ha di certo reagito in base a un istintivo moto di difesa del buon nome della sua scuola, perché nessuno possa pensare che tra i suoi studenti ci siano assassini anche involontari e ha suscitato anche qualche eco comprensiva: autorevoli giornalisti hanno esortato a non fare scempio mediatico dei compagni dello studente morto, e un silenzio rispettoso li sta, in effetti, avvolgendo sin dall’istante in cui Domenico ha fatto il salto nel silenzio dell’universo.

È questo, il problema. Perché, quando dico “tra sabato e domenica” non parlo dell’altro ieri, parlo di una settimana fa, della notte fra il 9 e il 10 maggio. Il ragazzo se n’è andato, sicuramente non vittima di un agguato criminale, sette giorni fa, e finora l’unica voce chiara che si è sentita, è quell’incredibile: “Un malore mal gestito. Punto”.

In un thriller romanzesco la domanda immediata sarebbe: «mal gestito DA CHI?». Ma anche questo è secondario: lo spaventoso macigno di questa tragedia, che ha messo una famiglia davanti alla rottura della serena catena naturale “muore il nonno, muore il padre, muore il figlio, muore il nipote”, è il silenzio.

Siamo abituati a considerare il branco come l’ammasso bestiale che massacra una persona indifesa. Il liceo di Padova sta insegnando che il branco ha molte facce, anche quella perbene. “Non ci sono assassini tra noi” è un mantra molto ripetuto.

Eppure quel ragazzo non è morto così isolato da non aver avuto almeno qualcuno intorno. Ecco perché sette giorni sono un tempo di silenzio insopportabile. Assassini, in quelle classi non ce ne sono, ma vigliacchi sì. E tutti, dalla preside ai genitori, invece di arroccarsi nella difesa “dell’occhio sociale”, dovrebbero pregare perché qualcuno parli, anche se è già molto tardi. Perché, a qualcuno dei silenziosi la vita riserverà carte tutte vincenti, meno una: quella che il destino gli ha servito quella notte, e che lo marchierà per tutta la vita. Lord Jim era un personaggio letterario, e aveva una grandezza che i piccoli lord jim di provincia non hanno. Un uomo vero rimedia uno sbaglio simile molto prima.

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